
ANTONIO ANDREUCCI, PROPAGANDA E VERITÀ (PAV EDIZIONI, PP 320, EURO 15) Sospettare delle parole, in fondo, è già un modo per difendersi.
Da qui parte ‘Propaganda e verità’, il libro in cui Antonio Andreucci ricostruisce forme e metamorfosi della propaganda, dai classici della filosofia fino al paesaggio affollato della comunicazione contemporanea.
Il sottotitolo, ‘Da Socrate a Berlusconi, come essere manipolati e vivere felici’, chiarisce subito l’impianto di un saggio narrativo che attraversa secoli e figure diverse: Socrate, Le Bon, Freud, la Chiesa, Goebbels, Hitler, Mussolini, Putin, fino agli influencer e al marketing dei social. Non una semplice rassegna storica, ma un viaggio nei meccanismi che orientano il consenso e modellano la percezione della realtà.
Andreucci non arriva a questo tema da osservatore esterno: giornalista e scrittore, tra Italia e Spagna, ha lavorato all’ANSA come responsabile della redazione Abruzzo-Molise e come corrispondente dalla Penisola iberica. Nel suo percorso giornalistico ha ottenuto la targa del presidente della Repubblica per il premio cronisti Unci 2010 e il premio ‘Polidoro’ alla carriera nel 2020. Nel libro si avverte anche il passo del cronista: più che chiudere il discorso in una teoria, l’autore raccoglie esempi, connessioni, genealogie del potere e del linguaggio.
Il punto più interessante è che la propaganda, qui, non resta confinata ai regimi o al Novecento. Cambiano i mezzi, non la sostanza. Un tempo c’erano i manifesti, i pulpiti, i cinegiornali, oggi ci sono profilazione e influencer. La manipolazione si è fatta più sottile proprio perché meno visibile. La parte più attuale del libro è forse quella dedicata ai nuovi media. Andreucci mostra come la propaganda non abbia perso forza nell’epoca digitale, ma abbia semplicemente cambiato pelle. Se un tempo passava attraverso comizi, manifesti e giornali di partito, oggi si muove nei feed, negli algoritmi, nelle raccomandazioni automatiche, in forme di persuasione più difficili da riconoscere.
Il libro, vincitore dei premi ‘Brancati’ e ‘Nabokov’ per la saggistica inedita, non si limita però alla diagnosi. Prova a indicare una forma di resistenza possibile: capire come veniamo orientati, riconoscere le tecniche della persuasione, difendere uno spazio di dubbio. Non promette salvezza, che sarebbe già propaganda. Ma ricorda una cosa semplice eppure quanto mai dimenticata: la libertà di giudizio va allenata, ogni volta, contro le parole troppo facili.