
La testimonianza intensa di Dacia Maraini sulla sua infanzia nel campo di internamento giapponese di Nagoya ha segnato una delle giornate più partecipate della Fiera Internazionale del Libro di Vienna Buch Wien, che si conclude oggi. L’autrice ha presentato al pubblico austriaco la nuova traduzione tedesca del suo libro Vita mia, offrendo ricordi e riflessioni che hanno profondamente coinvolto i presenti.
Al centro del suo intervento, anche una dichiarazione che sintetizza la sua visione del lavoro sulla memoria: “La memoria è una forma di resistenza. Ho deciso di scrivere questo libro dopo tanti ripensamenti: è il momento di farlo, vista la situazione difficile e pericolosa che stiamo vivendo, in un’epoca segnata dalle guerre”, ha affermato Maraini, accolta da una sala gremita. La presenza italiana alla Fiera è stata particolarmente rilevante grazie all’impegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Vienna, che ha partecipato con successo a questa edizione di Buch Wien, organizzando incontri, presentazioni e momenti di dialogo molto seguiti.
“Il pubblico della fiera e dell’Istituto ha potuto ascoltare una testimonianza preziosa, che mostra come la letteratura possa insegnarci molto del presente raccontando il passato”, ha dichiarato il direttore dellïIstituto Nicola Locatelli, definendo l’incontro con Maraini “una rara occasione di confronto e approfondimento”.
Maraini, nata a Fiesole nel 1936 e cresciuta tra Giappone e Sicilia, è una delle voci più autorevoli della cultura italiana.
Figlia dell’antropologo Fosco Maraini e della pittrice Topazia Alliata, venne internata nel 1943 dopo il rifiuto della comunità italiana in Giappone di riconoscere la Repubblica di Salò. A sette anni affrontò freddo, fame, parassiti e il sadismo delle guardie, mentre il padre arrivò a tagliarsi un dito secondo un’antica tradizione samuraica come gesto estremo di dignità e resistenza.
Accanto a Maraini hanno presentato le loro opere anche Vincenzo Levizzani (Il segreto delle nuvole) e Maddalena Fingerle (Con i tuoi occhi), contribuendo a rafforzare ulteriormente la presenza italiana in fiera.
Lo stand dell’Istituto Italiano di Cultura – allestito in collaborazione con l’associazione Libellula Italienische Kultur in Wien e con il festival letterario La Fonte – è stato tra i più animati: numerose conversazioni, scambi di idee, sorrisi e grande interesse per la narrativa italiana contemporanea.
“È stato emozionante vedere quanto forte sia la curiosità verso i nostri autori”, ha commentato Silvia Chiarini, responsabile della sezione italiana e cofondatrice di Libellula. Durante la fiera è stata inoltre promossa in anteprima la prossima edizione del del festival di letteratura italiana La Fonte, in programma dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, confermando il crescente dialogo culturale tra Italia e Austria.