
(di Laura Valentini) SAFAA ODAH ‘SAFAA E LA TENDA. DIARIO DI UNA FUMETTISTA DA GAZA’ (FANDANGO LIBRI, pp 176, 18 EURO) – Le bombe, la lotta per il cibo, la vita sotto le tende con la sabbia che si infila dappertutto, i topi che incombono negli accampamenti e ovunque, onnipresente, la fame: la vita quotidiana degli sfollati di Gaza si dispiega davanti agli occhi attraverso le vignette dal tratto morbido di Safaa Odah, fumettista e artista dell’animazione, nata nel 1984 a Rafah e come tanti suoi connazionali sfollata piu volte: dal campo profughi di Al-Mawasi ha continuato a disegnare, usando le pareti della tenda quando la carta era finita. Ora il suo lavoro realizzato tra ottobre 2023 e dicembre 2025 è raccolto da Fandango Libri nel libro ‘Safaa e la tenda’ dal sottotitolo ‘Diario di una fumettista da Gaza’, insieme a una postfazione di Pat Carra con intervista all’autrice. Dalla sorpresa iniziale delle bombe, all’esodio tra speranze di pace e bimbi che hanno fame o rimangono menomati, fino a una vignetta dello scorso marzo dove si fa largo la disillusione e un testo accluso recita: ‘Purtroppo la guerra è ricominciata. Rafah, la mia città, è sottoposta a pesanti bombardamenti e assiste all’esodo di quel che resta dei suoi abitanti. Non sappiamo quale sarà il nostro destino, siamo in preda all’ansia e alla paura. Quando finirà questo incubo?’. Safaa racconta due anni di genocidio attraverso immagini straordinarie, cogliendo il dolore e la resistenza del popolo palestinese nei dettagli della vita quotidiana, ma con un forte simbolismo (c’è chi per addormentarsi conta i topi e non le pecore oppure un cuore regalato puo’ diventare aquilone o giaciglio) e lo fa intrecciando emozioni diverse, sguardo femminista, senso dell’umorismo, forza della contro-informazione. “Per mangiare si deve ricorrere agli aiuti ‘umanitari’, che con l’umanità non hanno nulla a che fare” scrive come commento a una vignetta dove gli aiuti a forma di cuore cadono lontano (a differenza delle bombe). Safaa Odah ritrae l’inferno di Gaza per metterne in luce l’aspetto semplicemente umano, capace di parlare a chiunque.
C’è spazio anche per il ritorno a Gaza, con quella che è la prima alba di pace dopo due danni di guerra, nell’ottobre del 2025. L’arrivo di una minima quantità di gas che dà un barlume di speranza, l’aumento dei prezzi della carne, la mancanza della città natale, Rafah. Poi una riflessione sulla condizione femminile. Da una tenda parte una scala che sale in alto e porta a uno scivolo: ma si arriva difilato a un’altra tenda. Così, scrive, le ragazze ‘scivolano’ nel matrimonio precoce “Ho incontrato Safaa sui suoi social nel 2024”, racconta la curatrice Pat Carra nella postfazione. “Le ho chiesto subito di collaborare alla rivista Erbacce e in redazione le abbiamo dedicato la rubrica ‘Una tenda in Palestina’”. Quando è uscito il libro in inglese Safaa and the Tent (Licaf, febbraio 2025) “ho acquistato due copie e le ho inviato una foto, che lei ha postato sui social con un testo: Vivo un tempo gravato dalla fame e dal deperimento, sono assediata da una desolazione intollerabile. Però… dall’altra parte del mare, giunge una voce calda come la luce, che mi sussurra: Non sei sola… là ci sono cuori che ti sentono e ti tendono un filo di speranza”.