
‘L’alba di San Nicola’ è “un romanzo che parla delle donne, parla del sud, parla dell’indagine giudiziaria penale, ma anche dell’orrore che si prova per la guerra e del fatto che i soldati, quelli che vanno in guerra sul serio, non i politici che li mandano o i loro comandanti, sono i pacifisti professionisti, quelli che sanno perfettamente che cos’è la guerra e la odiano profondamente”. Così l’autore, Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia, descrive il suo primo libro (ed Solferino), presentato oggi nella Feltrinelli di Bari in un incontro moderato dal giornalista Oscar Iarussi direttore artistico del Bif&st.
“Un libro – ha detto Emiliano – che parte da una memoria antica, perché nella mia famiglia c’erano molte persone che hanno vissuto la guerra e l’orrore che la guerra determina in chi la vive. Però c’è anche una grande prospettiva di futuro mi auguro, perché attraverso l’entusiasmo e la voglia di combattere, di battersi per la giustizia e per l’uguaglianza, noi ci auguriamo che il mondo intero, ma in particolare il sud dell’Italia, riesca a riscattare una storia difficile, combattuta, perché nel libro si parla anche di quanto è difficile essere meridionale, oltre che essere poveri e senza opportunità”.
Uno dei personaggi del libro è Antonia, giornalista d’inchiesta “che nel suo piccolo, rischiando anche il posto di lavoro – ha spiegato Emiliano – fa il suo dovere e con il suo giornalismo investigativo suggerisce poi all’avvocatessa una pista molto importante. A me – ha continuato, facendo riferimento alla sua attività di pubblico ministero prima di fare politica – è capitato di avere dei giornalisti che trovavano elementi da consegnare agli investigatori. C’erano e qualcuno non c’è neanche più, cioè lo hanno anche ucciso per questo motivo”. “Adesso addirittura – ha concluso – c’è qualcuno che sta facendo la battaglia per l’abolizione del finanziamento pubblico dei giornali, un’altra stupidaggine sesquipedale: non bisogna finanziare i giornali dei padroni, ma i giornali liberi, i giornali con editori puri, vanno finanziati, perché altrimenti faranno giornali solo quelli che hanno i soldi o quelli che hanno interessi”.