
(di Marzia Apice) NICOLETTA POLLA-MATTIOT, IL SILENZIO È RIVOLUZIONE. Ascoltare il suono segreto della vita (Einaudi, pp.144, 15 euro).
Accogliere il silenzio e prestargli ascolto equivale a un atto politico, a una forma specifica di resistenza a quel sottofondo incessante di rumori, stimoli, informazioni a cui la vita quotidiana ci sottopone. Per Nicoletta Polla-Mattiot, “Il silenzio è rivoluzione”, come scrive nel suo omonimo saggio edito da Einaudi, libro che rappresenta una sorta di invito a considerare il tacere di voce, suoni e rumori non come un vuoto ma come una risorsa.
Giornalista, studiosa del silenzio come strumento di comunicazione dal 1988, con attività di ricerca e didattica, Polla-Mattiot racconta l’assenza di suono per aprire a noi lettori nuove opportunità di conoscenza: del nostro mondo interiore, in primis, ma anche della realtà che ci circonda.
Affrontare il silenzio può far paura, perché destabilizza, mette a disagio e sembra togliere ogni certezza: interessante in questo senso è il racconto che l’autrice fa dell’esperienza nella camera anecoica in cui in pochi riescono a resistere più di qualche minuto, o delle pause da prendersi nel rumore urbano o ancora delle strategie di marketing che trasformano la quiete in un vero e proprio bene di lusso. Eppure, dice Polla-Mattiot, il silenzio dà l’occasione di “sbilanciarsi per rimanere in equilibrio, esporsi per allargare i sensi e, insieme a essi, il senso di sé”.
Tante le storie, i dati e le suggestioni offerte al lettore in questo piccolo ma denso saggio che celebra la possibilità di ascoltare ciò che non fa rumore, proprio nell’epoca in cui quest’ultimo è onnipresente. Uno dei maggiori fraintendimenti legati al silenzio è la convinzione che esso corrisponda a una sostanziale inattività o, peggio, a una assenza di stimoli. Al contrario, nel momento in cui il cervello non percepisce più suoni allora si attiva. Ed è in questo “accendersi” della mente che il silenzio può aprire all’uomo un ventaglio di affascinanti possibilità. “Pare che l’assenza di stimoli, compiti, calcoli e finalità consenta di raggiungere finalmente quell’isola del sé che rappresenta l’inattingibile punto d’incontro fra silenzio interno ed esterno”, si legge nel libro, “per la scienza è uno spazio di lavoro rilevato dalle scansioni cerebrali, per la meditazione è la coscienza estesa di sé e del mondo”.
Se accolto, il silenzio è dunque il punto di partenza per una nuova ecologia sociale ed esistenziale: quello che sembra essere “uno dei beni e dei bisogni più disattesi” dall’uomo, è in realtà uno spazio da abitare, anche e soprattutto per restituire – nel frastuono alienante in cui viviamo – valore e potere alla parola, riportandola alla sua funzione originaria.