
VERONICA NERI, ‘ETHICS AND THE ARTIFICIAL IMAGE’ (Mimesis International, pp. 210, Euro 23,00).
L’intelligenza artificiale e le immagini che genera stanno trasformando il modo in cui percepiamo la realtà, rendendo sempre più complesso distinguerla dall’artificio. Un effetto, già visibile nel mondo dell’informazione, che rischia di tradursi in una frattura della fiducia tra il pubblico e ciò che viene mostrato. A questo dilemma prova a dare una risposta il nuovo libro di Veronica Neri, “Ethics and the artificial image – Accountability and reliability for a new status of the visual” (“Etica e immagine artificiale: responsabilità e affidabilità per un nuovo status del visivo”), edito da Mimesis International.
Neri, professoressa associata di Filosofia morale all’Università di Pisa dove insegna Etica dei media, parte da scenari di vita reale e usa filosofia, tecnologia e diritto, passando dall’evoluzione dell’immagine fino ad arrivare alle recenti normative europee sull’intelligenza artificiale, per mostrare al lettore come le immagini non si limitino a rappresentare il mondo, ma lo interpretino e perfino plasmino.
L’autrice analizza il modo in cui l’intelligenza artificiale generativa visuale influenza la formazione dell’opinione pubblica, diventando possibile strumento di propaganda, disinformazione e polarizzazione. Paesaggi sintetici, video iperrealisti e deepfake rendono sempre più difficile distinguere tra vero e falso, spezzando la trasparenza della comunicazione.
Di qui l’appello di Neri: bisogna ridefinire i principi etici posti alla guida della progettazione e dell’uso delle tecnologie visive basate sull’intelligenza artificiale. Perché, si legge nella conclusione del libro, la potenzialità dell’IA sta nella sua capacità di espandersi oltre i confini del presente per costruire una visione collettiva del futuro, a patto che sia guidata da principi etici.