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Pubblicado da Collezionista di News in 22 Giugno 2025
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    (di Elisabetta Stefanelli) A Cervia Grazia Deledda passava le lunghe estati, la scrittrice sarda lo fece per molti anni a partire dal 1920 fino alla morte avvenuta nel 1937, e si concedeva spesso lunghe, solitarie passeggiate in un paesaggio, tra pinete e dune, allora incontaminato dove sognava di essere un gabbiano. Qui le capitava certamente di incontrare molte specie di animali e ci sono oltre trenta novelle scritte dall’autrice che hanno come protagonisti gli animali, molti ne suggeriscono anche il titolo. Come quella commovente che ha come protagonista Il cinghialetto. Ma da allora a oggi molte cose sono cambiate nel paesaggio della zona e la cosa spettacolare è che se molte specie sono scomparse, altre hanno trovato un nuovo habitat diventando il simbolo di un territorio bellissimo che nonostante l’urbanizzazione, mantiene un habitat a tratti selvaggio. Lo raccontano Eraldo Baldini e Massimiliano Costa nel libro ‘Romagna selvatica, ieri e oggi’ (Il ponte vecchio), che è stato al centro di un incontro nell’ultima edizione del festival dedicato a Grazia Deledda, ”Una Nobel a Cervia”.
        Proprio nel giardino di Villa Caravella, allora affacciata sul mare, che acquistò nel 1928, la premio Nobel trascorreva le sue giornate. ”Sicuramente – racconta Massimiliano Bruno – la scrittrice aveva modo di incontrare ogni tanto una lontra. Ora non ce ne sono più, sono scomparse negli anni Settanta. Viveva nelle paludi ed era molto diffusa tanto che si usava dire ‘sei sporco come una lontra’ per l’abitudine di questa specie di giocare rotolandosi nel fango. Poi ad un certo punto fu considerata dannosa e la campagna contro la sua diffusione fu talmente violenta da segnarne l’eliminazione totale”. Stessa sorte nel tempo è accaduta a tanti animali della zona, c’erano ad esempio gli orsi che non sono mai più tornati mentre è tornato il lupo. C’erano i pellicani e i castori, la volpe, il tasso e la faina, tutti animali considerati da abbattere.
        Protagonista di una sua novella è la tortora (La morte della tortora), ma non si tratta della tortora dal collare orientale che si vede oggi e che in Romagna è arrivata solo negli anni Sessanta. Era la tortora selvatica, un migratore. Poi nei suoi racconti ci sono cavalli, aquile, e appunto lupi.
        La leggenda poi vuole che nella pineta di Cervia di fossero appunto i cervi, da cui secondo alcuni la località avrebbe preso il nome. ”É una leggenda che viene da lontano – spiega ancora Costa – perchè la pineta ospitava cervi fino al diciottesimo secolo. Se ne parla in un testo del 1774, Istoria Civile E Naturale Delle Pinete Ravennati dove si parla di una presenza occasionale di cervi mentre il daino fu introdotto successivamente. Quello che è certo è che ai primi del Novecento, quando Deledda era qui, non ce ne potevano essere.
        Oggi comunque nel bosco della riserva naturale di Mesola ci sono almeno 200 cervi”. Quello che sicuramente Grazia Deledda non ha mai visto, ed ora è una delle maggiori, meravigliose attrazioni della zona, è il fenicottero rosa. ”I primi sono arrivati negli anni Novanta, due esemplari sparuti furono però segnalati nel 1937 ma la prima colonia vera e propria nella Salina di Comacchio è del 2017. Nel 2021 lì sono state contate 10 mila coppie nidificanti. Ad oggi Comacchio è l’unico luogo di nidificazione”. Deledda poteva però osservare il lupo: ”il lupo non è una specie di montagna, in montagna è fuggito per scappare lontano dall’influenza degli dagli umani che lo cacciavano. La colonizzazione umana – racconta ancora Costa – l’ha spinto verso zone più remote e qui ha trovato un equilibrio con le prede selvatiche. Ora i lupi sono tornati, così come i cinghiali ed iniziano ad essere così numerosi da essere passati da specie totalmente protetta a soltanto protetta. Bisogna che rimanga in equilibrio, che non entri in contatto con la specie umana. Non dobbiamo permettergli di interagire con noi perchè questo rovina il suo equilibrio”.
       
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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