
(di Laura Valentini) NANDO DALLA CHIESA ‘LA RAGAZZA DI VICOLO PANDOLFINI’ (EDIZIONI SAN PAOLO, PP 171, 16 EURO) – Una ragazza dalla bellezza eterea, con gli occhi azzurri come il mare della Sicilia, bionda e snella: è la ‘ragazza di Vicolo Pandolfini’ fidanzata e moglie rimpianta dell’autore, Nando Dalla Chiesa, che la ricorda evocandone l’immagine nel libro in cui il loro amore si intreccia alla storia civile dell’Italia degli ultimi cinquant’anni. Ed ecco scorrere l’istantanea del primo incontro fatto in una “città bellissima”, Palermo, tra gli echi della controcultura e della contestazione di quegli anni, i lunghi viaggi in treno tra Nord e Sud, il trasferimento a Milano dove la coppia è sotto scorta e deve fare attenzione a dare informazioni sui movimenti del generale Dalla Chiesa, di cui Nando è il figlio, il dolore del terrorismo, la lotta alla mafia.
Il libro si apre sul ricordo di una canzone degli anni 70, ‘Era lei’, scritta da Michele Pecora: “tutte le volte che la sentivo pensavo a ‘lei'”, la ragazza “che occupava i miei progetti, che scaldava i miei sogni di amore e rivoluzione, e che mi avrebbe poi accompagnato per più di cinquant’anni. Flessuosa, snella, bionda, portava tunichette rosa o a fiori su cui sembrava davvero che le danzasse il vento, mentre veniva a blandirmi o a parlarmi, seduta di lato, sulle spiagge del tramonto”. A interrompere il ritmo narrativo che parte dall’inizio della storia d’amore ma si dipana velocemente avanti, il protagonista avverte un profumo di fiori, che come il sapore della madeleine di Proust, lo riporta al sentore di gelsomino che aleggiava sui primi baci in vicolo Pandolfini; è una stradina al centro di un intricato dedalo di viuzze della capitale di quell’isola “terribile e meravigliosa”, come viene chiamata, luoghi anonimi e ignorati dai più. In un capitolo successivo arriva la Seicento, acquistata dal ragazzo quando l’utilitaria già non era più simbolo dell’Italia ottimista del dopoguerra ma solo l’auto di non si poteva permettere di meglio. Eppure quella macchina, comprata usata per di più, consente alla giovane coppia di girare per i luoghi tra mare e montagna vicini alla città: “La mafia c’era già, nella Palermo in cui quella Seicento, come altre, regalava amore. Anzi, la comandava. Ma i due innamorati non le davano troppa importanza. La giovinezza è cosa strana assai” chiosa filosoficamente l’autore.
Che tuttavia ammette che la sua compagna dovette fare non pochi sacrifici per stargli accanto. “Il pericolo, sempre esorcizzato, si allungò sulla sua vita. Notizie di morte, foto di sangue”. La ragazza si trova a far parte “senza averlo desiderato né immaginato, di una famiglia posta a difendere quel confine collettivo: lo Stato, la democrazia” ma lo fece senza mai “un accento di rimprovero, e nemmeno di rimpianto, con il suocero o il marito”. L’eleganza naturale di Emilia cela un coraggio sorprendente, che la narrazione svela pian piano fino alla determinazione con cui cerca di combattere la malattia, mentre la tenerezza verso i più deboli si trasforma in una scelta radicale e quotidiana.
L’amore per la cultura e per i libri, il legame fortissimo con i figli e la capacità di dialogare con i bambini, la nostalgia per la Sicilia che conosceva palmo a palmo fino alla più piccola insenatura delle Eolie: con il ritratto della ragazza di Vicolo Pandolfini Nando Dalla Chiesa va oltre la dimensione biografica.
La giovane Emilia, che nell’età matura è sfiorata appena dalle rughe affrontate ironicamente e quasi sul filo della rimozione, attraversa con grazia e leggerezza la sua vicenda umana diventando riflesso di un sentimento universale, riconoscibile da chiunque abbia conosciuto la sofferenza della perdita.