Ultime recensioni

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  • La memoria di Babel. L'Attraversaspecchi: 3
     5 su 5

    Wow. Sconvolgente Fantastico Emozionante Questo libro ti da tutti i tipi di emozioni possibili. Amo sempre di più alla follia Ofelia, Thorn e Archibald. Il finale ti lascia una voglia matta di andare avanti.

  • Echi in tempesta. L'Attraversaspecchi (Vol. 4)
     5 su 5

    “Non aveva mai approvato l'interesse di Artemide per gli astri. Perché mai uno spirito di famiglia preferiva le stelle ai suoi discendenti? In quel momento lo capiva meglio: i segreti del celo erano meno spaventosi di quelli della propria esistenza”. La magia delle parole della Dabos è uno degli aspetti che mi affascina ogni volta che rileggo parte dei paragrafi nei suoi libri, un pò come la citazione sopra. A volte mi meraviglio della capacità che possiede, di rendere semplici parole e frasi in un qualcosa di potente e ricco di significato. C'è così tanto da dire che non riesco a esprimerlo a parole. ECHI IN TEMPESTA è stato un libro bellissimo. Pazzesco, confusionario, bizzarro, strambo che in questi libri non mancano mai perché sono queste le loro caratteristiche e anche dei personaggi, tutti strambi ma magnifici. In questo ultimo libro mi sono ritrovata più confusa che nei primi tre ma non fa niente perché so che è così e ne sono felice ed è anche per questo che amo questa saga. Confusa tanto quanto Ofelia. Il worldbilding è originalissimo e stupendo che non si può trovare in nessun altro libro e nella sua originalità è confusionario. Presenta anche una parte steampunk e per questo lo rende molto diverso e strano. I personaggi, le loro emozioni sembrano così reali che per me è stato facile empatizzare con loro. Sono umani, sbagliano, fanno errori e si ricredono ammettendo i loro sbagli. Per tutti questi motivi amo immensamente l’Attraversaspecchi. Ogni loro paura, angoscia, gioia era la mia paura, angoscia, gioia ecc... Ofelia è cresciuta tantissimo, anche un po’ di più, sia di carattere che di spirito per via delle prove che ha dovuto affrontare portandole via anche parte di se stessa. È più consapevole del mondo che la circonda, di quanto crudele e infido possa essere e delle persone, che la obbligano a guardarsi sempre dietro le spalle. Deve fare delle scelte importanti per se stessa e per il bene di chi ama. Anche Thorn, il mio amato Thorn è cambiato tantissimo. Dai primi libri chiuso, burbero ed enigmatico, ora si esprime di più con Ofelia e la rende partecipe delle sue scelte collaborando insieme. Fa di tutto per il bene di Ofelia e per salvare il loro mondo, anche un po’ di più. È come se ormai i personaggi li conoscessi come conosco la mia famiglia, abbiamo instaurato un legame, un legame fraterno e infrangibile. Abbiamo passato così tanti pericoli, avvenuture, sentire la fine che incombe e la gioia di rivedere gli amici. Sento Ofelia e Thorn parte di me perché io come loro provo le stesse emozioni. Mi rende felice pensare ai loro fugaci momenti di intimità, ai loro piccoli gesti che in fondo celano tanto amore e protezione, ai loro sguardi privati a causa della diversa classe sociale di cui fanno parte e per non alzare sospetti. Quello che mi è dispiaciuto di più è che la Dabos non ha lasciato lo spazio necessario che si meritavano i personaggi secondari. Capisco che l'ha fatto perché la storia è incentrata su Ofelia ma mi sarebbe piaciuto vedere di più anche loro. Comunque questo finale da le risposte a tutte le domande ma te ne lascia qualcuna. Tratta tematiche molto attuali come la differenza delle classi sociali, l’utilizzo di macchine e automi per impedire l’asservimento dell’uomo all’uomo ma questo causa la perdita di posti di lavoro da parte delle persone, mandare via abitanti che non fanno parte della propria Arca per discendenza quando se ne presenta l’occasione. Il finale è stupendo per una saga stupenda. La saga dell’Attraversaspecchi avrà sempre un posto speciale nel mio cuore, anche un po’ di più.

  • Il coraggio di non piacere. Liberati dal giudizio degli altri e trova l’autentica felicità
     4 su 5

    Bellissimi i contenuti del libro, espone i concetti in modo semplice e spesso riassume dubbi più che leciti grazie al suo formato di "discussione" tra due persone. Immagino sia dovuto alla traduzione ma lo stile di scrittura è un po' strano, a volte non il più piacevole, ma non così tanto da renderlo fastidioso. Nel complesso un ottimo libro, veloce da leggere e che dà tanti spunti di riflessione e cambiamento.

  • Nella casa dei tuoi sogni
     5 su 5

    MERAVIGLIOSO. Un libro di un’intelligenza e bellezza sconvolgente.

  • Città sommersa
     2 su 5

    Una noia mortale. Un libro autocelebrativo e senz’anima. Una scrittura barocca, inutilmente pesante e ricca per descrivere malamente e molto superficialmente un rapporto padre figlia. Un libro pesante e freddo, persino nel finale. Terminato con estrema fatica.

  • L. A. Confidential. Con Segnalibro
     5 su 5

    James Ellroy. Uno scrittore di gialli, con uno stile veloce e potente. Questo romanzo è un giallo, per cui la maggior parte delle pagine è scritto in questo modo "se A e B sono collegati, allora C porta a D, che conduce a E, ma E è in relazione solo con B e non con A..." etc. L'azione descritta è fulminea e veloce, a volte forse un po' troppo per il ritmo di lettura. Ad ogni modo, non adoro particolarmente i polizieschi/gialli, ma ogni tanto un romanzo di Ellroy lo leggo volentieri. In LA Confidential, a parte la solita storia investigativa, di fondo c'è l'ascesa dell'eroe, che persegue il suo obiettivo, la 'giustizia assoluta', aiutato da altri poliziotti "con problemi" tanto quanto i suoi. Il finale è come quello del film, ma devo dire che nel libro ha una potenza incisiva notevole. Edmund J. Exley cambiato, sulla strada del potere a Los Angeles e con il solo obiettivo di distruggere la corruzione al dipartimento. A fine libro ho pensato subito a The Shield, in cui l'eroe è il poliziotto cattivo.

  • Io e te
     1 su 5

    vielen Dank Niccolò Grazie Niccolò per averci regalato questa sconcezza, e grazie alla MonTaTori che ruba spazio a ben altro autori italiani per pubblicare questa marea di protoschifezze. In questo romanzo il buon Niccolò mescola il TEH DRAMA ( http://www.dramabutton.com/ ) con la storia banale e forzata di un adolescente. L'incipit è il tehdrama, seguito dalla storia, e il finale è la conclusione con il tehdrama finale. Il problema è che l'adolescente in questione dei dieci anni che precedono la linea temporale della conclusione del miniromanzo, è una caricatura forzata dell'adolescente. Il buon Niccolò ci ha anche un po' provato a infarcirlo di cultura di strada americana, di fargli dire le parolacce "come i grandi". Anche se gli adolescenti tendenzialmente sono così, periodi come questi mi fanno inorridire: "Io non sono un uomo, mi dico. io sono uno Gnuzzo, un animale bruttissimo e agilissimo prodotto in un laboratorio umbro, che ha un unico compito nella vita e poi può morire tranquillo. Difendere la terra da un meteorite mortale". Oppure una o due pagine prima, una frase banale del tipo: "Lorenzo tu sei come le piante grasse, cresci senza disturbare, ti basta un goccio d'acqua e un po' di luce". Grazie Niccolò per avermi ricordato quanto mi vergogno del panorama culturale italiano.

  • L'eleganza del riccio
     5 su 5

    Munito di tè nero e plaid di lana, mi accingo a esporre su pixel ciò che mi ha lasciato uno dei romanzi più belli di quest'anno. Prima di tutto, come sempre, ritengo doveroso parlare dei lati negativi che ho notato nel corso della lettura. Non mi ha convinto il rapporto delineato tra le due protagoniste, che viene soltanto abbozzato e subito elevato ad affinità elettiva: mi aspettavo di più. Per chiamare una persona "la mia anima gemella" devi spiegarmi il perché, come ci siete arrivati. Un'altra nota di demerito va alla scarsa organicità dell'opera, i cui eventi focali sono ammassati tutti nelle ultime pagine. Non è propriamente un difetto, in quanto è una scelta (io credo) voluta per provocare un determinato effetto sul lettore, ma personalmente non l'ho apprezzato granché. E ora ciò che mi è piaciuto. Mi è piaciuto lo stile, semplice e scorrevole, combinato con una materia non sempre facile da digerire. Mi è piaciuto il microcosmo creato dall'autrice, un mondo a sé dove vorrei ritrovarmi prima di subito. Mi sono piaciuti i personaggi e l'analisi della loro personalità. Mi sono piaciuti la satira sociale nascosta sotto alle cose, le riflessioni filosofiche e antropologiche di Renée, la tragicità di Paloma, il lieve senso di rinascita, la disillusione, l'amicizia con Manuela, il finale... il FINALE. Non mi riprenderò mai dal finale. Ho pianto, e nemmeno poco, e sento il disperato bisogno di ricominciare il libro da capo, di rileggerlo subito. Non è un romanzo per tutti, non è oggettivamente bello. Parla al cuore, e come tutti i libri che toccano note così profonde può andare a segno oppure no. A me ha perforato il miocardio ed è passato oltre. Il tè è finito, non mi resta che farmene un altro e sperare che il prossimo libro che mi capiterà tra le mani saprà essere all'altezza di L'eleganza del riccio.

  • Donne che corrono coi lupi
     5 su 5

    bello e utile! alle donne che hanno bisogno di una mano per rafforzare la propria identità! lo consiglio!

  • Il fascismo eterno
     5 su 5

    Da leggere a voce alta a Matteo Salvini che dice di non essere fascista, ha ragione lui! non è un fascista, è un Ur-fascista! Umberto Eco è un maestro della saggistica: il suo stile chiaro e ironico è impareggiabile. "Il fascismo eterno" è un vera e propria guida di buonsenso, che illustra un concetto importante: il fascismo non è solo camicia nera e manganello, e il fascismo non è morto e sepolto solo perché i suoi protagonisti del passato non ci sono più. Il fascismo, come il nazismo, è fatto di comportamenti, mentalità, pregiudizi, abitudini persino, che esistono ancora, sopiti, nelle società, e possono essere risvegliati, purtroppo, senza troppe difficoltà. Questo testo mostra come riconoscere correnti sociali, movimenti politici, leader dalle tendenze fasciste, nella speranza che di generazione in generazione si ricordi che la resistenza non deve mai avere fine. Questo testo è più attuale oggi di 25 anni fa quando è stato scritto, e la sua lettura dovrebbe essere obbligatoria come educazione civile.

  • La canzone di Achille
     4 su 5

    Sullo sfondo delle note vicende epiche, la storia d'amore tra Achille e Patroclo, narrate in maniera molto poetica, mai volgare. Un romanzo molto ben scritto, una figura, quella di Patroclo, che emerge su tutte con grande forza. Un finale tragico e di grande impatto emotivo...

  • Circe
     4 su 5

    Un bel libro, scritto con classe, emozionante e coinvolgente. Oltretutto mi ha dato la possibilità di ripassare (o scoprire) una bella fetta di mitologia greca. Al termine della lettura non posso che esserne soddisfatto. Tuttavia è anche un libro costruito ad hoc per piacere: una freccia che non può non fare centro. Ecco il motivo per una stella in meno. L'autrice decide di andare sul sicuro strizzando l'occhio al grande pubblico. Non tira fuori le unghie della sua autorialità...è questo che viene un po' a mancare.

  • Le notti bianche: La cronaca di Pietroburgo
     4 su 5

    Romanticismo, sogno, purezza d'animo. Letture come questa, anche se breve, mi appagano.

  • Frankenstein
     5 su 5

    Libro avvincente che nonostante gli anni conserva un fascino estremamente attuale. Jekill e Hyde sono nell'immaginario collettivo e credo lo saranno per sempre perché incarnano l'eterna ed estenuante lotta tra il bene ed il male, che albergano in ogni essere umano.

  • La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere
     4 su 5

    La consapevolezza su noi stessi è fondamentale, non solo dal punto di vista fisico ma anche da quello mentale... cambiando il paradigma mentale con cui guardiamo i nostri problemi, riusciremo anche a modulare attacchi di ansia, stress e a fare chiarezza sui nostri valori e obbiettivi. Il lavoro su noi stessi è importante. Libro scorrevole adatto a tutti gli appassionati di benessere e mindfulness!

  • Due vite
     5 su 5

    Le 'due vite' del titolo non sono solo quelle degli scrittori Rocco Carbone e Pia Pera, entrambi amici di Emanuele Trevi ed entrambi scomparsi in anni recenti; sono anche le vite di ognuno di noi. Abbiamo tutti due vite: quella che viviamo in prima persona e quella percepita e per certi versi 'evocata' nei ricordi degli altri. Viviamo la nostra vita come una specie di sogno durante il quale sogniamo la vita degli altri. In questo libro che non si capisce se è un romanzo, un memoir, un saggio di letteratura italiana o una seduta spiritica, Trevi cerca di parlare con i fantasmi: quello di Carbone, quello di Pera e quello di sé stesso mentre sognava il mondo e la sua vita con i suoi due amici. Emozionante, a tratti commoventi, Due vite merita sicuramente i pieni voti anche se, devo ammettere, se un paio di anni fa non avessi letto Sogni e Favole forse mi sarebbe piaciuto di più. Se Due vite è 'un bel libro', per me Sogni e Favole è un vero e proprio capolavoro, di quelli che ti mancano le parole per descriverlo. Capisco che Due Vite, sia per la sua brevità che per la 'vicenda umana' raccontata, abbia più possibilità di raccogliere i consensi del largo pubblico, ma io sono certo che, nel lungo termine, Sogni e Favole è il libro di Trevi che, come si suol dire, "rimarrà". Ciononostante, mi auguro sinceramente che Due Vite vinca il Premio Strega, e per diverse ragioni: - Primo: perché è appunto un bel libro. - Secondo: perché Emanuele Trevi è un grandissimo scrittore ma, ahimé, troppo poco conosciuto, troppo poco mainstream. Anni fa era già stato nella cinquina dei finalisti allo Strega e chissà che questa volta non gli diano il premio (ma, ripeto, non solo per il premio in sé, ma per la visibilità che il premio darebbe a uno scrittore sopraffino come Trevi). - Terzo: perché sarebbe una delle rarissime volte in cui viene premiato un libro pubblicato da una casa editrice indipendente (l'ultima volta risale agli inizi degli anni Novanta, quando vinse Ninfa Plebea, pubblicata dalla casa editrice Leonardo, di Milano). Chiariamo una cosa: 'casa editrice piccola' non significa necessariamente 'casa editrice povera'. Tant'è che anche una casa editrice piccola può fare il 'botto', pubblicando uno o più best seller. Basti pensare alla Sellerio o alla E/O che hanno in catalogo, rispettivamente, i titoli di Andrea Camilleri ed Elena Ferrante, e che tuttavia sono case editrici piccole e indipendenti dai grossi gruppi editoriali. Allo stesso modo, la Neri Pozza è una signora dell'editoria italiana, con un catalogo di tutto rispetto (che include i titoli di Romain Gary, Eshkol Nevo e Giuseppe Berto), e con ambizioni enormi (basti pensare al generoso Premio Neri Pozza, di ben 20.000 euro: una casa editrice non organizza concorsi così se vuole passare inosservata). Insomma, la Neri Pozza non è né la prima venuta né una morta di fame, ma se vincesse il libro di Trevi sarebbe comunque un segnale forte da parte di un premio che dovrebbe essere letterario e non solo e non sempre editoriale. Sarebbe come dire, in altre parole, "Non esiste solo la Mondadori" (che, ironicamente, questa volta non è neppure in cinquina). Infine, la parte più romantica e idealista di me spera che vinca Due Vite perché in questo modo non verrebbe premiato solo 'Emanuele Trevi', 'il suo bel libro' e 'la Neri Pozza'. In un certo senso, con la vittoria di Due Vite il Premio Strega andrebbe anche a Rocco Carbone e Pia Pera, due autori italiani dimenticati, per molti totalmente sconosciuti. Sarebbe veramente bellissimo.

  • Intelligenza emotiva
     5 su 5

    Un libro per TUTTI. Un viaggio con il te di oggi, di ieri e di domani. Nel volume troverete molte domande, se non tutte, che vi siete posti nell'arco della propria vita; le risposte offerte saranno una piacevole scoperta. Consiglio la lettura a tutti, ma in particolar modo a genitori, insegnanti, studenti ed adolescenti. Un punto di vista rivoluzionario per un mondo migliore.

  • Madrigale senza suono
     5 su 5

    Porta in un viaggio attraverso i secoli con la potenza misteriosa della musica che s’intreccia con il più efferato dei delitti, in un gioco potente e fine alla scoperta del Male. Piaciuto molto!

  • Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto
     4 su 5

    Il sotto titolo è quanto mai azzeccato. Riassume appieno il libro. Sono convinto che dalla Lapponia al Sud Africa, che dagli USA al Giappone cercando troveremmo decine di libri simili. Qui siamo al confine fra Emilia Romagna e Toscana, fra Stato pontificio e gran ducato di Toscana. Badate, non è un lamento sui tempi che furono, sul come si stava meglio quando si stava peggio perché questi, sin dagli antichi, sono già stati scritti. E’ una ballata, nello stile dei trovatori. Nulla di più facile che leggendo si senta la voce e l’accento particolare di Guccini, figura incontornabile del cantautorato italiano al pari di De Andrè. Si mescolano italiano colto e termini dialettali. Non c’è rimpianto, malinconia semmai. Tristezza nel vedere luoghi amati andare in abbandono, assistere ad una corsa ad un benessere, artefatto e spesso indotto. Due parole sull’autore: nato a Modena, 14 giugno 1940, è un cantautore, scrittore, attore e chitarrista italiano.

  • La ragazza con la Leica
     3 su 5

    L’ho finito, prima di scrivere qualcosa in proposito ho aspettato di digerirlo ma non di metabolizzarlo. È un libro decisamente complesso e non di facile lettura. Credo che sia principalmente dovuto alla tecnica di scrittura dei continui flashback di chi racconta la storia di Gerda Taro Pohorylle. Il premio Strega è più che meritato. Il libro è articolato in tre parti: uno spasimante; un’amica attivista e un ex fidanzato. L’ambiente è quella della diaspora ebrea della Parigi negli anni 30 all’ascesa del nazismo in Germania. La storia mi porta a mente altri libri che vanno da “Indésirables” di Diane Ducret, dove si parla del campo di Gars nei Pirenei francesi dove furono internati molti sopravvissuti della guerra di Spagna, “Paris a moveable fest” di Hemingway e “An autobiography of Alice B Toklas” di Gerturde Stein per il contorno e l’ambiente culturale che vi era a Parigi in quegli anni e ho ritrovato qualche tratto, magari sono solo mie idee, della “Suite Française” della Nemirovsky per le bassezze e le grandezze che fanno di contorno ai grandi drammi umani. La stesura del libro è stata corredata da un lavoro di ricerca non comune. Ne esce la figura di una donna non comune, “vanesia ma non sciocca” per citare un passo, capace di aggirarsi nei luoghi più cupi di una guerra civile appoggiata dai governi fascisti del continente dove il bersaglio principale non erano quanto i belligeranti ma la popolazione civile e di tornare a Parigi per riprendere una vita “normale”. Il libro mi è piaciuto ma, purtroppo, sono stato felice di finirlo. Considerazione finale, chi tenta di ridurre Gerda alla mera figura della ragazza di Robert Capa, pecca di maschilismo cieco. Cercate su Youtube un film, “The mexican suitcase”, vi dirà qualcosa di più su questo periodo e sulla storia dei personaggi. Mi piace quest’epitaffio, citazione del fidanzato, ultimo a prendere la parola: “Avevamo un’amica in comune che è morta in Spagna. Oggi nessuno sa più chi era Gerda Taro. Si è perso traccia persino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna, una donna coraggiosa e libera, molto bella e molto libera, diciamo libera sotto ogni aspetto.” Aggiungo, che quest’ultima frase non suoni come un giudizio. L’avrebbe odiato.

  • Riccardino
     5 su 5

    Ecco finito. È come se mi fosse venuto a mancare un caro amico. Tristezza e nostalgia. Non mi voglio dilungare per timore di dare indicazioni superflue e quindi guastare il piacere della lettura. Un autore di riferimento: Luigi Pirandello.

  • L'inferno su Roma. Il grande incendio che distrusse la città di Nerone. La trilogia di Nerone (Vol. 2)
     5 su 5

    Una ricostruzione, stile detective di come possa essere accaduto l' incendio che ha spazzato via la grande Roma.. seguito del primo volume, ce ne sarà un terzo! Piacevole e soprattutto interessante come tutte le cose proposte da Alberto Angela!

  • Il libro della gioia perpetua
     5 su 5

    mi è piaciuto molto come storia. bravo emanuele trevi

  • Harry Potter e il Principe Mezzosangue Tascabile (Vol. 6)
     4 su 5

    Probabilmente il mio preferito per ora, a pari col quarto capitolo. Non c'è stata una parte in tutto il romanzo che mi ha annoiato, ho trovato un buon equilibrio tra le varie vicende narrate. Incredibilmente ho apprezzato anche le varie storie d'amore che hanno occupato una parte discreta della narrazione, anzi volevo saperne sempre di più e mi sono ritrovato a tifare per questo o quell'altro personaggio. Finalmente dopo 6 capitoli Malfoy ha un approfondimento e si sta rivelando essere un personaggio interessante, la sua storia mi convince e voglio saperne di più, idem per Piton che non mi ha deluso, magnifico Silente che ha dato davvero molto in questo romanzo. Dopo un finale incredibile mi aspetto davvero tanto dall'ultimo libro.

  • Il Silmarillion
     5 su 5

    Molto bello, ma lo consiglio solamente a chi ha già conoscenza del mondo in cui è ambientata e ai fan del professore.

  • Harry Potter e la pietra filosofale Tascabile (Vol. 1)
     4 su 5

    Il libro mi è piaciuto e l'ho letto molto volentieri, la lettura è stata scorrevole. Mi aspettavo decisamente di più dalle descrizioni che nel libro sono poche e brevi: qualche riga o poche parole per descrivere tutto, ciò giova alla trama però non mi ha permesso di immergermi più a fondo in quegli ambienti fantastici. La prima parte è stata un po' noiosa, ma da quando inizia il viaggio per andare a Hogwarts e vengono introdotti i personaggi principali si riprende molto bene, e si nota una cura particolare nella creazione di questo mondo magico, di cui vuoi sempre saperne di più, ma che viene spiegato a poco a poco.

  • Serotonina
     5 su 5

    Un romanzo che dice, rubacchio un po' da Jennifer Egan su Zero K, qualcosa su questi anni, non so quanti e non importa: adesso, in Europa, in Occidente, in un uomo. Un libro che è un po' molte cose, il diario di un depresso, Broken Flowers con il protagonista che vaga di ex in ex alla ricerca però di felicità, uno scenario da uprising credibile. Migliore di Sottomissione, odioso perché banale in alcune descrizioni e personaggi ma ok, come fa dire al protagonista "dio è uno sceneggiatore noioso" o qualcosa del genere. In ogni caso un ottimo romanzo, con alcuni momenti meravigliosi.

  • Abbacinante. L'ala sinistra
     5 su 5

    Prime dieci pagine: "Non mi frega niente di questo tipo rinchiuso in una stanza" e "mi frega troppo poco di Bucarest" Dopo pagina 20: "Maledetto ******* che lo ha sponsorizzato, non mi farò più fregare" Pagina 30: "mmmmmmm, bravino però" Poi arriva "abbacinante", la parola al posto giusto dopo alcune pagine folli, ispiratissime, una battaglia che mi rimanda a Vollmann e Burroughs, insieme, strafatti, Sesta Essenza, pura creatività. Al secondo abbacinante e il French Quarter capisco che devo assolutamente leggere anche gli altri due volumi della Trilogia. Cartarescu non è la mia "parrocchia" di letture ma, oltre la prosa ottima e il linguaggio "luminoso", è uno scrittore incredibilmente creativo.

  • La vita davanti a sé
     5 su 5

    Un libro che mi è stato consigliato e che ho AMATO e a mia volta desidero consigliare. È strepitoso e toccante la voce narrante che ci accompagna nella storia è di un ragazzino e noi vediamo tutto attraverso i suoi occhi e lo sentiamo attraverso il suo gergo! Momò non è un bambino qualunque: è un figlio indesiderato di una prostituta. Sua madre lo abbandona alle cure di Madame Rose Ebrea ed ex prostituta che gestisce una sorta di “casa d’accoglienza” per figli di prostitute nel quartiere Belville a Parigi. Mentre gli altri bambini troveranno famiglie che li accoglieranno oppure verranno riscattati dalle loro vere madri per Momò non ci saranno richieste. Nonostante la vita non proprio ideale, le persone bizzarre che abitano nel condominio e le condizioni di salute di Madame Rose che si aggraveranno nel corso del libro Momò non si darà per vinto, troverà sempre il lato positivo e farà del suo meglio per accudire e amare Madame Rose. La vita davanti a sè è un vero e proprio inno all’amore: un amore puro, disinteressato e coraggioso come quello che Momò prova e dimostra nei confronti di Madame Rose. Un libro che fa crollare tutti i pregiudizi e gli stereotipi che si possono nutrire nei confronti di chi è diverso da noi perché anche se siamo nel 2020 purtroppo certi giudizi facili viaggiano ancora sotto traccia. Una lettura che tutti dovrebbero affrontare perché ti apre il cuore e la mente. Preparate i fazzoletti perché c’è da commuoversi e anche tanto, o almeno a me è successo. In ultimo trovo questa edizione illustrata un vero gioiellino.

  • Supereroi. Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita
     5 su 5

    Questo romanzo oltre a leggerlo lo VEDI perché Genovese oltre che un abile scrittore è anche un ottimo registra, io ho adorato “Perfetti Sconosciuti”. In Supereroi si parla di rapporto di coppia e vi ritroviamo un po’ delle atmosfere di Perfetti Sconosciuti, ogni pagina è un fotogramma vediamo scorrere le scene che leggiamo, Genovese ha la capacità di dargli corpo, vigore, tridimensionalità, impattiamo le emozioni di Anna e Marco così diversi e proprio per questo così complementari, Lui razionale, ordinato, metodico e docente di Fisica lei creativa, disordinata, emotiva, incostante e disegnatrice di fumetti. La storia ha un ritmo cinematografico declinato alternando capitoli di oggi e capitoli di ieri in cui assistiamo alla nascita e all’evoluzione dell’unione Anna e Marco. Un rapporto in cui ognuno di noi può immedesimarsi perché Genovese lo rende reale tratteggiandone a perfezione le zone di luce e le zone di ombra. Alti e bassi, fraintendimenti, traguardi, mondi diversi che si scontrano e si ibridano creando un terzo mondo quello del rapporto di coppia. Il concetto principale che ci accompagna lungo tutta la storia e che ci serve da filtro per assimilare al meglio tutti gli avvenimenti è il tempo. Il fluire del tempo, il possedere il tempo, l’abitare il tempo in Coppia perché sottovoce Genovese ci dice che i supereroi, quelli veri, sono le coppie che “scelgono di scegliersi” nel flusso del tempo. I poteri dei veri supereroi non sono la velocità, l’invisibilità, la forza ecc...ma l’essere insieme, l’affrontare insieme le sfide negli anni senza mai dimenticarsi di essere singole persone che decidono di unire i propri “poteri” per creare qualcosa di magico e unico. Consiglio a tutte le coppie e non di leggere questo libro perché senza troppi giri di parole Genovese arriva al dunque rendendo visibili e concreti i pensieri e i dubbi che gravitano attorno all “identità coppia” di ognuno di noi.

  • Un tè a Chaverton House
     5 su 5

    Divorato in un giorno, avevo proprio bisogno di una lettura così: spensierata, frizzante, divertente e con sfumature alla Dowton Abbey. Ho adorato la protagonista Angelica naïf, ironica e coraggiosa infine il fascino della residenza di Chaverton House mi ha conquistato fin dalle prime stanze e dall’odore dei cornetti😋.⁣

  • Osso
     5 su 5

    Una storia commovente, tenera capace di far vibrare le corde del cuore grazie anche alle strepitose ed espressive illustrazioni di Alessandro Sanna. Il racconto di un’amicizia speciale quella tra Uomo e Animale, tra uomo e cane, un’amore che esiste da sempre ma che ultimamente l’essere umano preso dal suo delirio di onnipotenza si dimentica. Michele Serra con delicatezza senza farci dei pipponi ecologisti riesce a farci ricordare e sentire la ricchezza e la potenza della vita in prossimità della natura. Ci spinge alla soglia dei boschi a odorare il profumo e il suono della terra, della natura e ad ascoltare le vici di chi la popola. Osso un cane pelle ossa e un Vecchio arrivato all’osso della sua esistenza si incontrano e nonostante la loro stanchezza e diffidenza hanno ancora tanto amore da darsi e dirsi. La loro confidenza e vicinanza prende il via proprio dalla loro lontananza. Inizia così una delicata danza tra Osso e il Vecchio che ci spinge a riflettere sul nostro rapporto con la natura e le sue creature.

  • Sembrava bellezza: Romanzo
     5 su 5

    Avevo proprio bisogno di un libro del genere, decisamente nelle mie corde. Scrittura nervosa, scomposta, graffiante, penetrante e cinica fino all’ultima sillaba. Entriamo nella testa della “scrittrice” protagonista, sarà la Ciabatti? Si, no, ma? Ma che ci importa! siamo talmente rapiti dal flusso dei suoi pensieri che perdiamo di vista tutto il resto, come si suol dire tutto il resto è noia. La Ciabatti è sublime nel suo riuscire a strattonarci tra l’adolescenza crudele e turbolenta delle protagoniste e il loro presente piatto, irrisolto, malato e triste. Non sono tanto gli accadimenti che ti tengono incollata alle pagine quanto la scrittura le atmosfere che è capace di evocare. La Ciabatti riesce a restituire, a mio parere, in maniera perfetta il tumulto adolescenziale: il non sentirsi accettati, considerati, la voglia di rivalsa, il conflitto interiore che forse non svanisce neanche in età adulta. La potenza di questo libro sta proprio lì nel portarci a riflettere su quanto il nostro essere adulti abbia a che fare con ciò che abbiamo risolto e irrisolto della nostra adolescenza. Un’età di passaggio, di iniziazione che allunga la sua ombra a inquinare la nostra vita per sempre. I desideri più brucianti che popolavano i nostri 15 anni siamo sicuri che emanassero davvero bellezza? o sembrava bellezza?⁣ Bello e disturbante un connubio che io AMO.

  • Cambiare l'acqua ai fiori
     5 su 5

    Esistono romanzi fatti a apposta per noi: "Cambiare l'acqua ai fiori" è decisamente il mio. Il libro ha scatenato un'altalena di emozioni: riso, lacrime, rabbia, serenità, ed è stato sempre difficile interrompere la lettura. La protagonista è Violette, gentile, raffinata; ha la sensibilità tipica di chi ha sofferto nel silenzio più assoluto e ha saputo trasformare il dolore nel motore della sua vita. Intorno a lei ruotano diversi personaggi, le cui vicende si intrecciano magistralmente: al termine di ogni capitolo non potevo fare a meno di chiedermi chi avrei ritrovato nella pagina successiva. Straordinario come in tutto il romanzo l'idea della morte sia costantemente presente, senza però essere angosciante: "Cambiare l'acqua ai fiori" dimostra che si può trovare la forza di sorridere anche nella disperazione più nera.

  • Il libro delle case
     3 su 5

    L’azione dell’abitare è per noi tanto importante quanto scontata: è infatti qualcosa che tutti facciamo, involontariamente, a partire dal momento in cui nasciamo, ma è qualcosa che spesso svuotiamo dei suoi significati più profondi ed intensi. La casa, il luogo centrale dell’abitare, è al centro di questo libro e cerca di recuperare tutti quei significati che col tempo (e con molta poca sensibilità) ha perso. L’azione ed il luogo in cui essa si svolge sono quindi fondamentali e sono strettamente collegate, l’una lo specchio dell’altra, in una complessa relazione reciproca: è proprio qui che si annoda la vicenda del romanzo. Non un protagonista reale, ma fittizio, e così anche le altre comparse del libro, che abita una serie di luoghi (case), complessi e strutturati, in cui si svolgono azioni (abitare) che determinano l’andamento della sua vita. La struttura de romanzo, divisa in capitoli dedicati alle case, risulta nuova ed incuriosisce in modo deciso chi legge, il problema può però essere la reiterazione di questo, in numero molto alto, che può quindi portare alla necessità di staccarsi spesso dalla lettura, proprio per gestire meglio tutti questi stacchi brevi. Si aggiunge a ciò il fatto che fino alla fine alcune questioni non sembrano adeguatamente trattate, ma solo accennate senza aver aggiunto troppo alla storia; molti nodi vengono sciolti, ma altri restano tali.

  • Borgo Sud
     3 su 5

    In uno stile quasi malinconico ma scorrevole, si attende su montagne russe emotive molto piatte un cliffhanger che non arriva mai. Insomma, si attende di capire il problema di Adriana in un una narrazione che è un andirivieni di ricordi (persino il gatto è introdotto dopo 3 o 4 capitoli!), nel mezzo si capisce che il marito poi ex dell'io narrante, Piero, grandissimo consumatore di biscotti, per inciso omosessuale per caso (classico episodio da spiaggia nudisti allo scoccare di mezzogiorno) nasconde un terribile, inenarrabile segreto: è stato sedotto dal lato Oscuro della medicina - l'odontoiatria. Per il resto, non è stato il maggiordomo.

  • Cosa faresti se
     4 su 5

    "Avrebbero conservato verità differenti sulla decisione di quella notte, nessuna sarebbe sembrata loro innocente. Nessuno lo era." In effetti... nessuno lo è. Mai.

  • Il colibrì
     3 su 5

    È un buon libro, si legge con semplicità. Prima a distanza, poi sempre più coinvolti. Non c'è alcun dubbio che Veronesi conosca molto bene l'arte di progettare un'opera di successo. Attraverso la professione della scrittura o la scrittura di professione, compone per il lettore una narrazione estremamente equilibrata e simbolicamente appassionata. A tratti precipita nel cinismo, poi si fa lieve tramite l'interpretazione e l'ironia, lavora e imprime e sbalza ottimamente forme e strutture tradizionali e sperimentali su un modello antropologico e psicologico, nel quale la concezione narcisista risulta fondativa per la costruzione del testo. Ma forse ho un dissenso soggettivo, commentare questo racconto mi mette di fronte a una complessità; da avversario dello storytelling, non sono stato capace di emozionarmi: i libri edificanti spesso mi annoiano e ancora di più ho in antipatia le cose pop (al riguardo, per me tanta psicoanalisi, e invece sul romanzo, fior di critici e scrittori manifestano legittimo e indubitabile entusiasmo). In Veronesi si narra la storia di Marco, situata in una guerra feroce tra verità e libertà, secondo lo stile parlato di un ostentato virtuosismo. Il lettore è temporalmente accompagnato tra il solito amore impossibile, l'infinità di tragedie personali che non possono non commuovere, la fine della vita come dignità ultima, il tema del suicidio con annesso artificio letterario, l'andamento odiosamente tenero, e poi sempre il lettore non può non apprezzare il bel mondo della tradizione “borghese”, valoriale e magistrale: le località eleganti, gli sport elitari, i disturbi della crescita, il pensiero alla moda, la resilienza fatta oggetto di narrazione, con legittima bibliografia di debiti culturali. Per Veronesi è particolarmente importante la filosofia dello sguardo; l'essenza estetica e visiva delle cose ha una centralità che svela sia i significati nascosti nelle cose, sia la realtà a specchio delle emozioni umane, le cose osservate, le conseguenze interiori (l'occhio dantesco degli invidiosi), l'uomo nuovo per il quale io sono ciò che vedo. Sembra che l'autore affidi il mondo del suo protagonista alla negazione e alla sottrazione, al trattenere gli altri, al dolore definitivo di affrontare ogni cosa nell'immanenza dell'io. Ecco, questo lavoro è una ricerca di un Io. Sopra ogni altra possibilità, c'è l'eroe che supera ogni prova: abbandonato dalla moglie mentalmente malata, privato dell'amore genitoriale e filiale, infine destinato a lasciare il mondo in modo eroico. Ma è letterario tutto ciò? O è un gioco sul nostro èthos umano? Veronesi ha una sua risposta, e la concede con fierezza: rende struggente ciò che è intimo, e infine punta tutto sulla rinuncia a ciò che è ricco e terreno come rimedio alla disperazione, ma non prima di aver indicato nella celebrità e nella affermazione l'unica aspirazione e speranza immaginabile, nella ricchezza l'unica risorsa per cambiare il mondo. Insomma, c'è un ragionare elegiaco sulle relazioni umane, fragili e incoscienti, e l'autore spontaneamente nutre il lettore di sentimentalismo e ricercatezza retorica; di nuovo, l'autore espone lo sviluppo degli eventi come già risolti (in quanto pensati, disegnati, creati), descrive una condizione consapevole e casuale e fatta di consistenti scelte e coincidenze, senza indagare le contraddizioni e i conflitti delle ambivalenze esistenziali, la realtà irredimibile del non essere, l'insondabile natura del nucleo crudele della vitalità. Vivere per vivere e morire per morire; quindi, scrivere per scrivere, non scrivere per piacere. Infine, concludendo, una lettura che ho apprezzato ma al tempo stesso mi ha illuso, a causa del mio carattere perturbato, una scrittura che sembra esprimere un alto grado di purezza, spiritualità e inclinazione alla vita, ma non oltrepassa la soglia dell'esperto estro e della costruita perseveranza. “A partire da quell'esperienza, però, la sua vita ha sempre continuato a srotolarsi allo stesso modo: stando ferma per anni mentre quelle degli altri andavano avanti, e poi di colpo eruttando in un improvviso evento eccezionale che lo sbalzava in un altrove nuovo e sconosciuto. Quasi sempre quella transizione produceva dolore e la domanda che ha cominciato a minacciarlo, allora, col suo carico di rabbia e vittimismo, è: perché proprio io, perché proprio a me?”

  • Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio
     5 su 5

    Come si fa a commentare un libro che tocca tali vette? Queste cinque lezioni sono una miniera inesauribile di stimoli e spunti di riflessione, non solo per approcciarsi con sguardo nuovo alla letteratura, ma per orientarsi diversamente anche nella vita! Posso solo ringraziare Calvino che ancora una volta mi ha profondamente colpita e affondata.

  • Tutto chiede salvezza
     3 su 5

    L'ho scoperto tra i candidati al Premio Strega dell'anno scorso e l'ho voluto cominciare subito, senza far passare quel lasso di tempo canonico che mi impongo sempre per valutare bene se un libro è nelle mie corde o meno. Nel corso della lettura ho provato una gamma vastissima di emozioni, dal disorientamento alla tristezza, proprio come i personaggi. Ho però percepito che mancasse qualcosa, e questo senso di incompletezza si è protratto fino alla fine lasciandomi con l'amaro in bocca.

  • Il barone rampante. Oscar Junior
     5 su 5

    Una lettura speciale. Non dovrei parlare della semplicità del romanzo, potrei essere frainteso e pensare che lo considero un libro superficiale o per bambini. Se mi concentro sulla linea sottile che divide l’inverosimile dal plausibile nella storia, sono a un passo dal catalogare il romanzo come surreale. La sua agilità narrativa, così come le sue descrizione di situazioni e personaggi in maniera molto chiara e pulita, mettono il lettore in grado di percepire nitidamente le proprie contraddizioni. Molte volte la storia di Cosimo (protagonista del romanzo) diventa prevedibile. Il lettore può anticipare il ritmo della scrittura non perché sia un susseguirsi di argomenti, ma perché capisce e comprende molto bene il personaggio. [rileggendomi in questo passaggio mi sono capito poco, allora aggiungo una nota sotto per spiegarmi meglio]*1 Italo Calvino utilizza una cornice pseudo-fantasy del passato per raccontare i problemi del presente, coerenza logica nella struttura che lega questo romanzo agli altri due della serie "I nostri antenati": Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente Così, con questo Barone rampante lo scrittore ci porta in una Liguria tardo settecentesca in cui un giovane nobile decide di smettere di poggiare i piedi per terra e vivere per sempre tra gli alberi. Questo ragazzino (poi uomo) è Cosimo (personaggio indimenticabile) e conosciamo la sua storia grazie a Biaggio, suo fratello e narratore. La magia di questo libro sta nel fatto che questa idea di base passa dall'essere un'eccentricità alla cosa più logica del mondo. Calvino è così bravo che fa capire ai sani di mente la logica del matto. Ci fa guardarci allo specchio e chiederci: perché non vivo anch’io sugli alberi? La risposta è semplice: non c'è nessuno più coraggioso e libero di Cosimo Piovasco di Rondò. -- Nota *1) Notta complementare al secondo paragrafo. Per farmi capire meglio vi propongo un esempio pratico così diamo il Nobel postumo a Calvino e la chiudiamo qui. Mettiamo che siamo sul torrente Merdanzo (già con questo nome al torrente, visto l'uso evacuatore da parte di Cosimo, sarebbe da Nobel automatico). Allora, torniamo sul torrente Merdanzo, mettiamo che sia un fiume fresco e cristallino, di colpo vediamo apparire in fondo al fiume un pezzo di qualcosa buttato lì, spazzatura o magari il risultato dei bisogni fisiologici di Cosimo, vediamo nitidamente nell'acqua pulita questo pezzo di merda e pensiamo: Ma cacchio! che fiume sporco! Ma pensate un po' meglio: È più sporco questo fiume che ci permette di vedere la spazzatura nel suo fondale o quello che ci impedisce di farlo a causa delle sue acque torbide? -- Nota *2) Grazie alla magia di internet ho scoperto che il fiume Merdanzo esiste davvero in Liguria, niente Nobel per Calvino.

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