
(di Agnese Ferrara) EVE GUERRA, ‘RIMPATRIO’ (Feltrinelli Gramma, pp.208, Euro 18,00).
Dalle parole contenute nei libri, dalla letteratura e dagli insegnanti che sanno colpire il cuore dei propri studenti nel momento più buio della loro vita le chiavi per riuscire a fare pace con le proprie radici, anche mancanti, con una infanzia violenta e con l’abbandono, anche quando si vive in perpetua condizione di esilio. E’ così, con una difficile e complessa presa di coscienza, che la ventitreenne Annabella ritrova la propria identità, diventa davvero forte e capace di seguire i propri sogni. E’ un racconto sull’abbandono, sulla memoria e sul potere salvifico delle parole il libro ‘Rimpatrio’ di Ève Guerra, ispirato alla propria vicenda autobiografica. Dotato di una potenza poetica rara e una prosa densa, il romanzo, vincitore del Prix Goncourt 2024 e del premio Transfuge opera prima, è in libreria da febbraio per Feltrinelli Gramma, con la traduzione dal francese di Anna D’Elia. Come agisce la letteratura sulle nostre vite? “Conosci te stesso per sapere cosa fa per te, dicevano gli antichi, ed è questo il percorso per capire noi stessi e nutrire le ambizioni, – spiega la scrittrice all’ANSA. – Annabella crede di essere libera ma non lo è, pensa di essere una scrittrice ma non lo è perché ancorata ad una serie di problemi profondissimi dovuti al suo passato dal quale non è capace di liberarsi. La vera conoscenza di se stessa farà parte di un lungo processo che si raggiunge alla fine”.
L’infanzia e l’adolescenza della protagonista sono bersagliate di traumi, con una famiglia sfaldata e senza radici, un padre violento, una madre che la abbandona. Come si salva Annabella? “Ciò che davvero la aiuta sono delle figure di peso che avevano una autorità morale nei suoi confronti, – precisa l’autrice. – Sono una professoressa di letteratura che le apre il mondo quando lei è adolescente e poi una docente universitaria che le offre uno spiraglio di consolazione, attraverso la letteratura che la salva, recuperandola dalla crisi profonda che la coglie”.
C’è una letteratura in particolare capace di curare le persone? “Tutti i grandi libri, anche quelli di autori di altri paesi, scritti in un altra lingua, di un’altra cultura o epoca, penso a Dostoevskij e i grandi poeti, appartengono all’umanità intera ed è per questo che i giovani non dovrebbero mai abbandonarli perché i valori intellettuali trasmessi regalano qualcosa di antico che ci sottrae ad una attualità centrata sul momento, aiutandoci ad avere invece un certo distacco insegnandoci i valori universali di libertà e di resistenza, oltre ad essere noi stessi, – precisa Guerra. – Sono profondamente convinta quindi che tutta la letteratura, in italia penso ad esempio a Cristina Campo e alla sua produzione poetica, attraverso la trascendenza ci insegni ad uscire da noi stessi, ad essere inclusivi e empatici per capire gli altri altrimenti si precipita solo nel proprio spazio”.
Lei è un’insegnante di lettere classiche e francese, la scuola riesce a convincere i ragazzi a leggere i classici? “Non pensiamo che i giovani siano pigri, certamente sono meno abituati a libri complessi e più orientati verso racconti brevi, in stile Netflix, ma faccio un appello ai professori affinché non rinuncino mai a stimolarli anche accompagnandoli nei musei, a teatro, a sentire conferenze, incontrare i traduttori perché questo è l’unico modo per contrastare l’abbandono di sé stesso, tagliandosi fuori dal mondo risponde l’autrice.
Quanto c’è di Ève in Annabella? “La protagonista è molto più orgogliosa di me, ha un caratteraccio, è perfino collerica.
Avrei voluto avere il suo caratteraccio per farmi manipolare di meno nella vita, lei è una supereroina, direi che c’è il sessanta per cento di Eve in Annabella, perché abbiamo in comune lo stesso tipo di genitori, la mancanza di radici e alcuni aspetti simili della biografia. Nel mio caso ho perdonato mio padre arrivando ad amarlo comprendendo le sue zone d’ombra e di luce”.