
Lo storico Atlante dell’Arte Contemporanea, pubblicato da Giunti, si rinnova: da strumento di catalogazione e consultazione per addetti ai lavori si trasforma in un manifesto di “arte attiva”, capace di stimolare il dibattito pubblico su giustizia sociale e interculturalità.
Nato nel 1940, il più antico annuario d’arte italiana, giunto alla sua 74ma edizione, torna in libreria a giugno 2026 con la copertina dedicata al maestro Gabriele Maquignaz.
Abbandonata l’originaria impostazione nazionalista a favore di una visione aperta e interculturale, il volume – diretto da Daniele Radini Tedeschi – mette al centro l’inclusione, i diritti, le questioni di genere e la giustizia sociale. L’arte viene intesa “nella sua dimensione più militante e operativa: non pura estetica fine a se stessa, ma forza attiva in grado di unire le persone e ispirare il coraggio e la volontà di agire contro le discriminazioni” spiega una nota di presentazione.
“La pubblicazione di quest’anno è finalmente veicolo di un forte messaggio etico che mira all’affermazione della dignità umana oltre il genere, l’orientamento sessuale, il colore della pelle” dice Daniele Radini Tedeschi.
A fargli eco è l’autrice Stefania Pieralice: “Viviamo una contemporaneità fatta di lacerazioni e conflitti. L’arte deve tener conto di queste forze sociali disgreganti per contribuire a maturare una responsabilità culturale e politica”.
Ampio spazio ad artisti come Adgart, il cui ciclo di opere sulle identità culturali marginalizzate diventa un simbolo potente contro l’odio razziale e di genere.
Focus sul ruolo delle donne nell’arte, con approfondimenti sul collettivo romano ‘Rivolta Femminile’ (1970) e sulla body art, intesa come presa di coscienza di un corpo libero e di un’identità indipendente. Viene inoltre restituita voce alla presenza attiva delle artiste nelle avanguardie del Novecento.
L’Atlante propone anche una mappa delle esperienze ai margini, i corpi non-normativi e invisibili nei documenti ufficiali, dando spazio a storie quasi mai raccontate e valorizza la pluralità dei linguaggi ospitando approfondimenti sugli artisti immigrati che hanno fondato il proprio studio in Italia.
Tra i saggi presenti, si analizzano figure emblematiche come l’iraniana Shirin Neshat e l’opera di Faè A. Djéraba, che affrontano i temi della censura, dell’esilio e della condizione femminile nell’Islam.