
Il mondo dell’editoria non dev’essere per forza ‘vittima’ dell’avvento dell’intelligenza artificiale.
Anzi, può sfruttarla a proprio vantaggio, persino vendendo le licenze per i libri alle aziende tech. Se n’è parlato stamattina nel corso della terza edizione del seminario internazionale dell’Associazione Italiana Editori (Aie) sull’utilizzo dell’IA nel settore.
“Usare un libro con copyright per addestrare un’IA senza consenso è un abuso, un furto – spiega all’ANSA Andrea Angiolini, delegato Innovazione di Aie -. Ma sta anche nascendo un mercato legale delle licenze, e gli editori devono imparare a dare in licensing i propri contributi nel modo migliore sia per autori che editori”, che possono sfruttare così un nuovo modello di business. “Esistono però alcune attenzioni da avere quando si negozia il licensing dei contenuti”, ossia il loro impiego per l’IA, in questo caso. “Di solito si invita a fare contratti di durata breve, perché la tecnologia cambia con una velocità straordinaria – aggiunge Angiolini -. Non esiste il ‘machine un-learning’, ovvero la possibilità di far ‘dimenticare’ alla macchina un libro una volta che è stato usato per l’addestramento e la licenza è scaduta. Bisogna riflettere sugli usi consentiti ed essere attenti alla formula tecnica”.
Oggi sono diversi i modi in cui gli editori stanno cominciando a usare l’IA. “C’è il tema delicatissimo delle traduzioni – dice Angiolini -. Un altro esempio è l’utilizzo per produrre le descrizioni alternative delle immagini che il Digital Accessibility Act impone da giugno 2025, per renderle fruibili dai non vedenti: in questo caso l’IA suggerisce le descrizioni alternative delle immagini degli eBook, ad esempio.
Ma l’IA si impiega pure in contesti commerciali e di marketing per promozioni, analisi dei dati, campagne”.
“Per noi bisogna anzitutto conoscere per poter agire senza sopravvalutare o sottovalutare l’IA – conclude il delegato Innovazione di Aie -. Non bisogna evitare di prenderla in considerazione per paura, mancanza di conoscenza o perché la si percepisce come una minaccia. Né si deve agire solo perché si può fare, in modo ‘tecnodiretto'”.