(di Chiara Venuto) ANTONIO PENNACCHI, ‘OPERE SCELTE’ (a cura di Giuseppe Iannaccone, Meridiani Mondadori, pp. 1500, euro 80).
“Chi conosce bene la storia della nostra letteratura sa che abbiamo due collane attraverso cui un autore ottiene il suo riconoscimento come uno dei grandi. Una sono i Meridiani, l’altra i Classici Treccani”. È con queste parole che Massimo Bray, direttore generale della Treccani, accoglie la pubblicazione delle ‘Opere scelte’ di Antonio Pennacchi tra i Meridiani Mondadori (pp. 1500, euro 80), in una raccolta a cura del presidente del Centro per il libro e la lettura, Giuseppe Iannaccone.
Pennacchi, nato a Latina (dettaglio fondamentale, perché luogo centrale nella sua opera) nel 1950 e scomparso nel 2021, è stato impegnato in politica fin da giovanissimo, con esperienze dall’Msi al Partito marxista-leninista italiano, oltre che operaio fino a cinquant’anni. Il suo esordio letterario è arrivato nel 1994 con il romanzo Mammut, cui seguono Palude (1995 e 2011) e Una nuvola rossa (1998, nuova edizione con il titolo Il delitto di Agora, 2018). Con Mondadori ha pubblicato Il fasciocomunista (2003, Premio Napoli), da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, i racconti di Shaw 150.
Storie di fabbrica e dintorni (2006), e la grande saga delle paludi pontine composta da Canale Mussolini (2010 – che gli è valso il Premio Strega e quello Aqui Storia), Canale Mussolini.
Parte seconda (2015) e La strada del mare (2020). È stato inoltre autore del fantascientifico Storia di Karel (2013), di Camerata Neandertal (2014) di saggi tra cui Fascio e martello.
Viaggio per le città del Duce (2008).
Il Meridiano a lui dedicato, impreziosito da una testimonianza di Antonio Franchini, raccoglie quattro romanzi e due racconti: Mammut, Palude, Il fasciocomunista, il primo capitolo di Canale Mussolini, dunque Marco e Manara da Shaw 150.
“Pennacchi, a differenza di altri romanzieri di fabbrica, celebra il lavoro – spiega Iannaccone nel corso di una presentazione del volume all’Istituto della Enciclopedia Italiana -. Lo rende uno strumento di riscatto, grazie al quale la società poteva raggiungere un’emancipazione collettiva. La sua volontà era di occuparsi degli ultimi, di chi non aveva una rappresentatività sociale e politica. Il fasciocomunista, che molti considerano un esempio di Bildungsroman, è un romanzo autostoppistico, in cui il protagonista è sempre portato a commettere errori da cui non si riprende mai. L’intento di Pennacchi è quello di riabilitare le storie più oscure, in cui a volte si diventa l’uno o l’altro, fascista o comunista, per puro caso”.
Da Iannaccone arriva anche un invito, dopo le polemiche sulle nuove indicazioni nazionali sull’insegnamento della letteratura italiana: “C’è chi parla del ridimensionamento dei Promessi Sposi – commenta -, ma se si vuole rendere la letteratura lo specchio delle emozioni e delle grandi storie della nostra identità, hanno Canale Mussolini da fare leggere: un classico contemporaneo, oltre che il capolavoro di Pennacchi”. A lui fa eco Annalisa Terranova, giornalista del Secolo d’Italia: “Ci sono tanti bravi scrittori contemporanei – afferma – ma Pennacchi è uno dei pochi di cui si riesce a riconoscere lo stile di scrittura anche leggendo un suo testo fuori contesto”.