
“Racconto la centralità di una città, Damasco, che nel nostro Mediterraneo ha una vocazione millenaria. La sua è una storia esemplare di come, nonostante le diversità delle appartenenze comunitarie, le diversità religiose, etniche, politiche, ideologiche, la città è capace di negoziare e di moderare tutte queste differenze. Ecco perché Damasco può essere considerato anche un laboratorio del Mediterraneo”.. Così Lorenzo Trombetta, giornalista, scrittore, specializzato in storia contemporanea del Medio Oriente, parla del suo libro Damasco, che ha presentato oggi alla libreria Ubik di Trieste.
Pagine dove racconta la sua esperienza personale e professionale maturata nella capitale siriana dal 1998, anno in cui arrivò a Damasco per studiare l’arabo. Una città di luci e ombre, dove Trombetta ricorda anche come ci sia “un’alternanza tra dominio e subalternità che poi crea sofferenza, rabbia, violenza politica, terrorismo e anche migrazione. E il Mediterraneo orientale è uno dei bacini dove più sta crescendo la migrazione, verso l’Italia in particolare”.
Per l’autore Damasco ha comunque “un grande fascino, quando sono arrivato nel 1998 è stato amore a prima vista – ricorda – non solo per la città in sé ma anche per la possibilità di osservare Roma, da dove vengo, e l’Italia in generale, da un altro punto di vista e con occhi diversi”.