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Pubblicado da Collezionista di News in 22 Marzo 2025
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    (di Mauretta Capuano) “Riarmarsi fino ai denti non è la soluzione per pace”. La street artist mascherata Laika lo ha detto chiaramente nel poster ‘Not in my name’, con la bandiera Ue con i missili al posto delle stelle, e lo ribadisce, chiarendo la sua posizione, nel giorno d’inaugurazione della mostra ‘Artivism on paper’ con per la prima volta esposti i bozzetti delle sue opere più famose e mediatiche, ospitata, in occasione di Libri Come 2025, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove si potrà vedere fino al 6 aprile.
        “Molte persone hanno frainteso il messaggio, spesso mi dicono che sono al soldo di Putin e questa è un’offesa enorme. Mi batto perché ci sia giustizia sociale e rispetto dei diritti, cose molto lontane dal leader russo. Il mio era un appello che ho voluto urlare a gran voce. C’erano circa 500 poster in giro per Roma, prima delle manifestazioni del 15 marzo, proprio per dire scendiamo in piazza, è fondamentale. Abbiamo speso 320-340 miliardi in armi in Europa negli ultimi anni facendo tagli a istruzione e sanità. Sono convinta che ci sia una soluzione altra che passa attraverso la democrazia” dice all’ANSA Laika che non si fa mai vedere e saluta dicendo ‘Ci vediamo sui muri’.
        “Con Not in my name volevo ribadire questo concetto: va bene un’Europa protetta, ma che abbia come primo obiettivo le persone, non le banche. È tutto molto complicato e tanta gente non ha compreso, pensava che la mia fosse un’opera di sabotaggio, ma la pace deve passare attraverso altri canali.
        Vorrei un’Europa più libera da Nato e Stati Uniti e soprattutto da questi Stati Uniti” afferma Laika.
        Alla mostra, a cura di Rosa Polacco, in collaborazione con Galleria Rosso20sette, ci sono disegni che hanno dato vita a lavori ormai iconici, visti sui muri, sui giornali e sui social tra cui ‘Italianità’, dedicata alla nazionale di pallavolo, l’opera dedicata a Ilaria Salis ‘Ila resisti’, ‘Too many bombs’ con una donna palestinese che culla un missile anziché un bambino, ‘Vivas nos queremos!’ per il 25 novembre a Ciudad Juarez, in Messico, la città con il più alto numero di femminicidi e ‘Zapatos rojos – Save Afghan Women’. Il prossimo lavoro sarà sul Manifesto di Ventotene – Per una Europa libera e unita che ha scatenato tante polemiche? “Non anticipo mai nulla.
        Tutto ciò che accade intorno a me e mi riguarda è oggetto di ispirazione. Ispirazione data da disgrazie su disgrazie. Questo sull’Europa è un discorso che terrò in piedi per un po’” afferma Laika. “Ventotene e l’Europa in cui viviamo non è un problema di oggi, di questi ultimi anni. Non posso dimenticare quello che è avvenuto in Grecia. Ci sono grosse responsabilità da parte di chi ha governato in Europa negli ultimi decenni, nonostante ora ci sia un cambio di passo terribile. Il fatto che si torni a rivedere quel trattato e che ci sia una parte della gente e della politica che sente l’esigenza di tornare all’Europa degli europei, questo mi fa ben sperare”. Quanto alle parole della premier Meloni su Ventotene, Laika dice: “È facile estrapolare delle frasi di un testo senza un giusto contesto. L’ho vista come una furbata molto triste”.
        Quello che sta accadendo a Gaza “è una vergogna. La fine della tregua è il frutto di interessi personali del leader israeliano che non vuole finire a processo. Gli Usa soffiano su tutto questo. Paga la gente normale, i bambini, gli innocenti.
        Questo mi crea una immensa rabbia e frustrazione. Comincio a credere sempre meno che vogliamo sopravvivere come specie umana”. L’anonimato cosa ha portato in questi anni, da quando è attiva dal 2019? “L’esigenza di dover cancellare la mia persona all’esterno si è rivelata in questo medioevo dei diritti umani, civili, di estrema violenza e odio anche sui social (ho molte minacce), positiva. La maschera è un’arma di difesa sia per me come persona sia del progetto. Non potrei avere la libertà di andare dritta al punto delle questioni e questo rende più importanti i messaggi. Laika è il messaggio. È una scelta che si è rivelata vitale” racconta la street artist che opera soprattutto nella notte, “mia amica e complice”, dice.
        Zerocalcare che nel giorno d’inaugurazione di Libri Come parlerà con Luca Sofri di Storie senza pace’ per Laika “è fonte di ispirazione. Condivido trascorsi e ambiente politico. Ci siamo incontrati in occasione della campagna per Ilaria Salis”. E parlando di Diego Rivera e dei suoi murales politici sottolinea: “I muri che gridano giustizia e rivoluzione per me sono l’estrema ispirazione”.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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