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Pubblicado da Collezionista di News in 9 Luglio 2026
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    (di Mauretta Capuano) Non sorride mai e non riesce a farlo neppure davanti alla vittoria del Premio Strega 2026 Michele Mari. “Non ne sono capace, verrebbe fuori un ghigno” ammette lo scrittore che è passato indenne a polemiche, attacchi, scuse e ritrattazioni nel percorso accidentato dell’edizione degli 80 anni del più importante riconoscimento letterario italiano, dopo l’affaire del pulmino in cui avrebbe pronunciato frasi offensive nei confronti di Michele Murgia, morta nel 2023, provocando la reazione di Teresa Ciabatti, anche lei finalista.
        Il giorno dopo la premiazione, che si è svolta per la prima volta l’8 luglio in piazza del Campidoglio, l’autore de ‘I convitati di pietra’ (Einaudi) che ha avuto 190 voti, dice all’ANSA: “Non sono fatto per le polemiche, lascio perdere piuttosto, lascio che venga detto tutto e di più su di me. Non ho l’indole di chi controbatte, anche perché la mia reazione è quella di ignorare, quella di non leggere, quella di non sapere”. “È una forma di autodifesa – spiega lo scrittore – anche perché è successo un pandemonio senza che io realmente capissi per cosa e perché. Soprattutto mi ha stupito che le mie parole, che non volevano offendere nessuno, siano state lette in chiave sessista”. “Mi ricordo – continua Mari che sulla questione ha mantenuto, dopo le scuse a Ciabatti, un impenetrabile silenzio – che quando ho parlato, mi riferivo alla persona, indipendentemente dal suo sesso, quindi uomo o donna che fosse. Quando qualcuno non si sente, come dire, approvato sul piano dei canoni estetici o dei canoni comportamentali è inevitabile che sviluppi una dialettica, una logica, una combattività, un’intelligenza, una creatività maggiore. Se tu ti senti disapprovato diventi poi un combattente, un titano, questo può riguardare anche la mia stessa vita. Come quella di un nerd, di chi si sente un brutto anatroccolo o come i bambini nei romanzi di Stephen King che spesso sono grassottelli, hanno gli occhiali spessi come fondi di bottiglia e però sono poi più intelligenti, sono quelli che hanno il coraggio di affrontare il demone, il male. Il mio era un discorso sulla reazione alle nostre frustrazioni, alle nostre insoddisfazioni, non c’era nulla di offensivo, nulla di personale, nulla di sessista.
        Quindi ho volutamente evitare di tornare sull’argomento”.
        Mari, 70 anni, rivendica anche: “se c’è qualcuno che non ha il culto del canone, della perfezione, che è solidale con chi si sente tagliato fuori o con chi è insoddisfatto del proprio aspetto, sono io. Quindi ho la coscienza opposta da questo punto di vista, sono rimasto veramente stupito dal putiferio che si è scatenato. Però ripeto, se qualcuno si è sentito leso, toccato o ferito, ho chiesto scusa, ma la mia non era una ammissione di colpa bensì una forma di civiltà, di rispetto, di cortesia”.
        Con Teresa Ciabatti, che si è posizionata al quinto posto con 75 voti per ‘Donnaregina’ (Mondadori), accusando più degli altri il contraccolpo delle polemiche, vi siete alla fine chiariti? “Si, si sono ristabiliti dei rapporti, anche cordiali, mi ha fatto specie che ci fosse stata questa tempesta mediatica. Parlandoci ci siamo chiariti e ci si sarebbe potuti chiarire anche subito, anche in tempo reale. Quindi, per quanto mi riguarda, non ho contenziosi, non ho come dire residui di polemica in serbo, non ne ho mai avuti in tempo reale, quindi tantomeno adesso”. Ma come mai siamo immersi in un mondo di polemiche continue, anche nel mondo letterario, culturale? “Siamo come dire sempre più colonizzati dalla televisione che è sempre più cialtrona, è sempre più basata sull’insulto, sulle grida. C’è una cultura del litigio, della rissa che poi si unisce al pettegolezzo, alla malignità, tutte cose che non dovrebbero avere a che fare con la letteratura”.
        Un po’ provato dal lungo tour dello Strega che riprenderà l’11 luglio da Lonato del Garda, se l’aspettava ancora di vincere? “Sapevo che c’era una possibilità forte, però non ne avevo la certezza. Dopo la bagarre che è successa mi sono detto bisogna vedere che atteggiamento avranno molti degli Amici della Domenica. Comunque se fosse stato coinvolto Nucci (arrivato secondo con 152 voti per il suo Platone (Feltrinelli), con uno scarto di 38 voti come in sestina ndr) in questa polemica io non avrei voluto vincere speculando sulle disgrazie altrui”.
        Cinico, duro, ‘I convitati di pietra’ è romanzo corale in cui un patto goliardico , di sangue e di denaro, si trasforma in una competizione feroce, tra trenta compagni di classe di un liceo milanese, il Berchet, lo stesso frequentato dallo scrittore, nel 1974, dopo gli esami di maturità. Una lotteria che li legherà per la vita e la morte, ma che alla fine vedrà i protagonisti rimasti mostrare la loro umanità. “Mentre scrivevo mi rendevo conto che il fatto stesso di essere rimasti sulla pagina per molto più tempo degli altri aveva reso questi personaggi oltre che più familiari al lettore, più umani, empatici, capaci di vera amicizia. Prima tutto fra loro si era svolto all’insegna della competizione più aspra, più spietata e più anaffettiva.
        Le coordinate spaziali, istituzionali, cronologiche sono quelle mie, ma non c’è alcun rapporto tra i miei compagni di classe storici e questi compagni immaginari” dice lo scrittore che a quelli veri, ne sono rimasti una quindicina, offrirà una cena a settembre, come promesso. Vincitore anche del Premio Strega Giovani 2026, cosa è piaciuto ai ragazzi? “Credo il meccanismo di identificazione e quello narrativo dell’intrigo, della macchina a eliminazione che suscita sempre una sorta di voyeurismo sadico”.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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