
(di Nicolò Rubeis) Un colore e un suono per ognuna delle 4711 terzine della Divina Commedia. Il monumentale poema di Dante rivive in Ucraina nell’ultima opera dell’artista, scultore e architetto Mikhail Reva, che racconta anche le analogie con le sofferenze del suo popolo a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa. Un po’ come il poeta fiorentino, che scrisse la Commedia mentre era in esilio da Firenze, Reva confessa di essersi ritrovato in quella “selva oscura” a metà della propria vita, sconvolta dalla tragedia del conflitto.
Collaborando con il professor Oleksandr Filonenko, uno dei maggiori studiosi di Dante in Ucraina, e soffermandosi su quel ritmo matematico delle terzine, Reva decide di leggere la Commedia attraverso la lente del colore. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale sono state analizzate le terzine, a ognuna delle quali è stato assegnato un codice cromatico unico. Il risultato finale è un grande puzzle visivo, diviso per le tre cantiche, che restituisce “il respiro stesso dei colori della Divina Commedia”.
Il linguaggio del colore, d’altronde, è ricorrente in tutta l’opera di Dante, dalla selva oscura e dal buio dell’Inferno, alla policromia del Purgatorio, dominato dal bianco della fede, dal rosso della carità e dal verde della speranza, fino al Paradiso raccontato dal candore della rosa e dall’oro dell’orifiamma.
A quel punto Reva si rende conto che il progetto va arricchito con il suono. Consultando docenti delle scuole di musica dell’Ucraina, decide di legare diverse tonalità a ognuna delle tre cantiche, rendendo l’opera multisensoriale. E per raccontare ancora meglio le analogie tra il poema, la sua vita e quanto accade nel suo Paese, sono state anche integrate, al fianco delle terzine, delle storie reali vissute da uomini e donne ucraine.
Attualmente l’opera è esposta al Museo d’Arte Contemporanea di Odessa, ma l’autore spera che questa “profonda espressione della resilienza ucraina” possa trovare diffusione in Europa e, ovviamente, in Italia. Un progetto che rappresenta il manifesto delle “piccole cose” che acquistano un significato ancora maggiore in un momento in cui il futuro è impossibile da prevedere: “Dante ha scritto la Commedia per le persone che avevano paura della morte, mentre noi oggi affrontiamo la paura della vita” racconta Reva, le cui opere, prima del conflitto, riflettevano la vita spensierata e anche ironica di Odessa e di altre città ucraine. Con la guerra, la sua missione è diventata quella di trovare un linguaggio di verità, comprensibile a tutti, con cui raccontare la sofferenza del suo Paese. E così resti di bombe o i frammenti di missili diventano i pezzi delle sue nuove sculture “che indicano la strada per ritornare a noi stessi”.
“La guerra ha cambiato tutto e ha cambiato anche me. Viviamo giorno per giorno e non possiamo pianificare niente – conclude Reva -. Ma ora conosciamo meglio il valore della vita che abbiamo. Io, per esempio, compro i fiori a mia moglie tutti i giorni. Anche le piccole cose diventano importanti”.