
AA.VV., CONTRO L’ANTISEMITISMO E LE SUE STRUMENTALIZZAZIONI (TAMU EDIZIONI, PP 283, EURO 18) Voci ebraiche e non ebraiche esplorano le relazioni storiche tra sionismo, antisemitismo e razzismo coloniale nel libro ‘Contro l’antisemitismo e le sue strumentalizzazioni’ con gli scritti di Ariella Aïsha Azoulay, Maxime Benatouil, Houria Bouteldja, Sebastian Budgen, Judith Butler, Leandros Fischer, Naomi Klein, Frédéric Lordon, Françoise Vergès, e con l’inedito – nella versione italiana – di Valentina Pisanty.
In libreria il 20 febbraio per Tamu Edizioni, il volume interroga criticamente diversi nodi come la strategia che equipara antisionismo e antisemitismo, “promossa da Israele per silenziare ogni critica alle proprie politiche”. “Da decenni adottata anche dalle forze conservatrici europee e statunitensi per colpire chi riconosce nello Stato sionista un pilastro dell’imperialismo occidentale in Medio Oriente, dopo il 7 ottobre, questa retorica si è ulteriormente radicalizzata, diventando uno strumento di censura verso qualsiasi analisi del sionismo per ciò che realmente è: non l’espressione del destino o della volontà del popolo ebraico nel mondo, bensì un progetto coloniale etno nazionalista, confessionale e di estrema destra, denunciato anche da numerose voci ebraiche che rivendicano con forza il ‘non nel mio nome'” viene sottolineato. La subalternità europea a Israele riflette, secondo gli autori, “da un lato, il peso irrisolto della colpa per il genocidio della seconda guerra mondiale e, dall’altro, funziona come una foglia di fico ipocrita dietro cui si celano interessi geopolitici ed economici”. “Questa postura – continuano gli autori – solo apparentemente filosemita, finalizzata esclusivamente a legittimare le azioni dello Stato israeliano, finisce per danneggiare tanto i movimenti anticoloniali quanto le comunità ebraiche nel mondo. Negli ultimi anni, infatti, un antisemitismo reale si è nuovamente diffuso proprio attraverso le forze reazionarie – di destra moderata o estrema – che storicamente lo hanno prodotto e che oggi lo strumentalizzano in chiave imperialista e islamofoba. Combattere davvero l’antisemitismo richiede allora un’operazione di chiarezza: tornare a distinguerlo dall’antisionismo e smettere di leggere le diverse anime della resistenza palestinese come espressioni di odio antiebraico, anziché come forme di lotta contro un’occupazione coloniale, per quanto contraddittorie e ambigue, talvolta riprovevoli, talvolta encomiabili”.