
(di Amalia Angotti) “Siamo noi a dovere reagire personalmente, non la nostra cultura. La cultura a volte è impotente davanti ad alcuni fatti come il Trumpismo. Trump ha creato il suo potere inventando dei capri espiatori e tra questi c’è la cultura, si può vincere un’elezione disprezzando la cultura”. Daniel Pennac ha aperto al Circolo dei Lettori di Torino Francesissimo, il nuovo festival curato da Fabio Gambaro, già direttore di Italissimo, che si svolge a Parigi da dieci anni. Il pubblico lo ha accolto con entusiasmo e ha riempito tutte le sale del Circolo.
Pennac ha proposto di intitolare il festival a Stefano Benni, suo grande amico. “E’ stato lui – ha ricordato – a dire a Feltrinelli che se non avesse pubblicato il mio libro Il paradiso degli orchi se ne sarebbe andato. E gli editori non restano insensibili di fronte a minacce come questa”.
“Viviamo in un’epoca pericolosa, lo spirito delle persone può essere molto cattivo”, ha detto Pennac ricordando che Nonnino, il cattivo dell’ultimo romanzo ‘Il mio assassino’ nasce proprio “speculando sull’ignoranza, su coloro che sono conformi alla società dei consumi. Anche la vittoria di Trump nasce dai deficit del sistema scolastico americano, ha giocato molto sul complesso di inferiorità delle persone, sul loro odio per l’elite privilegiata. Trump non è un imbecille e ha capito come poteva sfruttare tutto questo”.
La lettura è l’unico mezzo, ha spiegato lo scrittore francese, per evitare che su debbano introdurre i metal detector nelle scuole come avviene in Italia. “Leggete ai bambini sin da quando sono piccolissimi e buttate via i cellulari, si usano troppo. Il giorno in cui il ministero dell’istruzione francese ha dato l’autorizzazione agli studenti di portare a scuola il cellulare ha dato loro un vero motivo per uscire dalla scuola”. Pennac ha aggiunto che ai giovani “non bisogna dire leggete ‘per’… per diventare istruiti o per un qualsiasi motivo. Noi in realtà leggiamo ‘contro’, contro la noia, contro qualcosa che non ci va, contro la pioggia, perché ci hanno messo in fondo alla classe e la lezione è particolarmente noiosa. La lettura è un atto di resistenza ai vincoli che ci vengono imposti” “Perché scrivo? La scrittura è la mia casa, come lo è la lingua francese. Non c’è una finalità. Io scrivo ci sono persone che leggono e si creano dei legami. Si scrive per alimentare un terreno fertile dal quale nascono altri scrittori, musicisti, artisti che creano nutrendosi di quello stesso terreno fertile in cui ci sono anche i miei libri. Ci sono persone che scrivono come reazione contro il vecchio Pennac, altri che scrivono per lodarlo, altri se ne fregano completamente e manco lo leggono”.
In questo “terreno fertile” Pennac mette alcuni autori italiani che dice di amare: Silvia Avallone, Erri De Luca e Antonio Moresco. “Quello che scrivo continua a nutrire questo terreno fertile”, conclude lo scrittore tra gli applausi.
Al Circolo del lettori, diretto da Giuseppe Culicchia, per chiudere Francesissimo domenica arriva lo scrittore algerino Boualem Sansal, arrestato nel 2024 e liberato grazie a una vasta campagna internazionale nel novembre 2025. E’ per la prima volta in Italia dopo la scarcerazione.