
(di Mauretta Capuano) LAURA IMAI MESSINA, LE PAROLE DELLA PIOGGIA (EINAUDI, PP 138, EURO 16), CON ILLUSTRAZIONI DI EMILIANO PONZI. Le donne-ombrello, figure mitologiche, forse realmente esistite o che potrebbero esistere, riparano dalla pioggia, proteggono, si prendono cura. Sono studentesse universitarie, casalinghe annoiate, disoccupate, donne senza alternative o con un futuro strabiliante. Camminano accanto ai clienti, la maggior parte uomini, più raramente donne, li accompagnano dove vogliono e ascoltano le loro storie che restano segrete sotto l’ombrello. Nel suo nuovo libro, ‘Le parole della pioggia’, appena uscito per Einaudi con le illustrazioni di Emiliano Ponzi, Laura Imai Messina è partita per la prima volta da una suggestione avuta vent’anni fa, in un giorno di pioggia, ad un semaforo nel quartiere di Tokyo in cui viveva allora.
“Lo visualizzo ancora quel momento perché era un semaforo in cui mi fermavo sempre ed è rimasta una sorta di ossessione, un’idea che che mi è venuta prima di diventare scrittrice e ho pensato che se mi mettevo a scriverla poteva essere quella giusta” racconta all’ANSA Laura Imai Messina in questi giorni in Italia dove l’uscita del libro è stata festeggiata anche con un evento esclusivo, allo Spazio Display a Milano, oltre che a Bookcity, con l’esposizione di alcune delle opere di Ponzi che appaiono nel romanzo raccontate da Imai Messina.
“Non riesco più a immaginare il libro senza queste immagini. Non c’è tantissima trama, ma ci sono tantissime scene e quando una viene scelta diventa visibile. Ponzi a partire da un unico elemento, la pioggia, è riuscito a inserire tante tavole facendomi scoprire cose che neppure io avevo visto” dice.
La scrittrice non nega che “la prima immagine di queste donne con l’ombrello può essere anche quella del servilismo, ma io non ci vedo questo innanzitutto perché non è un servizio esclusivo per gli uomini e poi gli uomini sono più fragili. Le donne sono molto più forti perché sono capaci di avere cura” sottolinea.
Diverso per lunghezza e struttura da tutti gli altri romanzi di Imai Messina, dal caso editoriale ‘Quel che affidiamo al vento’ a ‘Le vite nascoste dei colori’ e ‘Tutti gli indirizzi perduti’, in questo libro a parlare sono le donne-ombrello ed è stata la loro voce plurale, il “noi”, la chiave di volta per dare corpo alla storia. “È stato fondamentale trovare la prima persona plurale. Questa storia scritta alla terza persona non funzionava, ci ho provato varie volte negli anni. Questo noi lo voglio usare sempre di più. Mi affascina terribilmente che ci siano punti in comune, come le categorie lavorative ma può essere anche l’essere donne, l’essere figlie. Ed è bello che questo noi si spezzi in tanti io” spiega la scrittrice.
“Alcune di noi amano la pioggia, trovano sia esattamente ciò che manca all’aria. Altre la detestano, rimarrebbero la giornata intera a casa a guardarla dalla finestra” raccontano le donne-ombrello che ripetono come un mantra la frase che dice Aya, una sorta di loro guida, “sono nata in un giorno di pioggia”.
C’è anche una leggenda metropolitana paurosa secondo la quale una donna vestita con un kimono bianco e tra le mani un ombrello tradizionale di legno appare sotto la pioggia, nel tunnel dietro la collina del crematorio di Yokosuka, nel Kanagawa, e a chi passa senza ombrello offre con gentilezza di accompagnarlo a casa. Chi accetta non riemergerà più dal tunnel.
Le parole della pioggia è anche un po’ una storia d’amore. Aya porta sempre con se una copia consunta del Dizionario delle parole della pioggia “che contiene 1.250 modi diversi di chiamare la pioggia” racconta la scrittrice e ogni capitolo del libro descrive un modo di vederla: la pioggia sottile, quella profumata come il pelo di un gatto, quella gelida d’inverno.
L’ambientazione ci porta fra salite, discese e tunnel, compreso quello finale decorato dai bambini delle elementari. La protagonista ama tutto ciò che cade e nel libro c’è anche un pugile al momento del tappeto.
Imai Messina, che vive a Tokyo da 22 anni con il marito giapponese e due figli, vorrebbe dedicarsi ora “alla riscrittura contemporanea di ‘Note del guanciale’ della poetessa e scrittrice Sei Shōnagon, un classico del Mille dopo Cristo” dice.