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Pubblicado da Collezionista di News in 29 Aprile 2026
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    (di Sarah Ricca) “Gomorra mi ha distrutto la vita”.
        Non ha dubbi Roberto Saviano, che incontrando gli studenti della Federico II di Napoli celebra l’anniversario del suo bestseller mondiale che torna in questi giorni sugli scaffali, ripubblicato da Einaudi. “Mi ha tolto la libertà, mi ha rovinato l’esistenza”, dice lo scrittore costretto a vivere sotto scorta e lontano da Napoli, “ma certo – riconosce – è un privilegio vedere l’impatto che ha avuto sulla realtà”. Un impatto di carattere internazionale, passato prima dalle innumerevoli traduzioni e poi dal successo mondiale della serie tv ispirata al romanzo: la parola Gomorra ormai è entrata nel lessico, non solo italiano, per indicare una criminalità violenta e pervasiva, che non esita a uccidere ma sa anche agire dietro le quinte per accumulare e gestire immensi patrimoni illeciti. Saviano all’Università degli Studi di Napoli Federico II ha prima partecipato al programma, trasmesso in diretta, dei ragazzi del laboratorio radiofonico dell’Ateneo, F2 RadioLab, e poi all’incontro ‘Gomorra 20 anni dopo 2006-2026’. Tra i temi, l’accusa ricorrente di avere innescato nei ragazzini delle aree più marginali un processo di emulazione dei personaggi di Gomorra. Accuse che ancora una volta Saviano bolla come “un’idiozia. A Napoli la criminalità c’è stata dai tempi borbonici e già allora i ragazzini prendevano le armi. Dare la colpa al racconto è un meccanismo di autodifesa da parte di chi dovrebbe occuparsene, ma la letteratura non è al servizio né delle Procure né della politica: oggi Napoli è la città più armata d’Europa”. Un libro può far male alla camorra come e più della giustizia? “Le organizzazioni criminali odiano chi racconta perché i tempi giudiziari sono lunghissimi, ma l’indignazione no: non è possibile bloccare la letteratura ed ecco perché in modo maldestro hanno cercato di fermarmi. La parola diventa pericolosa quando è condivisa”. Paura? Saviano ammette di non aver mai smesso di provarla, ma “la paura è una cosa sana, serve a proteggerti, la codardia è invece il veleno e cerco di tenerla lontana”. Altra critica ricorrente è l’aver danneggiato l’immagine di Napoli e della Campania: “Tutto il contrario, quel libro è resistenza, è la prova dell’amore per questa terra”. Una terra che oggi nell’immaginario collettivo è profondamente cambiata, cominciando da una Napoli affollata di turisti che batte record su record di presenze. Un nuovo volto che, tuttavia, nello scrittore suscita domande: “Davvero questo può cambiare Napoli? Davvero questo significa più ricerca, più posti di lavoro o è solo un palliativo?”. Quesiti su cui Saviano ha cercato di far riflettere la platea, affollata di studenti, spiegando che “la camorra si è adattata subito al boom turistico, ha investito in b&b, ha aperto attività: anni fa entrare nei Quartieri spagnoli era pericoloso, oggi chi tocca i turisti paga perché i turisti sono una loro merce. Mi chiedo: sta davvero cambiando qualcosa o è solo apparenza?”. Infine lo scrittore ha parlato del legame con la Federico II: il suo posto preferito era il cortile delle Statue dove dava appuntamento agli amici e alle amiche, “non si usavano ancora i cellullari come accade oggi e comunque io non lo avevo”. Un legame che qualche anno fa è stato suggellato con il conferimento del riconoscimento di ‘laureato Illustre’ consegnatogli dal rettore dell’Ateneo, Matteo Lorito.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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