Ultime recensioni

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  • Serotonina
     5 su 5

    Un romanzo che dice, rubacchio un po' da Jennifer Egan su Zero K, qualcosa su questi anni, non so quanti e non importa: adesso, in Europa, in Occidente, in un uomo. Un libro che è un po' molte cose, il diario di un depresso, Broken Flowers con il protagonista che vaga di ex in ex alla ricerca però di felicità, uno scenario da uprising credibile. Migliore di Sottomissione, odioso perché banale in alcune descrizioni e personaggi ma ok, come fa dire al protagonista "dio è uno sceneggiatore noioso" o qualcosa del genere. In ogni caso un ottimo romanzo, con alcuni momenti meravigliosi.

  • Abbacinante. L'ala sinistra
     5 su 5

    Prime dieci pagine: "Non mi frega niente di questo tipo rinchiuso in una stanza" e "mi frega troppo poco di Bucarest" Dopo pagina 20: "Maledetto ******* che lo ha sponsorizzato, non mi farò più fregare" Pagina 30: "mmmmmmm, bravino però" Poi arriva "abbacinante", la parola al posto giusto dopo alcune pagine folli, ispiratissime, una battaglia che mi rimanda a Vollmann e Burroughs, insieme, strafatti, Sesta Essenza, pura creatività. Al secondo abbacinante e il French Quarter capisco che devo assolutamente leggere anche gli altri due volumi della Trilogia. Cartarescu non è la mia "parrocchia" di letture ma, oltre la prosa ottima e il linguaggio "luminoso", è uno scrittore incredibilmente creativo.

  • La vita davanti a sé
     5 su 5

    Un libro che mi è stato consigliato e che ho AMATO e a mia volta desidero consigliare. È strepitoso e toccante la voce narrante che ci accompagna nella storia è di un ragazzino e noi vediamo tutto attraverso i suoi occhi e lo sentiamo attraverso il suo gergo! Momò non è un bambino qualunque: è un figlio indesiderato di una prostituta. Sua madre lo abbandona alle cure di Madame Rose Ebrea ed ex prostituta che gestisce una sorta di “casa d’accoglienza” per figli di prostitute nel quartiere Belville a Parigi. Mentre gli altri bambini troveranno famiglie che li accoglieranno oppure verranno riscattati dalle loro vere madri per Momò non ci saranno richieste. Nonostante la vita non proprio ideale, le persone bizzarre che abitano nel condominio e le condizioni di salute di Madame Rose che si aggraveranno nel corso del libro Momò non si darà per vinto, troverà sempre il lato positivo e farà del suo meglio per accudire e amare Madame Rose. La vita davanti a sè è un vero e proprio inno all’amore: un amore puro, disinteressato e coraggioso come quello che Momò prova e dimostra nei confronti di Madame Rose. Un libro che fa crollare tutti i pregiudizi e gli stereotipi che si possono nutrire nei confronti di chi è diverso da noi perché anche se siamo nel 2020 purtroppo certi giudizi facili viaggiano ancora sotto traccia. Una lettura che tutti dovrebbero affrontare perché ti apre il cuore e la mente. Preparate i fazzoletti perché c’è da commuoversi e anche tanto, o almeno a me è successo. In ultimo trovo questa edizione illustrata un vero gioiellino.

  • Supereroi. Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita
     5 su 5

    Questo romanzo oltre a leggerlo lo VEDI perché Genovese oltre che un abile scrittore è anche un ottimo registra, io ho adorato “Perfetti Sconosciuti”. In Supereroi si parla di rapporto di coppia e vi ritroviamo un po’ delle atmosfere di Perfetti Sconosciuti, ogni pagina è un fotogramma vediamo scorrere le scene che leggiamo, Genovese ha la capacità di dargli corpo, vigore, tridimensionalità, impattiamo le emozioni di Anna e Marco così diversi e proprio per questo così complementari, Lui razionale, ordinato, metodico e docente di Fisica lei creativa, disordinata, emotiva, incostante e disegnatrice di fumetti. La storia ha un ritmo cinematografico declinato alternando capitoli di oggi e capitoli di ieri in cui assistiamo alla nascita e all’evoluzione dell’unione Anna e Marco. Un rapporto in cui ognuno di noi può immedesimarsi perché Genovese lo rende reale tratteggiandone a perfezione le zone di luce e le zone di ombra. Alti e bassi, fraintendimenti, traguardi, mondi diversi che si scontrano e si ibridano creando un terzo mondo quello del rapporto di coppia. Il concetto principale che ci accompagna lungo tutta la storia e che ci serve da filtro per assimilare al meglio tutti gli avvenimenti è il tempo. Il fluire del tempo, il possedere il tempo, l’abitare il tempo in Coppia perché sottovoce Genovese ci dice che i supereroi, quelli veri, sono le coppie che “scelgono di scegliersi” nel flusso del tempo. I poteri dei veri supereroi non sono la velocità, l’invisibilità, la forza ecc...ma l’essere insieme, l’affrontare insieme le sfide negli anni senza mai dimenticarsi di essere singole persone che decidono di unire i propri “poteri” per creare qualcosa di magico e unico. Consiglio a tutte le coppie e non di leggere questo libro perché senza troppi giri di parole Genovese arriva al dunque rendendo visibili e concreti i pensieri e i dubbi che gravitano attorno all “identità coppia” di ognuno di noi.

  • Un tè a Chaverton House
     5 su 5

    Divorato in un giorno, avevo proprio bisogno di una lettura così: spensierata, frizzante, divertente e con sfumature alla Dowton Abbey. Ho adorato la protagonista Angelica naïf, ironica e coraggiosa infine il fascino della residenza di Chaverton House mi ha conquistato fin dalle prime stanze e dall’odore dei cornetti😋.⁣

  • Osso
     5 su 5

    Una storia commovente, tenera capace di far vibrare le corde del cuore grazie anche alle strepitose ed espressive illustrazioni di Alessandro Sanna. Il racconto di un’amicizia speciale quella tra Uomo e Animale, tra uomo e cane, un’amore che esiste da sempre ma che ultimamente l’essere umano preso dal suo delirio di onnipotenza si dimentica. Michele Serra con delicatezza senza farci dei pipponi ecologisti riesce a farci ricordare e sentire la ricchezza e la potenza della vita in prossimità della natura. Ci spinge alla soglia dei boschi a odorare il profumo e il suono della terra, della natura e ad ascoltare le vici di chi la popola. Osso un cane pelle ossa e un Vecchio arrivato all’osso della sua esistenza si incontrano e nonostante la loro stanchezza e diffidenza hanno ancora tanto amore da darsi e dirsi. La loro confidenza e vicinanza prende il via proprio dalla loro lontananza. Inizia così una delicata danza tra Osso e il Vecchio che ci spinge a riflettere sul nostro rapporto con la natura e le sue creature.

  • Sembrava bellezza: Romanzo
     5 su 5

    Avevo proprio bisogno di un libro del genere, decisamente nelle mie corde. Scrittura nervosa, scomposta, graffiante, penetrante e cinica fino all’ultima sillaba. Entriamo nella testa della “scrittrice” protagonista, sarà la Ciabatti? Si, no, ma? Ma che ci importa! siamo talmente rapiti dal flusso dei suoi pensieri che perdiamo di vista tutto il resto, come si suol dire tutto il resto è noia. La Ciabatti è sublime nel suo riuscire a strattonarci tra l’adolescenza crudele e turbolenta delle protagoniste e il loro presente piatto, irrisolto, malato e triste. Non sono tanto gli accadimenti che ti tengono incollata alle pagine quanto la scrittura le atmosfere che è capace di evocare. La Ciabatti riesce a restituire, a mio parere, in maniera perfetta il tumulto adolescenziale: il non sentirsi accettati, considerati, la voglia di rivalsa, il conflitto interiore che forse non svanisce neanche in età adulta. La potenza di questo libro sta proprio lì nel portarci a riflettere su quanto il nostro essere adulti abbia a che fare con ciò che abbiamo risolto e irrisolto della nostra adolescenza. Un’età di passaggio, di iniziazione che allunga la sua ombra a inquinare la nostra vita per sempre. I desideri più brucianti che popolavano i nostri 15 anni siamo sicuri che emanassero davvero bellezza? o sembrava bellezza?⁣ Bello e disturbante un connubio che io AMO.

  • Cambiare l'acqua ai fiori
     5 su 5

    Esistono romanzi fatti a apposta per noi: "Cambiare l'acqua ai fiori" è decisamente il mio. Il libro ha scatenato un'altalena di emozioni: riso, lacrime, rabbia, serenità, ed è stato sempre difficile interrompere la lettura. La protagonista è Violette, gentile, raffinata; ha la sensibilità tipica di chi ha sofferto nel silenzio più assoluto e ha saputo trasformare il dolore nel motore della sua vita. Intorno a lei ruotano diversi personaggi, le cui vicende si intrecciano magistralmente: al termine di ogni capitolo non potevo fare a meno di chiedermi chi avrei ritrovato nella pagina successiva. Straordinario come in tutto il romanzo l'idea della morte sia costantemente presente, senza però essere angosciante: "Cambiare l'acqua ai fiori" dimostra che si può trovare la forza di sorridere anche nella disperazione più nera.

  • Il libro delle case
     3 su 5

    L’azione dell’abitare è per noi tanto importante quanto scontata: è infatti qualcosa che tutti facciamo, involontariamente, a partire dal momento in cui nasciamo, ma è qualcosa che spesso svuotiamo dei suoi significati più profondi ed intensi. La casa, il luogo centrale dell’abitare, è al centro di questo libro e cerca di recuperare tutti quei significati che col tempo (e con molta poca sensibilità) ha perso. L’azione ed il luogo in cui essa si svolge sono quindi fondamentali e sono strettamente collegate, l’una lo specchio dell’altra, in una complessa relazione reciproca: è proprio qui che si annoda la vicenda del romanzo. Non un protagonista reale, ma fittizio, e così anche le altre comparse del libro, che abita una serie di luoghi (case), complessi e strutturati, in cui si svolgono azioni (abitare) che determinano l’andamento della sua vita. La struttura de romanzo, divisa in capitoli dedicati alle case, risulta nuova ed incuriosisce in modo deciso chi legge, il problema può però essere la reiterazione di questo, in numero molto alto, che può quindi portare alla necessità di staccarsi spesso dalla lettura, proprio per gestire meglio tutti questi stacchi brevi. Si aggiunge a ciò il fatto che fino alla fine alcune questioni non sembrano adeguatamente trattate, ma solo accennate senza aver aggiunto troppo alla storia; molti nodi vengono sciolti, ma altri restano tali.

  • Borgo Sud
     3 su 5

    In uno stile quasi malinconico ma scorrevole, si attende su montagne russe emotive molto piatte un cliffhanger che non arriva mai. Insomma, si attende di capire il problema di Adriana in un una narrazione che è un andirivieni di ricordi (persino il gatto è introdotto dopo 3 o 4 capitoli!), nel mezzo si capisce che il marito poi ex dell'io narrante, Piero, grandissimo consumatore di biscotti, per inciso omosessuale per caso (classico episodio da spiaggia nudisti allo scoccare di mezzogiorno) nasconde un terribile, inenarrabile segreto: è stato sedotto dal lato Oscuro della medicina - l'odontoiatria. Per il resto, non è stato il maggiordomo.

  • Cosa faresti se
     4 su 5

    "Avrebbero conservato verità differenti sulla decisione di quella notte, nessuna sarebbe sembrata loro innocente. Nessuno lo era." In effetti... nessuno lo è. Mai.

  • Il colibrì
     3 su 5

    È un buon libro, si legge con semplicità. Prima a distanza, poi sempre più coinvolti. Non c'è alcun dubbio che Veronesi conosca molto bene l'arte di progettare un'opera di successo. Attraverso la professione della scrittura o la scrittura di professione, compone per il lettore una narrazione estremamente equilibrata e simbolicamente appassionata. A tratti precipita nel cinismo, poi si fa lieve tramite l'interpretazione e l'ironia, lavora e imprime e sbalza ottimamente forme e strutture tradizionali e sperimentali su un modello antropologico e psicologico, nel quale la concezione narcisista risulta fondativa per la costruzione del testo. Ma forse ho un dissenso soggettivo, commentare questo racconto mi mette di fronte a una complessità; da avversario dello storytelling, non sono stato capace di emozionarmi: i libri edificanti spesso mi annoiano e ancora di più ho in antipatia le cose pop (al riguardo, per me tanta psicoanalisi, e invece sul romanzo, fior di critici e scrittori manifestano legittimo e indubitabile entusiasmo). In Veronesi si narra la storia di Marco, situata in una guerra feroce tra verità e libertà, secondo lo stile parlato di un ostentato virtuosismo. Il lettore è temporalmente accompagnato tra il solito amore impossibile, l'infinità di tragedie personali che non possono non commuovere, la fine della vita come dignità ultima, il tema del suicidio con annesso artificio letterario, l'andamento odiosamente tenero, e poi sempre il lettore non può non apprezzare il bel mondo della tradizione “borghese”, valoriale e magistrale: le località eleganti, gli sport elitari, i disturbi della crescita, il pensiero alla moda, la resilienza fatta oggetto di narrazione, con legittima bibliografia di debiti culturali. Per Veronesi è particolarmente importante la filosofia dello sguardo; l'essenza estetica e visiva delle cose ha una centralità che svela sia i significati nascosti nelle cose, sia la realtà a specchio delle emozioni umane, le cose osservate, le conseguenze interiori (l'occhio dantesco degli invidiosi), l'uomo nuovo per il quale io sono ciò che vedo. Sembra che l'autore affidi il mondo del suo protagonista alla negazione e alla sottrazione, al trattenere gli altri, al dolore definitivo di affrontare ogni cosa nell'immanenza dell'io. Ecco, questo lavoro è una ricerca di un Io. Sopra ogni altra possibilità, c'è l'eroe che supera ogni prova: abbandonato dalla moglie mentalmente malata, privato dell'amore genitoriale e filiale, infine destinato a lasciare il mondo in modo eroico. Ma è letterario tutto ciò? O è un gioco sul nostro èthos umano? Veronesi ha una sua risposta, e la concede con fierezza: rende struggente ciò che è intimo, e infine punta tutto sulla rinuncia a ciò che è ricco e terreno come rimedio alla disperazione, ma non prima di aver indicato nella celebrità e nella affermazione l'unica aspirazione e speranza immaginabile, nella ricchezza l'unica risorsa per cambiare il mondo. Insomma, c'è un ragionare elegiaco sulle relazioni umane, fragili e incoscienti, e l'autore spontaneamente nutre il lettore di sentimentalismo e ricercatezza retorica; di nuovo, l'autore espone lo sviluppo degli eventi come già risolti (in quanto pensati, disegnati, creati), descrive una condizione consapevole e casuale e fatta di consistenti scelte e coincidenze, senza indagare le contraddizioni e i conflitti delle ambivalenze esistenziali, la realtà irredimibile del non essere, l'insondabile natura del nucleo crudele della vitalità. Vivere per vivere e morire per morire; quindi, scrivere per scrivere, non scrivere per piacere. Infine, concludendo, una lettura che ho apprezzato ma al tempo stesso mi ha illuso, a causa del mio carattere perturbato, una scrittura che sembra esprimere un alto grado di purezza, spiritualità e inclinazione alla vita, ma non oltrepassa la soglia dell'esperto estro e della costruita perseveranza. “A partire da quell'esperienza, però, la sua vita ha sempre continuato a srotolarsi allo stesso modo: stando ferma per anni mentre quelle degli altri andavano avanti, e poi di colpo eruttando in un improvviso evento eccezionale che lo sbalzava in un altrove nuovo e sconosciuto. Quasi sempre quella transizione produceva dolore e la domanda che ha cominciato a minacciarlo, allora, col suo carico di rabbia e vittimismo, è: perché proprio io, perché proprio a me?”

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