
LALLA ROMANO, LE PAROLE TRA NOI LEGGERE (Einaudi, pag. 383, euro 14,50).
“Le parole tra noi leggere cadono”, scriveva Eugenio Montale in quella bellissima poesia che è ‘Due nel crepuscolo’, e la conosceva bene Lalla Romano che scelse questi versi per dare il titolo al suo romanzo dell’incomunicabilità perché, nonostante l’apparenza, questo il poeta voleva significare con quelle parole, la difficoltà di stabilire un rapporto duraturo che sia come un filo intessuto con quello che ad entrambi era più caro, le parole. Il libro di Lalla Romano fu pubblicato per la prima volta nel 1969 con uno straordinario successo, ed oggi Einaudi meritoriamente lo ripropone a cura di Antonio Ria, con una interessante prefazione di Donatella Di Pietrantonio e con uno scritto di Vittorio Sereni.
È infatti un libro che va contestualizzato per capirne l’importanza e questa edizione lo fa con cura. Se infatti la bellezza della scrittura di Lalla Romano, la sua fermezza nello scarnificare i sentimenti, il suo scavare a fondo nell’anima dei personaggi, il suo esprimere giudizi sempre taglienti senza timore sono caratteristiche evidenti e affascinanti, lo è meno ad una lettura contemporanea la vera e propria rivoluzione insita in questo libro. Fa giustamente notare Di Pietrantonio che, pur essendo stato scritto negli anni del ’68, non c’è nulla nel libro, né nella madre né tantomeno nel figlio, di quella carica di contestazione che aleggiava nel clima dell’epoca. La vera rivoluzione qui la fa la madre in questo racconto tutto dedicato alla storia di un figlio fuori dagli schemi, gli schemi imposti dalla società borghese ma soprattutto gli schemi non imposti ma desiderati dalla madre scrittrice e dal padre, alto dirigente bancario.
Si attraversa la guerra, il dopoguerra, si arriva appunto fino al ’68 ma nulla della storia precipita in queste pagine che sono totalmente concentrate sull’analisi del rapporto tra madre e figlio, con l’ingombro degli altri personaggi. A partire dalla tata Maria, a cui Lalla Romano aveva dedicato un libro precedente, ‘Maria’ appunto, che a questo fa da antefatto e fu il suo esordio narrativo dopo una stagione di pittura e poesia. E fino alla futura moglie del figlio, Marlene, a cui il romanzo è dedicato in uno slancio, forse, di solidarietà.
‘Le parole tra noi leggere’ è un romanzo sulla difficoltà di essere madre, e la voce narrante è dura, a tratti spietata, con il figlio, con gli altri, con se stessa ma mai con il padre. Il romanzo vinse il premio Strega ma all’autrice costò l’allontanamento del figlio Pietro di cui lei aveva raccontato tutto, messo in pagina le sue lettere, i suoi temi di scuola, le sue scarne confessioni, la sua intimità. Una madre che fatica ed essere madre e vuole prima di tutto essere scrittrice affermando la forza di una generazione di donne che ha espresso in molti molti la voglia di uscire dalla gabbia del patriarcato. “Si tratta peraltro di una generazione – scrive Di Pietrantonio nella prefazione – che non ha punti di riferimento significativi: è caduta l’educazione autoritaria conosciuta da figli, e nuovi modelli non sono ancora consolidati”. Ma lo stesso si potrebbe dire sul piano letterario dove l’autrice si vuole smarcare dal racconto del punto di vista maschile, come farà in tutta la sua opera, cercando una strada diversa che troverà felicemente già in queste pagine di assoluta originalità stilistica. “La Romano piemontese, maritata e madre…”, aveva del resto scritto Elio Vittorini presentandola ai lettori quando pubblicò il suo primo romanzo, ‘Maria’, nei Gettoni Einaudi e solo dopo molti anni riuscì a conquistare, nella casa editrice che molto la apprezzava anche grazie all’amica e sodale Natalia Ginzburg, la più prestigiosa collana dei Coralli. Comunque un libro assolutamente da riportare in libreria, da leggere o da rileggere se lo avete già fatto.
— Fonte: RSS di ANSA