
ANGELO POLIMENO BOTTAI, ‘IL TRADITORE. LA VERA STORIA DEI DUE DITTATORI E DI UN PATTO COSTRUITO SULL’INGANNO’ (Utet, pp. 352, euro 20).
Il rapporto e l’alleanza tra Benito Mussolini e Adolf Hitler sono due temi ampiamente studiati. Per il giornalista e presidente di Eureca, Angelo Polimeno Bottai, ci sono però dei passaggi cruciali su cui bisogna ancora fare luce, come scrive ne ‘Il traditore’ (Utet, pp. 352, euro 20).
Come l’unico momento in cui il Duce si impose sul Führer, raccontato nelle prime righe del libro. Poche ore dopo averlo liberato dai nazisti dalla prigione sul Gran Sasso, Hitler chiese a Mussolini di creare un nuovo Stato in realtà controllato dal Reich. L’italiano accettò, ma si rifiutò di inserire l’aggettivo ‘fascista’ nel nome (perciò si parla di Repubblica sociale italiana), dopo aver avuto una reazione “durissima e negativa” alla proposta di farlo, “rabbioso”.
Di fatti da capire, o quantomeno raccontare (e Bottai lo fa), ce ne sarebbero tanti altri. Ad esempio, quelli che “riguardano la drammatica seduta del 25 luglio del 1943, l’origine della Resistenza, i clamorosi risvolti del rapporto personale e politico tra Hitler e Mussolini, laddove quest’ultimo si è rassegnato a subire inganni e umiliazioni inimmaginabili”.
L’autore del libro si chiede “come sia stato possibile” che “un uomo politicamente così abile, scaltro, spregiudicato” come Mussolini si sia rivelato “così ingenuo e sprovveduto” nonostante gli “accorati allarmi rivoltigli dai suoi collaboratori più stretti e autorevoli” a “prendere atto del fatto che il Führer avrebbe condotto lui e l’Italia alla distruzione”.
Il libro si propone come una biografia parallela dei due dittatori, che ripercorre diverse fasi dei loro percorsi congiunti. A partire dal Patto d’Acciaio, l’intesa nazifascista che, “costruita dal primo momento sull’inganno, ha trasformato uno dei contraenti da alleato in ostaggio, inducendolo a subire terribili umiliazioni e a voltare le spalle al suo paese, al suo popolo e alla sua famiglia”.
E un altro tema da analizzare, forse il più importante, è quello del tradimento. “Sappiamo che Mussolini, nel momento della sua disfatta, si è sentito vittima di un tradimento. Ma chi, davvero, lo avrebbe metaforicamente pugnalato?”, si chiede Bottai. Carte alla mano, il giornalista e discendente di uno dei protagonisti di quell’evento rifiuta di identificare i traditori nei diciannove gerarchi che il 25 luglio del 1943 votarono per fermare Mussolini, semplicemente attenendosi al programma del Pnf laddove stabilisce che l’interesse del partito dev’essere subordinato a quello della nazione. Piuttosto, per Bottai è proprio Hitler il traditore: “colui sul quale, incredibilmente, Mussolini ha riposto la sua fiducia e, di conseguenza, il destino dell’Italia”. Trascinandola nel baratro.