
Nel dizionario della lingua italiana non esiste una parola per indicare un genitore che perde un figlio. Così il consiglio regionale della Liguria lancia un appello alle istituzioni nazionali, come l’Accademia della Crusca, “a promuovere la conoscenza e la diffusione del neologismo ‘atefano’, vocabolo che indica la condizione di un genitore che ha perso uno o più figli”.
La richiesta, contenuta in una mozione presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Vaccarezza, è stata approvata all’unanimità dall’assemblea su input dell’Associazione ‘Rachele Franchelli, uno sguardo senza confini’. Associazione nata nel 2025 per volontà della famiglia di Rachele, una ragazza prematuramente scomparsa nel 2024 a soli 16 anni a causa di un raro tumore alla ghiandola pineale, con l’obiettivo di colmare il vuoto linguistico attraverso il neologismo ‘atefano’, esistono infatti nella lingua italiana parole specifiche per indicare chi perde un genitore ‘orfano/a’ o un coniuge ‘vedovo/a’, ma non per definire la drammatica condizione di chi perde un figlio.
La mozione ha visto intervenire a favore, con parole di stima e commozione per la sofferenza e il lutto della famiglia di Rachele, tutti i gruppi e parere positivo è stato dato anche dalla Giunta, che si è impegnata “a diffondere in tutte le modalità possibili la conoscenza del neologismo”, attraverso la vicepresidente della regione Simona Ferro. Il neologismo ‘atefano’ nasce per crasi delle parole greche: ‘à-‘ (prefisso privativo), ‘té-‘ da ‘téknon’ (figlio), parola che esprime affetto e legame, e ‘-fano’, da ‘orphanòs’ (privo, mancante e orfano).