
GIORGIA SERUGHETTI, ROSI BRAIDOTTI, JENNIFER GUERRA, GIÙ LE MANI DAL FEMMINISMO (RIZZOLI, PP. 179, EURO 17.00). Svuotata e manipolata, la parola “femminista” ha perso il suo significato originario. Un unvito a riflettere sulle distorsioni viene dal libro ‘Giù lemani dal femminismo’ scritto da Giorgia Serughetti, Rosi Braidotti e Jennifer Guerra, tre femministe di tre generazioni differenti. Le autrici si mettono in dialogo per ribadire che, pur riconoscendo la forza della pluralità di posizionamenti, correnti e punti di vista, il movimento femminista, con la sua storia passata e i suoi desideri rivolti al futuro, può fondarsi unicamente su “giustizia sociale, uguaglianza, solidarietà e cultura della pace”. E solo difendendo questi caratteri originari potrà contrastare “l’appropriazione da parte delle destre e del capitalismo più sfrenato, continuando ad agire come vera forza trasformativa radicale”.
Le argomentazioni proposte nel libro, pubblicato da Rizzoli, dalle filosofe Serughetti e Braidotti e dalla giornalista e scrittrice Guerra, riportano alla genealogia antifascista, progressista, laica, democratica e antiautoritaria del femminismo.
“Le destre reazionarie si stanno impossessando di temi e parole che accompagnano da decenni le battaglie femministe, e ne stravolgono il significato” sottolinea la nota editoriale. “A esercitare questa espropriazione – continua la nota – sono anche quelle donne di destra che hanno raggiunto posizioni apicali nei governi e nelle istituzioni: quelle che ‘ce l’hanno fatta’ – possibilmente da sole – e che sulla base della logica del successo individuale delegittimano le ragioni della battaglia femminista, che non può essere altro che solidale e collettiva”.