
IRENE DI LIBERTO, LA ZOLFATARA (PIEMME, PP 432, EURO 19,90). Una storia d’altri tempi che parla al presente. Una saga familiare ambientata nella Sicilia d’inizio Novecento. Irene Di Liberto, siciliana d’origine e umbra d’adozione, autrice di poesie e libri per l’infanzia, segnalata allo Strega Poesia 2024 con la raccolta ‘Post poesia’, esordisce nella narrativa con ‘La Zolfatara’, pubblicato da Piemme.
Ispirato alla storia del nonno della scrittrice, caruso della zolfara di Casteltermini, una delle più importanti d’Europa, il libro racconta il lavoro nella miniera, la vita di uomini destinati a respirare la polvere dello zolfo. Nella grande zolfatara sulla collina lavora fin da bambino Giovanni, che conosce i cunicoli dei sotterranei meglio delle stanze di casa sua. Il suo destino si intreccia con quello di Teresa che è cresciuta con un desiderio più grande della sua età: diventare maestra e insegnare ai bambini del paese come sognare un mondo migliore. Ma in quella realtà le scelte sono già scritte dalla tradizione. Il loro matrimonio nasce dalla necessità, eppure, tra turni massacranti e promesse di futuro infrante, i due scoprono un amore fatto di sguardi e piccoli gesti, capace di resistere alle leggi morali inscalfibili di una comunità chiusa e arroccata nell’entroterra. Un amore che può metterli al riparo dalla miseria, ma non per sempre.
Ambasciatrice e membro onorario dell’Accademia della Lingua e della Cultura Siciliana, Di Liberto racconta di sogni che resistono anche quando tutto sembra negare il cambiamento.