
“Individuo nelle strutture degli artisti, nella musica ad esempio, strutture che sono matematica, e per me questa è la cosa importante: il legame tra la scienza e l’arte”. A dirlo è il matematico e docente a Oxford Marcus Du Sautoy, intervenuto questo pomeriggio alla Libreria Lovat a presentare il suo ultimo libro “La matematica della creatività.
Come i numeri danno forma al mondo” (Bollati Boringhieri), anteprima della X rassegna cultural-scientifica della Sissa, Scienza & Virgola, diretta da Paolo Giordano e per la cura scientifica di Nico Pitrelli, che si svolge dal 7 al 10 maggio.
Du Sautoy ha avuto in queste sue riflessioni più di una indicazione dal libro “Apologia di un matematico” di Godfrey H.
Hardy: “Quando avevo 12 anni mi attirava l’idea di poter studiare e giocare con la scienza, capire da dove veniamo, dove andiamo, il Big Bang, ma suonavo già la tromba, amavo la musica, facevo teatro, e per me era brutto pensare di dover scegliere tra questi due settori. Quel libro, invece, mi spiegò che la matematica interpreta il mondo in un certo senso” e che dunque i due ambiti non sono opposti l’uno all’altro.
Nello specifico del suo libro, Du Sautoy ha detto di aver approfondito “le strutture, perché vanno al cuore della nostra realtà. Definire un matematico è una sfida, più difficile ancora è definirlo a un bambino. Io direi che un matematico è uno che maneggia tantissime cifre decimali, è colui che cerca strutture interessanti che mi consentono di capire l’universo e dunque ci collegano anche all’arte, intesa come processo creativo” L’ipotesi di base del matematico è: “La realtà non è che una manifestazione fisica della matematica”, così disegno, musica, letteratura, danza, architettura hanno strutture chiave della matematica: numeri primi, il cerchio, la serie di Fibonacci, sezione aurea, frattali, solidi platonici, geometria iperbolica, simmetria sono matematica che ritroviamo nelle infiorescenze di una pianta, nei sonetti di un poeta, nelle circonvoluzioni di una conchiglia; tra le note di Messiaen, nella cupola di Brunelleschi, dentro Infinite Jest e nei libri di Italo Calvino.