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Pubblicado da Collezionista di News in 20 Luglio 2026
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    (di Francesco Gallo) Che ne pensa un addetto ai lavori come Massimo Giuseppetti, docente di Lingua e letteratura greca a Roma 3, di un film già cult come l’Odissea di Christopher Nolan, oggetto di attenzioni filologiche e non, da parte di critici, pubblico e comunque dei molti lettori del poema omerico? “A me è piaciuto. Ho trovato molto toccanti alcuni momenti. Per una persona come me che ha letto Omero per tutta la vita, vedere quei personaggi in carne e ossa fa impressione. Ho trovato poi molto bello l’episodio del cane Argo” dice subito lo studioso raggiunto telefonicamente dall’ANSA.
        E aggiunge: “Va fatta una premessa: è difficilissimo individuare in Omero qualcosa che corrisponda a un periodo storico preciso, è un amalgama nel quale ci sono cose molto antiche e altre più recenti”.
        Attribuire all’Ulisse di Nolan un turbamento post traumatico come hanno fatto molti critici è corretto? “Non è affatto da escludere, ma una delle cose più belle di questo film è il fatto che ci dà la possibilità di vedere la notte in cui Troia cadde, qualcosa che non leggiamo mai. Non c’è infatti nell’Iliade, che finisce prima, e nell’Odissea è invece appena accennata. Bello il fatto che inizi con la decapitazione della statua di Atena, cosa che, in qualche modo, rende possibile la presa di Troia. Nello stesso tempo – continua il grecista – vediamo Zendaya, cioè Atena, che viene strattonata.
        Ho avuto l’impressione che Nolan abbia sovrapposto Cassandra, che viene stuprata all’altare di Atena, alla dea stessa e alla sua statua, una cosa che ho trovato di forte impatto. Secondo me anche questa scelta rafforza l’idea che Ulisse abbia reso possibili, a Troia, cose immonde che legittimano poi il suo turbamento e anche il non voler tornare. Ma questo non lo leggerei come un tradimento della famiglia, ma come il rifiuto di non poter tornare a essere lo stesso eroe di prima”.
        Perché è tanto importante la caduta di Troia? “In realtà è difficile ricostruire cosa accadde. Posso citare Le Troiane di Euripide e varie altre opere, però i dettagli sono tutti molto più tardi rispetto a Omero. La violenza, comunque, ci fu. Forse l’autore che Nolan ha seguito maggiormente è stato Virgilio, perché nel secondo libro dell’Eneide parla molto della presa di Troia che racconta dal punto di vista dei Troiani, non da quello dei Greci. Una scelta comprensibile, per i Greci la caduta di Troia rappresentava la fine della stagione mitica e l’inizio del periodo storico. Per loro questa cosa era molto chiara. All’inizio del ‘Catalogo delle donne’ di Esiodo – sottolinea Giuseppetti -, si dice che fino a quel momento gli Dei e gli uomini condividevano la tavola, mangiavano insieme, si univano e avevano figli. Dalla caduta di Troia in poi questa cosa non è più successa. Nolan riprende questa idea, ovvero il fatto che il mondo finisca con Troia ed è uno spunto antico. È un momento importante nell’immaginario dell’antichità greca.
        Dopo che sono morti gli eroi di Troia, finisce un mondo”.
        Da studioso c’è qualcosa che l’ha infastidita vedendo il film di Nolan? “Infastidito no, ma mi ha sorpreso non trovare per niente i Feaci e soprattutto Nausicaa. Ho trovato invece problematico il fatto che Nolan non faccia di Ulisse un seduttore. Non che Ulisse lo fosse davvero, però quella è comunque una dimensione dell’eroe che Nolan ha molto sfumato”.
        E cosa pensa del cavallo di legno? “È vero non ha le ruote, Nolan ha scelto un cavallo rampante. Forse perché rappresenta meglio l’idea che Ulisse abbia messo in atto uno stratagemma feroce, inaudito. Probabilmente il cavallo statico non avrebbe incarnato altrettanto bene il valore tremendo di quello stratagemma”.
       

    — Fonte: RSS di ANSA
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