
VIRGINIA EVANS, TUTTE LE MATTINE DI SYBIL (RIZZOLI, PP. 384, EURO 18,50) ‘The Correspondent’, il romanzo d’esordio con cui la scrittrice americana Virginia Evans, si è aggiudicata l’11 giugno il Women’s Prize for Fiction 2026 uscirà in Italia il 23 giugno per Rizzoli con il titolo ‘Tutte le mattine di Sybil’ ed è già stato annunciato anche l’adattamento cinematografico. “La casa di produzione Lionsgate ha vinto la gara: Jane Fonda interpreterà Sybil nella trasposizione sceneggiata da Cat Vasko e prodotta dalla Hidden Pictures di Todd Lieberman” spiega la casa editrice.
La giuria del Women’s Prize for Fiction, presieduta quest’anno da Julia Gillard, ex premier australiana, ha definito il libro “straordinario, con una combinazione esemplare di originalità ed eccellenza. Scrivere una vita in lettere non è un’impresa da poco, ma Evans lo fa sembrare facile, invitando il lettore a riflettere sulle scelte che compiamo, mentre esalta una vita ordinaria nel modo più sentito possibile. L’abilità necessaria per realizzare un’opera emotivamente coinvolgente e avvincente è spettacolare. Questo è un romanzo che ci ha conquistato il cuore e che tutti dovrebbero leggere e assaporare”.
Uscito per l’editore Crown nella primavera del 2025 con una piccola tiratura e diventato in cinque mesi un successo straordinario, facendo il suo ingresso nella bestseller list del New York Times dove da gennaio 2026 è stabilmente in vetta alle classifiche, ‘Tutte le mattine di Sybil’ è stata la sorpresa del mercato editoriale americano del 2025 con, fino a oggi, due milioni di copie vendute, grazie al lavoro dei librai e al passaparola dei lettori.
Virginia Evans – classe 1986, che vive in North Carolina con la famiglia, scrive da moltissimi anni e ha collezionato tanti rifiuti – in questo fortunato romanzo d’esordio racconta la vita di una donna ostinata, intransigente, che ama scrivere lettere, del conforto che si trova nei libri e nella letteratura e della forza dei legami capaci di nascere persino tra persone che non si incontreranno mai.
Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un’avvocata stimata, ha un matrimonio alle spalle e due figli adulti, che vivono lontano, ma ora predilige un’attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato a farlo all’età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell’era digitale, nemmeno ora che sta perdendo a poco a poco la vista.
Scrivere lettere è una meravigliosa attività umana, la più dignitosa, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dai figli alle amiche, dal vicino signor Theodore Lübeck al gentile assistente di una certa agenzia che si occupa di test del Dna. E poi Sybil tiene la corrispondenza anche con alcuni scrittrici e scrittori, tra cui Kazuo Ishiguro e Joan Didion, con cui condivide il proprio giudizio sui loro ultimi romanzi e anche certe visioni della vita. E scrive a Harry, giovane figlio di un caro amico, un ragazzino che ha difficoltà a integrarsi nel mondo. C’è anche un destinatario non identificabile a cui la donna confessa il suo dolore più grande.
Quando si scrive, sostiene Sybil, bisogna soprattutto andare piano perché “la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota”.
Prima del Women’s Prize for Fiction, il romanzo si era già aggiudicato il Pen/Hemingway Award per il romanzo d’esordio e l’Indies Choice Book Award for Adult Fiction.