Cavour collaborò con alcune riviste italiane, svizzere e francesi con una serie di articoli nei quali analizzò temi come il pauperismo, il liberismo doganale, le ferrovie e la modernizzazione dell’agricoltura, maturando il convincimento che l’indipendenza nazionale fosse per l’Italia un obiettivo storicamente fondato.
In Piemonte iniziò la sua attività politica negli ultimi anni del regno di Carlo Alberto, contrassegnati dall’esperienza dello Statuto e dalle riforme liberali, a cui aveva fatto seguito la partecipazione del Regno di Sardegna alla prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1847, infatti Cavour fondò, con alcuni moderati piemontesi, il giornale “Il Risorgimento“, che diresse per un anno, continuando poi a collaborarvi fino al 1850. A questo punto la sua partecipazione alla vita politica dell’Italia era chiara, e con essa le sue idee di convinto liberale. Egli sosteneva, infatti, che i metodi della libertà fossero i soli capaci di assicurare un progresso in campo economico e politico, sotto la guida dei ceti istruiti e industriosi e quella del Piemonte, da egli considerato esempio di correttezza amministrativa e di valore militare.
Nel 1850 Cavour venne nominato ministro dell’agricoltura e nel 1852, dopo essere stato ministro delle finanze, venne nominato Primo Ministro del governo dal re Vittorio Emanuele II, carica che gli permise di adottare misure per lo sviluppo economico del Piemonte e per la costruzione di una rete ferroviaria.
Camillo Benso conte di Cavour è una delle figure più emblematiche del Risorgimento italiano tanto da essere giustamente accostato alle altre principali figure degli “artefici” dell’unità nazionale: Garibaldi e Mazzini. In questo ipotetico terzetto – i cui componenti, in realtà, furono in vita portatori di progetti assai diversi l’uno dall’altro e spesso opposti tra loro – Cavour rappresenta la figura del politico lungimirante, pragmatico e accorto, la cui azione si rivela più efficace di quella dell’uomo d’azione (Giuseppe Garibaldi) e dell’utopista repubblicano (Giuseppe Mazzini). Il progetto di unità italiana che risulta vincitore al termine del lungo processo risorgimentale, infatti, è proprio quello monarchico, conservatore e proprietario propugnato dallo statista torinese.
“L’Italia è fatta, tutto è salvo”. Camillo Benso Conte di Cavour