
“SENZA FERMARSI MAI. L’ISEF DI TORINO: UNA STORIA ITALIANA DI SPORT, FORMAZIONE, RICERCA E SENTIMENTI” (Carla Piro Mander e Mariolina Barale, Stamperia Artitica Nazionale, pag. 334) A quasi settant’anni l’Isef di Torino restituisce in un volume la storia, l’evoluzione e l’impegno dei testimoni che l’hanno vissuto e che continuano a trasformarlo. Secondo nato in Italia dopo quello di Roma, a fine Anni Cinquanta, la giornalista Carla Piro Mander e l’ex docente a Scienze motorie Mariolina Barale l’hanno raccontato in 334 pagine ricche di ricordi e di interviste. “Senza Fermarsi mai. L’Isef di Torino: una storia italiana di sport, formazione, ricerca e sentimenti” è un volume costellato da centinaia di fotografie, molte in bianco e nero. Ci sono allievi e docenti, tra cui volti noti dello sport, Livio Berruti per citarne uno, della politica e dello spettacolo, che in qualche centinaio hanno atteso con emozione il libro nella sede di piazza Bernini la sera del 19 giugno. Il volume, il terzo a ripercorrere i passi di quello che è diventato un luogo sempre più aperto alla città, si concentra sugli anni dal 2000 in poi, quando l’assetto cambia, e guarda al futuro.
L’idea dell’Istituto superiore di educazione fisica di Torino inizia a concretizzarsi nel 1958, con sede e qualche attività pratica nel palazzo della Reale Società di Ginnastica, in via Magenta, mentre altri impianti sportivi e aule universitarie si sommano nel completare lo studio. Una convenzione tra Comune, Provincia, Università, Unione Industriali e Camera di commercio, nel 1959 ne assicura il funzionamento, con grado universitario e diploma di durata triennale. La sede si sposta prima in corso Vittorio Emanuele II, poi all’attuale nel 1974: palestre e piscine raccolgono gli studenti abituati a spostarsi nella città. La trasformazione vera e propria in Università è l’aspirazione degli Anni Novanta e un’intuizione dell’allora direttore amministrativo, ora presidente, Antonio Postiglione, consente di anticipare i tempi, facendo laureare molti docenti e allievi agli atenei di Lione e di Bruxelles. Alle discipline classiche negli anni si aggiungono ginnastica ritmica, corsi di sci, fitness, subacquea, vela: l’elenco delle attività che i futuri insegnanti imparano sarebbe lungo.
Vengono creati intanto un centro medico, che dallo sport si allarga in breve a multidisciplinare. Arriva poi la legge per la trasformazione dell’istituto, che nel 1999 vede nascere la Suism, la Scuola universitaria interfacoltà in Scienze motorie.
Sono sette le facoltà che vi afferiscono e al vecchio ente resta una funzione rilevante per la formazione motoria, sancito attraverso convenzioni con Ateneo e Regione. L’equiparazione del diploma Isef alla laurea in Scienze motorie è legge nel 2002.
Gli ultimi decenni di trasformazione sono quelli su cui il libro punta l’attenzione. Sono gli anni di Lione, della Suism, della nascita della Fondazione Isef. Il 2000 è cruciale: l’Istituto superiore di educazione fisica promuove la costituzione della Fondazione Isef Piemonte, un ente di diritto privato che intende assicurare continuità alle attività e al patrimonio culturale dell’Isef. Nascono la società sportiva, l’Università della terza età, la scuola di osteopatia, il Centro di psicologia dello sport, la scuola di musica, quella di nuoto e quella di tennis. Gli utenti sono oltre 15.000, tra cui ad esempio l’oro alle Paralimpiadi di Parigi 2024 nei 100 farfalla, Carlotta Gilli: “Sono otto anni che la mattina mi sveglio col sorriso sapendo che andrò lì ad allenarmi” dice.