
(dell’inviata Mauretta Capuano) Ha assunto la prospettiva di sette animali che mettono in luce aspetti diversi del comportamento umano, lo scrittore e giornalista olandese Frank Westerman, autore di memorabili reportage, nel suo nuovo libro ‘Bestiario artico’, appena uscito per Iperborea con cui domani sarà protagonista di un atteso incontro al Festivaletteratura di Mantova.
In questo viaggio tra il Mare dei Wadden, Sachalin, Capo Nord e fino alle Svalbard incontriamo il narvalo, i lemming, l’anguilla, l’oca colombaccio, l’orso polare, la renna e il granchio reale che hanno tanto da insegnarci. I lemming, piccoli roditori artici, ci mostrano l’arte di morire. “È una storia lunga, ma sappiamo tutti che i lemming quando sono in sovrappopolazione si mettono a correre senza mai fermarsi, anche se raggiungono la costa, anche se arrivano al mare. Corrono fino a morire. I biologi non vogliono chiamalo suicidio, ma è questo ed è anche una metafora di quello che noi come popolazione umana stiamo facendo: corriamo senza fermarci anche a fronte di conseguenze davvero terribili” dice all’ANSA Westerman appena arrivato al Festivaletteratura. Anche il narvalo, conosciuto come unicorno dei mari, che ha una zanna a forma di spirale di grande valore ha qualcosa da insegnarci. “C’è una storia legata al narvalo che sembra assurda, ma è successa realmente alcuni anni fa: un terrorista è stato ucciso da una zanna di narvalo ed è stato così sventato un attacco terroristico sul London Bridge nel 2019” racconta Westerman che nel libro parte dall’impresa compiuta dall’esploratore olandese Willem Barents nel 1956 quando affronta per l’ultima volta le regioni artiche. “Tutto ha inizio con la figura di questo eroe tragico. Noi lo chiamiamo il Cristoforo Colombo dei viaggi e sono partito dal suo diario.
Barnes e il suo equipaggio combattono con gli orsi polari, mangiano volpi selvatiche. Sopravvivono solo in dodici. Un’epica di cui ci sono stati molti adattamenti: piece teatrali, poesie, romanzi, molti film. La cosa che mi ha stupito è che sono sempre gli esseri umani, l’equipaggio, gli eroi al centro della storia.
Ma superato Capo Nord questi esploratori incontrano solo animali e specie che l’uomo non aveva mai visto. Così ho deciso nel mio reportage di mettere gli animali al centro della storia e ne ho scelti sette che rappresentano la contemporaneità” racconta Westerman. Altro punto di partenza per il viaggio compiuto da Westerman è il fatto che oggi la via che Barnes voleva percorrere 400 anni fa si può fare senza troppe difficoltà visto che i ghiacci si stanno sciogliendo” sottolinea. Nel libro vengono affrontate anche questioni geopolitiche che riguardano grandi battaglie che si stanno svolgendo nell’Artico in questo momento. “Sappiamo che il presidente Trump ha mire sulla Groenlandia, la Cina vuole tornare a ripercorrere la via della seta artica. La Russia sta fortificando tutta la costa siberiana come sta facendo anche la Nato dalla Norvegia. Qui ci sono storie che riguardano le renne o il granchio reale e che mi continuano a stupire per quanto rispecchiano l’assurdità del nostro comportamento. In questo caso l’assurdità del conflitto fra la Nato e la Russia, una sorta di guerra fredda che si sta svolgendo in questo momento” racconta. “Ci sono 41 renne che hanno superato il confine, che sono sono passate dalla Norvegia alla Russia e sono state fatte prigioniere, prese come se fossero degli ostaggi. I russi hanno chiesto 4 milioni di euro di riscatto per restituirle. C’è stata una vera e propria negoziazione. È una storia che in un libro comico ci farebbe ridere, ma in realtà è quello che è successo.
Il governo norvegese ha pagato il riscatto, non so quanto, ma la richiesta era 4 milioni di euro” dice Westerman. “Mi piace anche la storia dell’invasione del granchio reale, questa cosa che sembrava un disastro ecologico, perfino il Wwf aveva lanciato l’allarme sulle possibili conseguenze, è stata risolta e non c’è stata nessuna catastrofe. Ora in Norvegia si vuole proteggere questa specie” dice il maestro del reportage narrativo che ha saputo mantenere negli anni un senso di stupore e meraviglia.