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Pubblicado da Collezionista di News in 7 Giugno 2026
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    (di Mauretta Capuano) TARA MENON , VITA SOMMERSA (GRAMMA FELTRINELLI, PP 198, EURO 18,00). La natura e la perdita sono due parti indissolubili di ‘Vita sommersa’ , il romanzo d’esordio di Tara Menon. Nata in India e cresciuta a Singapore, Menon, che insegna letteratura inglese all’Università di Harvard è partita dal cambiamento ecologico e dai disastri naturali, ma “la specie umana ha dimostrato in questi anni di far fatica a capire questo concetto” così lo ha intrecciato nella storia che racconta “al lutto per la morte di un’amica” dice all’ANSA la scrittrice, 36 anni, arrivata in Italia proprio quando è stata celebrata la Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno. “La perdita individuale che subisce la protagonista del romanzo spero si sia diffusa in tutta l’atmosfera del libro proprio per trasmettere questo messaggio che riguarda le tante realtà e specie che stanno scomparendo nel mondo naturale”.
        Perché secondo lei c’è questa difficoltà a riconoscere la portata del climate change e i disastri ecologici? “Credo per due ragioni. Una è che per definizione la maggior parte delle cose che accadono sono lontane dalla nostra vista, quindi banalmente se uno vive a Milano non è consapevole di quello che succede in Thailandia e se vive in Thailandia non vede quello che succede in Bulgaria. Dall’altro lato – ed è quello che ho cercato anche di trasmettere con questo libro – è che spesso sono fenomeni che diventano comprensibili solo nel momento in cui sono molto spettacolari, come appunto un uragano o un tifone, invece la parte più importante del cambiamento climatico avviene molto lentamente. La gravità è difficile da comunicare perché è noiosa e noi viviamo in un mondo in cui siamo sempre alla ricerca di cose eccitanti e spettacolari”.
        “Non sono un’esperta – aggiunge – ma mi sento di dire che bisogna mettere in campo una spinta di conservazione, è importante riuscire a generare un senso collettivo dell’urgenza di questo tema e spingere ad agire a fare qualcosa. Ho l’impressione che siamo circondati da un senso di normalizzazione che deve assolutamente essere scosso”.
        Frutto di otto anni di ricerca, Vita sommersa racconta la storia di Marissa che ha nel nome il mare, rimasta orfana della madre a sei anni, cresciuta in un’isola delle Andamane con il padre biologo che porta avanti la ricerca della moglie sulla riproduzione delle mante. Qui conosce la sua amica del cuore, Arielle, con cui va alla scoperta delle barriere coralline, ma quando un terribile tsunami si abbatte sull’isola, lei si salva e la sua amica muore. Otto anni dopo a New York quando arriva l’uragano Sandy, il passato torna.
        “Mi sta molto a cuore che tutti sappiano che questo non è un romanzo autobiografico. Io non sono Marissa, non sono cresciuta in Thailandia, non ho vissuto l’esperienza dello tsunami e neppure un lutto come questo. Marisa e Arielle sono prodotti della mia immaginazione, ma è anche vero che niente si inventa completamente dal nulla. Con Marissa non abbiamo niente in comune, mentre Arielle è una che si arrabbia abbastanza rapidamente, è un po’ umorale, è più simile a me” racconta.
        Ha fatto una grande ricerca? “Si, molto approfondita in tutte le direzioni. Sia in Thailandia sia a New York ho consultato e parlato con delle guide naturalistiche, ho visto documentari, un sacco di video e ho letto libri. Per lo tsunami in particolare ho fatto una ricerca enorme, compresa una cosa che non consiglio di fare, cioè guardare tantissimi video amatoriali fatti dai sopravvissuti. Tutto questo per cercare di capire meglio quell’universo. Ho letto anche i rapporti dell’Oms.
        Spesso dico con una battuta che ‘ho impiegato otto anni a scrivere questo libro e per la maggior parte del tempo non stavo scrivendo'”.
        Nel romanzo manifesta una grande passione per le barriere coralline raccontate quasi in una lettera d’amore. Da dove nasce? “Sono stata molto fortunata da bambina, andavo in una scuola dove ci portavano a fare gite nei paesi vicini per cui in Malesia, in Indonesia, in Thailandia, in Australia e in tutti questi viaggi il focus era sempre la natura. La prima volta che ho visto la barriera corallina è stata veramente una cosa difficile da spiegare a parole, ma posso dire che mi ha rapito il cuore”.
        Ci sarà un seguito, pensa di rimanere sempre su questi temi ambientali? Un seguito direi di no. Sto scrivendo un secondo romanzo che sarà molto diverso. Il cambiamento climatico non è il mio tema, ma al tempo stesso svolge un ruolo troppo fondamentale per il mio punto di vista sul mondo. Ci sono due personaggi e uno è un documentarista che si occupa di natura e di animali selvatici. Sarà ambientato o in Sri Lanka o nel sud dell’India”.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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