
(di Agnese Ferrara) “Sento di avere una vera, sincera e profonda doppia appartenenza, alternativa al bilinguismo che invece è imperfetto. Ciò coinvolge la cultura, la storia della letteratura, degli ambienti e deve per forza andare verso una dimensione di accoglienza e apertura”. Lo ha detto Jean Charles Vegliante, traduttore e poeta italo-francese che usa più lingue oltre l’italiano e il francese nei suoi versi. Autore di ‘Chanson Douce’, pubblicato recentemente, fabbricato artigianalmente e illustrato con foto di cieli nuvolosi dello stesso autore, Vegliante è intervenuto leggendo i suoi versi alla manifestazione ‘Ritratti di Poesia’ svolta all’Auditorium Conciliazione di Roma.
“Per formazione personale ho studiato anche lingue classiche e ho seguito un corso di arabo per bambini, mi sedevo con loro tra i banchi – ha proseguito -. Poi sono andato in paesi come lo Yemen, prima della dominazione dei sauditi. Allora era un paese bellissimo, chiamato la Svizzera del medio oriente. Il mio senso di esilio è anche metafisico. Una maggioranza dell’umanità attuale è esule nella speranza perché alla ricerca di quella che Ungaretti, senza implicazioni religiose, chiamava la terra promessa. L’esilio è anche molto più fondamentale della semplice, personale, individuale emigrazione”.
Vegliante ha precisato all’ANSA: “La maggioranza dell’umanità è esule in questo momento, assistiamo a fatti cruenti ed invadenti, pensiamo a Gaza in cui i palestinesi sono tutti cacciati via dalla propria terra, uccisi o viventi sotto tende allagate. Sono esuli anche se non possono partire perché non c’è la via d’uscita, l’esilio è dunque anche interiore. Stiamo vivendo cose tremende, anche quando l’uomo forse più potente del mondo minaccia di voler distruggere una civiltà plurimillenari.
Tutto ciò è insopportabile e perfino impronunciabile”.
“La poesia è invece un dialogo da una soggettività ad un’altra, è sempre un discorso intersoggettivo e può aiutare in modo individuale, come una rivelazione in modo privato – ha sottolineato -. A livello collettivo invece è necessario l’ascolto e bisognerebbe crearne le condizioni che purtroppo in questo momento non ci sono nel mondo. La democrazia senza dialogo, senza discussione, si realizza solo con la votazione che non significa quasi più nulla. Come per la poesia ci vorrebbero ampi spazi per un dialogo, per una riflessione collettiva al di là delle dichiarazioni singole che pubblicano sui social”.