
EVA CONVERTINO E ALBERTO MINGARDI, YUGEN – MISTERO SUL CANAL GRANDE (BOMPIANI, PP 336, EURO 19). Un dandy giapponese ossessionato dalla perfezione. Una ragazza scomparsa. Un commissario che indaga nella città delle maschere e dei sogni. Esce il 20 maggio ‘Ygen-Mistero sul Canal Grande’ (Bompiani), un noir magnetico con Venezia protagonista, di Eva Convertino, comunicatrice padovana, e Alberto Mingardi, professore allo Iulm, direttore dell’Istituto Leoni.
Il commissario Ivano Alteri è arrivato a Venezia per amore e capisce subito che qualcosa non torna quando Isao Asuna, ricco collezionista giapponese, gli chiede di ritrovare la sorella Mikoto, scomparsa da giorni. Il caso sembra semplice: una vita irrequieta, una fuga da una casa troppo rigida. Ma poi, nel groviglio dei sestieri, ogni indizio porta altrove, ogni testimonianza nasconde qualcosa, ogni verità sembra capovolgersi nel suo contrario. E mentre le piste si intrecciano fino a diventare un labirinto, Alteri si spinge sempre più a fondo – guidato da un passato che lo ha lasciato senza difese, e, per questo, disposto a tutto.
Venezia, splendida e decadente, di giorno invasa da turisti chiassosi e di notte spettrale come un luna park abbandonato, è il luogo dove il visibile inganna, dove tutto allude, suggerisce, svanisce. La massima espressione del concetto giapponese che ciò che conta davvero non si mostra mai del tutto, si lascia solo intuire.
“Abbiamo cercato di intrecciare due sensibilità estetiche : quella veneziana e quella giapponese, cercando una affinità anche in ciò che le fa apparire tanto distanti. La figura della ragazza scomparsa, Mikoto, incarna una fragilità che richiama paesaggi interiori, mentre la laguna e i suoi riflessi evocano atmosfere vicine all’ukiyo-e, dove il tempo sembra sospeso. Il concetto di ‘Yūgen’ diventa così la chiave di lettura dell’intera storia: una bellezza sottile, enigmatica, che emerge nei silenzi e nelle sfumature” dice Convertino.
Secondo Mingardi “è difficile per i non-veneziani non vedere Venezia come una cartolina. Abbiamo provato a farne lo sfondo di vicende più cupe. È la Venezia di oggi: quella dove i veneziani sono quasi un ricordo, dove ha casa la grande arte internazionale e con essa i suoi mecenati, quella che vive le sue trasformazioni come ogni altra città del pianeta”.