
BARBIE LATZA NADEAU, ‘LE MADRINE.
OMICIDI, VENDETTE E DONNE DELLA MAFIA’ (VANDA EDIZIONI, PP. 300, 22,00 EURO) Dal primo settembre è in libreria “Le Madrine” di Barbie Latza Nadeau tradotto per la prima volta in italiano: un’opera di approfondimento corredata da ricerche e interviste per svelare il ruolo inedito delle donne come leader di alcune delle più note organizzazioni mafiose.
Il saggio parte da Pupetta Maresca: conosciuta anche come Lady Camorra, è stata la prima donna di potere nel mondo mafioso. Moglie di un boss assassinato, ha sfidato il sistema sparando 29 colpi all’uomo che le aveva portato via il marito.
Partendo dalla sua vicenda, l’autrice – giornalista e scrittrice americana che vive a Roma dal 1996 – racconta la storia delle altre donne che hanno scalato il potere criminale.
Attraverso una combinazione di ricerca approfondita e interviste dirette alle protagoniste del mondo criminale, Barbie Latza Nadeau apre le porte dei clan mafiosi, svelando senza filtri il vero volto della mafia. Oltrepassando gli stereotipi, Le Madrine ridefinisce il concetto stesso di organizzazione mafiosa: dominata nell’immaginario collettivo da machismo e mascolinità assoluta, ma qui governata da donne forti, intelligenti e spietate. Leader capaci di esercitare il potere all’interno della mafia italiana, le protagoniste di questo libro raccontano le proprie scelte con resoconti intimi e puntuali: dalla vendetta per la morte di un amante alla gestione degli affari di famiglia mentre gli uomini sono in carcere.
“Le donne sono il pilastro delle organizzazioni criminali.
Comandano, uccidono e fanno uccidere. Il libro di Barbie Latza Nadeau è un tuffo nell’abisso di questo potere inesplorato”, afferma Roberto Saviano. Il libro è stato già tradotto in sei paesi e recensito dal New York Times: “Un libro scritto con precisione e frutto di un’attenta ricerca, che esplora il ruolo delle donne nei meandri più oscuri della vita italiana”.
“Ho trovato l’ispirazione per scrivere questo libro dopo aver letto moltissimi testi su donne mafiose, rappresentate soltanto come vittime e mai considerate abbastanza intelligenti da essere le vere artefici dei crimini. Sapevo che non poteva essere vero: le donne potevano essere abbastanza intelligenti e crudeli da commettere crimini. Sebbene ovviamente io non approvi la criminalità organizzata, riconoscere la forza delle donne potenti è per me qualcosa di molto importante. Non avevo mai letto libri su ‘donne cattive’, solo su donne vittime, e volevo fare chiarezza. Mi sono sentita particolarmente ispirata a scrivere di Pupetta Maresca dopo aver scritto un libro ambientato a Castel Volturno sul traffico sessuale, e dopo aver scoperto che la sua ex casa al mare è stata trasformata in un centro per le vittime di reati”, racconta l’autrice.