
FEDERICA DE PAOLIS, ‘IL NEMICO’ (Feltrinelli; 304 pp; 18 euro)
Il nemico è fuori e dentro di noi, serpeggia nelle nostre vite intime e familiari, nel nostro quotidiano e nella percezione di noi, nella società e nella costruzione delle nostre identità.
“Il nemico” è il nuovo romanzo di Federica De Paolis (in libreria dal 14 aprile), un metaromanzo e un intrigante intreccio narrativo che parla delle potenzialità salvifiche del desiderio, del potere, di patriarcato, di genitorialità. E di tradimento.
“Il nemico”, come cita il titolo, oltre a essere il titolo del libro di un affermato scrittore francese che la protagonista del romanzo di De Paolis si appresta a tradurre, “è un po’ lo spettro di ognuno dei personaggi del libro: ognuno di loro ha una sorta di nemico esteriore, ma ha anche il suo nemico interiore, una forza inconscia che gli rema contro quotidianamente. Si manifesta quando ognuno di loro scivola in zone d’ombra, quando non è in asse e si perde. Nel romanzo racconto una storia familiare che è un po’ una fotografia di quello che sta succedendo ai nostri figli e a noi genitori.
Nell’economia della contemporaneità il nemico è qualcosa di molto più grande: noi viviamo, anche se questo non è scritto nel libro, in un’epoca in cui il pianeta si sta autodistruggendo” dice la scrittrice in un’intervista all’ANSA.
Il tema centrale del libro è il tradimento. “In questo romanzo ci sono diversi personaggi che tradiscono e ognuno di loro tradisce a modo suo: Dacia che è l’amica della nostra protagonista tradisce con grandissima leggerezza; Adele, il personaggio principale, tradisce con un immenso senso di colpa; c’è un personaggio femminile descritto dentro il libro autobiografico del romanziere francese, che è una donna che fa l’amore con lui e torna a casa e per questo è totalmente destabilizzante per lo scrittore. Il tradimento serpeggia nelle vite delle donne, degli uomini: ma ci sono modalità diverse di tradire. Poi c’è un accento che sul fatto che oggi il maschile si sente depotenziato. Noi donne non abbiamo raggiunto la parità dei diritti, ne siamo ancora lontane, eppure quel pezzetto che abbiamo raggiunto ha scatenato una specie di mostruosa onda primordiale dove poi questi uomini ammazzano, e ammazzano le ragazzine”. Questo libro parla anche del male del secolo, il narcisismo? “C’è un moralismo nelle nuove generazioni fortissimo, dilagante e questo lo scatena il patriarcato: anche in questo senso c’è il nemico. C’è un’onda tellurica che ci cammina sotto i piedi. Tra le ragazze, sui social, c’è un femminile nuovo che si espone liberamente e questi ragazzini reagiscono come fossimo tornati negli anni Cinquanta. E allora ti chiedi com’è possibile? Come siamo arrivati a questo? Detto questo, però, c’è un altro tema che mi interessava affrontare nel libro e cioè che il tradimento traghetta con sé sempre anche una pena. Ma non in senso cattolico. Ogni volta che si tradisce, si è pervasi da un’onda di enfasi, euforia, innamoramento. Ma dietro a ogni tradimento ci sono conseguenze: se perdi un amante, ad esempio, soffri un lutto che non puoi esplicare. Io sono anni che lavoro sulla famiglia, lo spazio nel quale, a volte, anche per sopravvivere, bisogna avere dei segreti, dove esistono delle omissioni, altrimenti la famiglia esplode: ecco, questo è un tema che a me interessa tantissimo. E mi interessa tantissimo anche guardare ai nostri figli: loro hanno un bisogno spasmodico di noi, ma siamo noi che li abbiamo messi in queste condizioni, non è colpa loro. Ci siamo messi lì a guardarli come se fossero dei piccoli Buddha, al centro del mondo”.
Questo romanzo tocca tanti temi della contemporaneità, l’incuriosisce di più l’aspetto psicologico o sociologico dei nostri tempi? “Sicuramente mi interessa l’aspetto psicologico.
Non sono una sociologa, sono una scrittrice. Penso che la letteratura debba porre delle domande. Queste erano delle domande che io mi volevo fare in questo momento. E per affrontarle ho cercato di creare più profili psicologici all’interno di questa storia. Spero di esserci riuscita, spero di averli centrati. Poi, io sono una ‘tramista’, metto in moto dei veri e propri meccanismi narrativi. Non rinuncio ad essere letteraria, ma voglio raccontare delle storie ‘storiose'”.