
CAROL ANN DUFFY, L’INVENZIONE DELLA PIOGGIA. TRADUZIONE DI GIORGIA SENSI E ISABELLA LEARDINI (Vallecchi Poesia, pp. 94, euro 16,00) Le parole delle poesie sono ‘chiodi che fissano alla pagina il vento’. Ma sono anche ‘stelline filanti’ che tracciano circoli e cerchi d’argento nella notte, ‘pesci rossi nel loro triste sacchetto di plastica alla fiera’, ‘unghie di un gatto smarrito’. È la poesia che attraversa L’invenzione della pioggia di Carol Ann Duffy, (collana Vallecchi Poesia diretta da Isabella Leardini) che, a partire dall’11 settembre, esce per la prima volta in italiano nella traduzione di Giorgia Sensi e Isabella Leardini.
Gli elementi della natura si trasformano in visionarie filastrocche e favole in versi, cariche di un audace humour nero, mentre le sue eroine fronteggiano la notte con la penna in mano. Il lavoro della poetessa e drammaturga scozzese, tra le grandi protagoniste della poesia mondiale, prima donna ad aver ricoperto la carica di Poeta Laureata del Regno Unito, coniugando incanto, oscurità e sorriso, consegna una selezione di venticinque poesie per ragazzi, e non solo, accompagnate dalle delicate illustrazioni di Elizabeta Keci.
Una ironica e fiabesca Duffy presta la sua voce all’infanzia con sguardo acuminato. Addentrandosi, come per gioco, nella profondità del linguaggio poetico, insegna che la paura può essere osservata di sbieco, dalla segreta soglia di un’età che tiene in equilibrio regine, sirene e fantasmi, in un turbinare di animali degli abissi e dell’aria.
In questo sognante universo dark, persino la morte può essere indicata dalle mani coraggiose dei bambini. Tra camerette all’interno delle quali la coperta è fatta di oceani o di buio, il grande filo conduttore di questa poesia è la scrittura stessa. Le parole non dette sono creature vive che crescono a dismisura, mentre il margine della pagina è una finestra illuminata dal pensiero.