
(di Elisabetta Stefanelli)
AA.VV, ‘IMMORTALE PAROLA’ (Crocetti editore, pag. 499, euro 40).
Milo De Angelis, Nicola Crocetti e Davide Brullo insieme per dare vita, come curatori d’eccezione, ad una nuova collezione di versi a dir poco coraggiosa e sicuramente da non perdere, ”Immortale parola”, ovvero l”’Antologia della poesia italiana dalle origini ai giorni nostri”. Nelle quasi 500 pagine del volume – che si chiudono come una volta con una manciata di pagine bianche tutte da riempire di immancabili riflessioni – si parte da Giovanni Di Brienne, nobile del XII secolo, per arrivare a Giovanni Giudici in ordine cronologico, o da Paolo Abriani a Remigio Zena in ordine alfabetico. Passando per grandi classici come Ludovico Ariosto e Giuseppe Gioacchino Belli, Giovanni Boccaccio e Gabriele D’Annunzio, Guido Cavalcanti e Ugo Foscolo, Galileo Galilei e Vittorio Imbriani, Alessandro Manzoni e Antonia Pozzi. A Milo De Angelis, che ha firmato anche l’introduzione chiediamo: Quali sono stati i punti di sovrapposizione tra i tre curatori, gli autori di cui non si può assolutamente fare a meno? Ci sono state sorprese? Come siete arrivati alla scelta finale? ”L’antologia – risponde all’ANSA De Angelis – è stata preceduta da una serie di incontri preliminari sulle presenze “storiche” e sui poeti imprescindibili di ciascun secolo (da Dante Alighieri a Eugenio Montale) ma anche sulle preferenze “personali” di ciascuno di noi: da Giacomino Pugliese, per esempio, a Bernardo Tasso a Gian Giacomo Menon, autori non centrali nella storia poetica del nostro paese e tuttavia capaci di occupare un posto caratteristico che di comune accordo andava testimoniato. A ciò si aggiunge una sintonia di fondo fra i tre curatori, che ha reso più facile le cose”.
Scelta durissima un componimento a testa con alcune assenze eccellenti, come quella di Amelia Rosselli ad esempio e molte altre poetesse. Il Novecento è stato forse penalizzato? ”Avvicinandosi al Novecento, la scelta effettivamente si è fatta più difficile. Ma non per l’assenza di poetesse, che qui sono ben rappresentate (da Maria Brunamonti a Contessa Lara, Vittoria Pompily, Amalia Guglielminetti, Ada Negri, Luisa Giaconi, Sibilla Aleramo, Egle Marini, Antonia Pozzi, Cristina Campo) quanto per l’interferenza della propria conoscenza personale degli autori contemporanei, oltre a un’imbarazzante e concretissima questione di diritti d’autore e relativi costi, al punto da assegnare uno spazio insufficiente a poeti importanti come Sereni o Fortini e addirittura escludere poeti da noi stimati, come Vittorio Bodini o Maria Luisa Spaziani, che però sicuramente entreranno in una futura ristampa. Quanto ad Amelia Rosselli, nata nel 1930, vorrei ricordare che l’antologia arriva fino ai poeti nati un secolo fa, ossia nel 1925”.
Alla fine quale trova che sia il filo conduttore e il messaggio, oggi, di un’antologia poetica come questa? ”Il filo conduttore è la scoperta di autori assenti dalle antologie scolastiche, a volte in modo inspiegabile, che possono diventare un piccolo tesoro per l’appassionato di poesia. C’è poi l’indicazione di testi meno conosciuti di scrittori celebri, i quali vengono rappresentati troppe volte con le stesse opere.
C’è infine la proposta di poeti anomali rispetto allo spirito dominante nel loro secolo – magari rigorosamente sobri in epoca barocca o lussureggianti in pieno Illuminismo – dal momento che ai tre curatori è sempre piaciuta questa solitaria e testarda singolarità della parola poetica”.