
(di Mauretta Capuano) KIRAN DESAI, LA SOLITUDINE DI SONIA E SUNNY (ADELPHI EDIZIONI, PP 762, EURO 25). A vent’anni dal romanzo Booker Prize ‘Eredi della sconfitta’ torna Kiran Desai con una storia fiume di quasi 800 pagine ‘La solitudine di Sonia e Sunny’, che sarà in libreria il 22 maggio per Adelphi con il quale questa volta è arrivata in finale all’ambito premio per la narrativa di lingua inglese. “In questi vent’anni ho potuto leggere moltissimo e anche vedere documentari e film, in particolare il tema che mi interessava era proprio il rapporto tra l’India e il mondo occidentale. In questo libro descrivo tre diverse generazioni a partire dai miei nonni, i miei genitori e la mia”, dice all’ANSA la scrittrice che si è concessa tutto il tempo di cui aveva bisogno prima di rompere il silenzio con questo romanzo salutato come un grande evento al Salone del Libro di Torino appena concluso. “Quello che mi interessava era seguire il movimento del nazionalismo indiano in questi vent’anni e capire quanto sia legato anche alla globalizzazione e a come l’Occidente cambia” racconta Kira Desai, 54 anni, figlia della grande scrittrice Anita. Saga familiare, travolgente storia d’amore nata su un treno notturno in India, il nuovo romanzo di Desai fa della solitudine lo specchio per raccontare le trasformazioni del nostro tempo.
“Quello che mi interessava fare in questo libro era analizzare come tre diverse generazioni parlino di amore e di solitudine. Potremmo dire che è un po’ la mappatura del rapporto tra l’India e il mondo occidentale. Il tema della migrazione in massa, che ci riguarda tutti, io l’ho affrontato seguendo la scia e gli insegnamenti di autori come Gabriel Garcia Marquez o Salman Rushdie per cui i movimenti della grande Storia sono sempre storia di qualcuno. Sono scesa nel particolare per raccontare quello che avviene a livello generale” spiega Kira Desai che il 4 giugno è attesa al Festival La Città dei Lettori a Firenze in dialogo con Tiziana Lo Porto e il 5 giugno a Mantova con Nadeesha Uyangoda nell’ambito degli incontri ‘Quasi 30’ del Festivaletteratura di Mantova.
Sonia vive in un college nel Vermont e sogna di diventare scrittrice e Sunny è un irrequieto e ambizioso giornalista agli esordi che tenta di costruirsi un futuro a New York. Vengono entrambi da agiate famiglie indiane e si sentono sradicati, in bilico tra due mondi. Il loro amore sarà contrassegnato da una serie interminabile di avventure tra faide familiari, delitti, malattie e viaggi e dalla perdita di un misterioso amuleto tibetano che devono recuperare.
“Qui non troviamo tanto l’Occidente. Queste sono tutte storie di chi deve partire, che prendono il via dal mondo non occidentale e possiamo fare gli esempi del Myanmar, dell’Afghanistan. Se uno vuole raccontare questi movimenti lo fa da dove nascono, dall’origine. Lo spostamento avviene dal non Occidente all’Occidente. Per raccontare le singole storie bisogna andare a cercarle alla fonte. Se uno segue gli individui in fondo ha la possibilità di imparare, di annotare storie che vanno proprio nella direzione opposta alla retorica storica dei vincitori. Seguo nelle loro peripezie degli individui che non hanno niente a che vedere con quello che noi studiamo poi sui libri. Per esempio mia nonna, che era tedesca, arriva in India quando era sotto il dominio britannico e combatteva per la propria indipendenza e contro la Germania e io racconto la storia di una tedesca che si innamora di un indiano. Quindi è proprio la storia minima il valore della letteratura che entra nelle pieghe della storia”.
Lei racconta anche tre diversi modi di vivere l’amore attraverso le generazioni, come è cambiato? “È veramente impressionante. Pensiamo alla generazione dei miei nonni e ai matrimoni combinati. Persone che non si conoscevano al momento di doversi sposare, che non hanno mai usato la parola amore in tutta la loro vita, nonostante non si fossero scelti alla fine morivano attaccati, l’uno vicino all’altro. Poi si passa a una generazione dove le persone iniziano a scegliersi e però poi arriva la separazione, non parliamo ancora di divorzio, ma la separazione sì e infine l’ultimo tempo di persone che da lontano, senza potersi parlare direttamente decidono di vedersi in un altro continente, in questo caso a Venezia, per capire se è possibile una vita insieme”.
“In fondo – sottolinea – è anche questione di mettere in comune un vocabolario, un dialogo. A Goa, tipica destinazione della luna di miele, si prova molta tenerezza nell’ascoltare le conversazioni di queste persone che per la prima volta cercano di mettere insieme un linguaggio e quindi un mondo”.