
PAOLO RUFFILLI, INCANTO E DISINCANTO – VOCI DELLA POESIA ITALIANA DEL NOVECENTO (IL RAMO E LA FOGLIA, PP 232, EURO 19). Un viaggio nella poesia italiana del Novecento attraverso le 71 voci più importanti, da Elio Filippo Accrocca fino ad Andrea Zanzotto, passando per Giorgio Bassani, Giovanni Comisso, Guido Gozzano, Mario Luzi, Eugenio Montale, Elsa Morante, Aldo Palazzeschi, Clemente Rebora e Giuseppe Ungaretti.
È ‘Incanto e disincanto’, il nuovo saggio di Paolo Ruffilli, poeta, scrittore e critico letterario, per l’editore Il ramo e la foglia, che ripercorre il secolo della frantumazione della coscienza mediante l’esperienza umana e creativa degli scrittori capaci di affrontare con la parola un mondo in continuo mutamento. “Da qui la natura frammentaria della poesia del Novecento, che è fatta, appunto, di frammenti e di vuoti, di strappi, di assenze e di buchi. Come già si era delineata, in parallelo, la musica del Novecento: a singulto, sincopata, dodecafonica, seriale, tonale”, sottolinea Ruffilli. La prima a risentirne è la metrica, col “verso libero”, cioè l’adozione di un verso fissato solo sul ritmo interiore dell’autore, che diventa dominante nel panorama letterario novecentesco.
Introdotto ai primi del secolo da Domenico Gnoli, fautore con lo pseudonimo di Giulio Orsini di un rinnovamento se non del linguaggio, almeno delle forme metriche tradizionali, venne poi usato da Gabriele D’Annunzio nelle ‘Laudi’ e da Enrico Thovez, che si ispirava direttamente ai ‘Canti’ di Leopardi. Per poi diventare il metro preferito dalla poesia futurista, in particolare da Lucini e Marinetti, interpreti della nuova forma fino al virtuosismo. Con anche una mediazione significativa di Giovanni Pascoli. Dal libro di Ruffilli emerge una straordinaria molteplicità di voci: gli autori italiani sono riusciti a tradurre in elaborazione letteraria la crisi di identità, la perdita delle coordinate, la consapevolezza del moto di deriva dentro il mistero della vita, la riflessione esistenziale, il tentativo di ricomposizione di un ordine minimo. Tutto questo in un tempo segnato da tragedie e sconvolgimenti, come le due guerre mondiali, da cambiamenti epocali a livello sociale, da un mutamento se non annullamento dei punti di riferimento. Ruffilli entra con discrezione e profondità nell’esperienza individuale e letteraria di ciascuno dei poeti per farne un ritratto che va oltre la biografia: ricorda in questo modo come il loro lascito letterario resti potente, attuale e fondamentale nel mondo contemporaneo ancora più convulso.