
(di Chiara Venuto) LAURA NICCHIARELLI, ‘MAREA’ (66thand2nd, pp. 216, euro 17).
Le storie del nostro passato tornano sempre. Anzi, a volte sembrano non volerci proprio lasciare. Tutti i cerchi, però, prima o poi devono chiudersi. Ed è proprio in quel punto che il racconto che facciamo di noi si completa e possiamo finalmente ritrovarci. Potremmo dire che è questa la storia dietro ‘Marea’, opera prima di Laura Nicchiarelli, uscita per 66thand2nd (pp.
216, euro 17) in pieno inverno – ma che di freddo ha davvero poco.
Tutto comincia con la vicenda di Nico, che nel luglio di quando aveva cinque anni scompare per sette ore dalla spiaggia di Punta Ala, nella Maremma grossetana, facendo preoccupare tutti. Poi, ci si sposta nel tempo e si torna molti anni dopo nello stesso posto, quando Livia, la zia di Nico (che intanto è andato a vivere a Londra), decide di invitarlo nella casa di famiglia insieme ad altri amici misteriosi. Le vicende a questo punto si intrecciano, in alcuni casi di nuovo, e siamo catapultati all’interno delle angosce e dei fantasmi di sei persone diverse. Tra queste c’è Leo, altro protagonista della storia, che trova una vecchia cartolina tra le pagine di una copia de ‘L’isola di Arturo’ di Elsa Morante. In quel foglietto di carta c’è una rivelazione che gli permetterà di uscire dal blocco dello scrittore e cominciare il romanzo che sogna da una vita.
E, magari, salvare persino una relazione collassata nelle sabbie mobili dell’insoddisfazione.
Ma per un interessante gioco del destino è solo quando tutti coloro che c’erano quell’estate di tanti anni prima arrivano finalmente nella stessa località che i nodi si sciolgono.
Bianca, la cugina di Nico, diventa la chiave di tutto e la figura risolutrice, non tanto per le sue azioni quanto per il simbolo della sua presenza, seppur carica di rimorsi.
Nicchiarelli, scrittrice romana classe 1991, si presenta in libreria con un esordio inquieto ma toccante, che ha molto a che vedere con la ricerca del “posto a cui si appartiene” e il rapporto con l’altro. “Chi è vivo per davvero non basta mai a sé stesso – scrive -. Se l’uomo fosse un’isola la vita sarebbe un esilio”. Eppure, l’amore è un’arma a doppio taglio, che divora e ci acceca rispetto a quel che potremmo essere o ricevere. “Penso che nessuno proverà mai nei miei confronti un’attrazione tanto sregolata da farsi minaccia – riflette uno dei personaggi – un desiderio infestante capace di ferirmi”.
Punta Ala, da luogo di carezze estive, si trasforma nella voragine che risucchia ogni individuo e lo risputa nel mondo in una nuova forma. Non tutti i segreti dei volti della storia ci vengono svelati, ma è giusto così: la pace rispetto a ciò che è stato, in fondo, è frutto di una riflessione che non può essere del tutto spiegata.