
WERNER HERZOG, ‘IL FUTURO DELLA VERITÀ’ (FELTRINELLI, PP 112, EURO 16). Che cos’è la verità in un’epoca dominata da fake news, disinformazione e intelligenza artificiale? Il regista tedesco Werner Herzog – che nel giorno d’inaugurazione della Mostra del Cinema di Venezia 2025 riceverà il primo dei due Leoni d’Oro alla Carriera di questa edizione (l’altro andrà a Kim Novak), con alla consegna la laudatio di Francis Coppola – indaga ‘Il futuro della verità’ nel suo nuovo libro, appena arrivato in libreria per Feltrinelli. È un saggio-narrazione in cui Herzog rifiuta la verità come semplice accumulo di dati. La sua è una verità più profonda, poetica, visionaria: la chiama “verità estatica” e la cerca nei grandi inganni storici, come la battaglia di Qadesh o i falsi diari di Hitler, ma anche nei ricordi personali e nei miti contemporanei.
In questo libro ci regala una straordinaria riflessione sulla natura del reale e su ciò che resta quando i fatti non bastano più.
Il regista di capolavori come L’enigma di Kaspar Hauser e Fitzcarraldo è anche uno scrittore capace di attraversare la storia, la filosofia, la memoria e la finzione con uno stile che non si piega alla moda e che anzi scava in profondità nel senso ultimo dell’esperienza umana. Visionario, lucido e radicale come nel suo cinema, Herzog dimostra che anche sulla pagina scritta la sua voce è tra le più potenti del nostro tempo.
Per Feltrinelli sono usciti anche: Il crepuscolo del mondo (2021), un breve e intensissimo racconto in cui Herzog ricostruisce la storia di Hiroo Onoda, l’ultimo soldato giapponese della Seconda guerra mondiale, rimasto nascosto per decenni in una giungla filippina, convinto che il conflitto non fosse mai finito e, nel 2023, Ognuno per sé e Dio contro tutti, la sua autobiografia ufficiale, in cui ripercorre l’arco della propria vita – dall’infanzia povera in Baviera fino alla consacrazione come regista – con il tono epico e dissacrante che lo contraddistingue.