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Pubblicado da Collezionista di News in 7 Settembre 2025
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    (dell’inviata Mauretta Capuano) “A lungo ho avuto questo senso non solo d’impotenza, ma anche di inadeguatezza a dire o a scrivere su quell’orrore che sta perpetrando l’esercito israeliano in nome del governo, dello Stato e adesso anche del popolo israeliano, nello sterminio dei palestinesi”. Antonio Scurati in dialogo con Marcello Fois nell’ultimo giorno del Festivaletteratura di Mantova, in un evento sold out a Piazza Castello, lo dice indicando la T-Shirt con la scritta Free Palestine appesa sul tavolo dallo scrittore sardo.
        “Ti senti così poca cosa con la parola che puoi pronunciare rispetto all’entità dell’orrore che a volte hai quasi pudore di parlarne. E invece no, bisogna continuare a parlare, non solo esibire simboli per tantissime ragioni” sottolinea l’autore della saga in cinque volumi M. che si è conclusa con La fine e il Principio, pubblicata da Bompiani. Con il prossimo libro, che non si sa se sarà il primo di una nuova saga, lo scrittore passerà a Feltrinelli.
        “Non ho esitato, come altri, ad usare la parola genocidio dopo una lunga riflessione, proprio perché a lungo mi sono occupato dei genocidi. Uno, non il principale, degli aspetti terribili di questo scellerato genocidio che Israele sta compiendo ai danni della popolazione palestinese è che Israele sarebbe, e ormai uso il condizionale, una democrazia. Noi che crediamo nella democrazia di fronte a questo siamo doppiamente sgomenti, perché ci siamo forse illusi e raccontati che una democrazia non avrebbe mai potuto condurre una guerra d’aggressione, una guerra di sterminio, non avrebbe mai potuto compiere un genocidio, che quelle erano cose di cui si macchiavano le dittature, gli stati totalitari” dice Scurati all’incontro dedicato a ‘Il romanzo è democrazia’. “Non che le democrazie siano stati esenti da gravi colpe e responsabilità nella geopolitica degli ultimi decenni, ma forse ingenuamente io ero tra quelli convinti che una democrazia non avrebbe mai potuto macchiarsi di un crimine storico della portata di quello di cui si sta macchiando Israele, il suo governo e il suo Stato in questi giorni. E qui, insieme a tutti voi, sono a chiedervi che cosa sia una democrazia” dice con partecipazione Scurati.
        “Bisogna battersi, la democrazia lotta per la democrazia costantemente” afferma lo scrittore che nell’appassionato dialogo con Fois dice di “credere nel romanzo come me forma di democrazia aperta a tutti”. Come può la conoscenza rimanere isolata dal mondo, dalla società, anche in politica?” chiede.
        Poi parla di quando era un ragazzo negli anni ’80, in un’epoca “di deciso disimpegno, in cui era sempre sabato sera”. Spiega di non venire “da una stagione di militanza e impegno politico” e sottolinea che per “aver scritto dei romanzi su un argomento esplosivo si è trovato ad essere bersaglio di accaniti odi e attacchi anche dei più alti rappresentanti e governi di questo Paese e questo dimostra che la letteratura è una forma di conoscenza perché altrimenti non si sarebbero presi il disturbo”.
        Scurati denuncia anche che “la qualità della vita democratica nel nostro paese è sulla via di un veloce scadimento” e cita Milan Kundera che definiva il romanzo “il paradiso degli individui. Una palestra di democrazia perché vi trovano posto tutti gli individui e lettori. Ed è vero anche oggi”. Sottolinea che “l’offerta culturale ha sempre creato la domanda, non l’ha mai seguita, ma bisogna mettere le persone in grado di accedervi. La scuola dovrebbe essere la prima, ma non riesce. Ma io sto dalla parte della scuola con i suoi limiti, perché ha il compito immenso e improbo di favorire un cambiamento epocale.
        Dovremmo mettere tante risorse e invece non mettiamo niente.
        Viva la scuola” sottolinea fra gli applausi.
        Lo scrittore mette in evidenza anche “l’imbarbarimento del dibattito pubblico, la divisione in tifoseire, che è una triste realtà italiana ed è responsabilità di tutti noi, ma soprattutto di chi non ha rispetto della democrazia. Questo eccesso è il pendolo di una polarità in cui direttori di giornali, presidenti del consiglio additano i cittadini all’odio pubblico”.
        Nel suo lungo intervento racconta anche la genesi di M. e risponde a qualche domanda del pubblico. “Dovremmo pensare in termini di numero di lettori anche quando non arrivano da cose commerciali. Per esempio le Biblioteche che devono essere finanziate, devono avere fondi per comprare nuovi libri”.
       
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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