
(di Chiara Venuto) FEDERICA SENEGHINI, ‘GRAZIA’ (Solferino, pp. 320, euro 20,50).
Campionessa d’Italia per cinque anni di fila (e nove volte in coppia con Carlo Fassi) e prima azzurra a partecipare alla gara individuale alle Olimpiadi invernali. Si parla di Grazia Barcellona, la cui storia è raccontata da Federica Seneghini – già autrice di ‘Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce’ (Solferino, 2020, pp. 335, euro 16,50) – in ‘Grazia’, in libreria per Solferino (pp. 320, euro 20,50).
Nell’anno di Milano-Cortina, Seneghini recupera così – in versione romanzata – una pagina dimenticata dello sport italiano, ovvero quella della vita e del percorso di Barcellona, tra fascismo, guerra e ricostruzione, fino ai Giochi di St.
Moritz del 1948.
Fu nel 1938, a nove anni, che Grazia Barcellona scoprì di poter ‘volare’ sui pattini. Guidata dallo zio Ettore, scultore e antifascista che intuì per primo il suo talento, imparò l’arte del pattinaggio nel Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi, a Milano. Tra gli allenamenti severi del maestro Burghardt e l’amicizia complicata con Carlo Fassi, suo compagno nella gara a coppie, Grazia avrebbe così cominciato a gareggiare nell’Italia del Ventennio.
Poi, la guerra prese il sopravvento, le bombe colpirono il Palazzo. Grazia fu costretta a vivere da sfollata, fino al suo rientro in una Milano devastata. Sua madre, Giovanna Boccalini, già fondatrice della prima squadra femminile di calcio e partigiana, nel frattempo divenne una personalità politica di una certa rilevanza in città. Tra le due il rapporto sarà sempre più complesso, fino alle Olimpiadi del 1948, le prime dopo il conflitto, e l’emozione di essere la prima italiana a poter dire di aver gareggiato da sola nel pattinaggio su ghiaccio.
In chiusura del racconto c’è anche un approfondimento a firma di Marco Giani, intitolato ‘Quando l’Italia tornò a pattinare.
Grazia Barcellona (1929-2019): una milanese alle Olimpiadi invernali’. Al suo interno si trovano ulteriori chiarimenti sul periodo storico, il contesto sportivo milanese del tempo, la realtà di una disciplina che tutto sommato era vista come ‘femminile’, e perciò non causò troppi problemi a Barcellona. A partire dal ricordo di un’intervista alla pattinatrice nata da un’incomprensione: Giani voleva parlare del “Gruppo Femminile Calcistico, la prima squadra femminile di calcio del nostro Paese, in cui avevano militato, dal 1933 al 1934, le sue zie Gina (chiamata allora dalle compagne Luisa), Marta e Rosetta Boccalini, con l’aiuto di sua madre, Giovanna, team manager”.
Ma, racconta, “Grazia, invece, attorniata dai suoi amati gatti, mi attendeva in sala, con tre misteriosi album di pelle che mi fissavano su un grande tavolo della casa milanese di via Reina.
In un caso esemplare di misunderstanding, avevo chiamato spiegando di essere uno storico dello sport, desideroso di fare alcune domande: sottintendevo circa la squadra di calcio della mamma e delle zie, ma la signora presupponeva – giustamente – che fossi interessato a conoscere meglio la sua lunga carriera di pattinatrice”. Ed è pure grazie a questo intoppo che la sua vicenda oggi giunge fino a noi.