
MAURIZIO DE LUCIA E SALVO PALAZZOLO, LA MAFIA CHE CAMBIA (Rizzoli, 240 pp; 15 euro) La stagione delle stragi resta una ferita aperta ma ora è il tempo delle chat, dei bitcoin e dei criptofonini. La mafia è cambiata inseguendo le innovazioni e sperimentando le tecnologie, ma ha mantenuto un piede nella tradizione conciliando passato e presente. Questa realtà, che ha aperto al grande crimine il mondo globalizzato, affiora dal nuovo libro del procuratore Maurizio de Lucia e del giornalista Salvo Palazzolo inviato di Repubblica. Si intitola “La mafia che cambia. Dalle stragi ai bitcoin, Cosa nostra oggi”, edito da Bur Rizzoli: è una sorta di alfabeto che ripercorre le parole dei padrini, come emergono dalle intercettazioni e dalla ultime indagini. Quelle parole descrivono le dinamiche di una riorganizzazione che i boss cercano di portare avanti nonostante i colpi subiti da arresti e processi. Cosa nostra sarebbe sempre la stessa. Ma le indagini più recenti consentono di cogliere il processo che sta portando i mafiosi ancora più dentro la società, l’economia, le istituzioni, come non accadeva da tempo.
“Noi abbiamo certe idee, certi principi che devono andare avanti”, confidava il vecchio boss Francesco Bonura. Era quello che pensava anche un giovane padrino in ascesa, Giancarlo Romano, poi ucciso: “Noi abbiamo degli ideali dentro che non dobbiamo far morire mai”. L’idea dominante era ed è che sia arrivato, anzi tornato, il momento della “mafia buona”. Non spara per non alzare il livello di allarme sociale e non suscitare la risposta dello Stato. E intreccia relazioni con altre mafie, soprattutto la ‘ndrangheta, con l’economia e con quella “borghesia mafiosa” (medici, professionisti, consulenti) che tanto si è spesa per garantire la latitanza e gli affari di Matteo Messina Denaro. La zona di influenza del boss, la provincia di Trapani, è stata individuata come il “laboratorio economico della nuova mafia”, cosa che dava fastidio allo stesso Totò Riina: “Lui pensa sempre ai soldi e ai pali” cioè agli affari collegati all’energia rinnovabile.
L’alfabeto mafioso conferma che, accanto ai vecchi interessi come il traffico della droga e il pizzo in grande ripresa con emissari molto violenti, si vada affermando il modello della impresa a partecipazione mafiosa. Viene costituita in maniera legale da un imprenditore che sin dall’avvio dell’attività instaura rapporti di compartecipazione occulta con esponenti mafiosi.
I cambiamenti nei metodi e nelle attività operative della mafia mantiene intatta la posizione dei boss nei confronti dell’informazione, considerata un grave fattore di “disturbo”.
La linea l’aveva data Messina Denaro: “I giornalisti sono fra gli esseri più disonesti della terra”. Un altro boss aggiungeva: “Giornalisti peggio del Coronavirus”.