
(di Mauretta Capuano) “È orribile” la situazione americana afferma Chris Pavone, a Libri Come con il suo nuovo romanzo con elementi thriller ‘L’ultimo turno’ (Feltrinelli) che ha scalato le classifiche dei bestseller americani ed è stato selezionato dal ‘New York Times’ come uno dei migliori libri del 2025. “Mi vergogno profondamente ed è sempre più evidente che Trump non è solo una minaccia alla democrazia americana, ma a livello globale. Mi sento responsabile, in un certo modo, delle sorti orribili che affronta il mondo intero per quest’uomo malefico, terribilmente irrazionale” dice all’ANSA lo scrittore che è cresciuto a Brooklyn e ha sempe vissuto a New York.
“La maggior parte degli americani non sostiene Donald Trump, non è a favore delle sue politiche. Ma, per via del modo in cui è strutturato il nostro sistema elettorale un partito può avere il controllo e la presidenza anche senza avere il consenso della maggioranza dei cittadini” sottolinea Pavone. Ne ‘L’ultimo turno’ le profonde disuguaglianze, le paure e le tensioni sociali in una New York contemporanea che diventa un microcosmo delle contraddizioni degli Stati Uniti di oggi.
“La destra in America è molto brava ad unificarsi e la sinistra è stata pessima in questo, non riesce a mettersi d’accordo sull’1% delle questioni e ha lasciato la porta aperta affinché la destra unificata potesse esercitare il suo controllo. Credo anche che negli ultimi 25 anni sia sempre più premiante mentire e i media di destra lo hanno utilizzato. La forza morale della sinistra nel rifiutarsi di mentire è a discapito del potere” sostiene lo scrittore.
“Ho vissuto tutta la mia vita a New York. Ho letto romanzi che io definisco romanzi newyorkesi. Non sono semplicemente libri ambientati a New York, perché qualsiasi tipo di libro può esserlo. Il romanzo newyorkese riguarda tutte le tematiche a cui noi dobbiamo far fronte quotidianamente: la razza, la classe, il crimine o la criminalità, l’ambizione, il denaro. Ho sempre voluto scrivere un romanzo proprio su questo” racconta.
Lo ha fatto con L’ultimo turno che si svolge nell’arco di una giornata e di una notte, in un elegante palazzo residenziale di Manhattan dove convivono mondi distanti e al centro c’è la figura del portiere, testimone silenzioso.
“Sei anni fa mi sono trasferito in un edificio che è molto simile a quello che io descrivo nel romanzo e ho cominciato a sviluppare un rapporto con il portiere del palazzo e con alcuni vicini di casa che sono molto diversi da me. Mi sono reso conto che questo ambiente sarebbe stato un ottimo sfondo per un romanzo che fosse ambientato a New York con persone molto diverse tra loro che vengono a contatto nello stesso ambiente e spazio”.
Il condominio come un micromondo? Esattamente. Un microcosmo di tante delle questioni che stanno attanagliando l’America attualmente. I tre principali personaggi per me rappresentano tre ceti diversi. Ho cominciato a scrivere questo libro, o comunque ho cominciato a pensarci alla fine della prima amministrazione Trump e per me riguardava molto quel momento. Immaginavo che quando sarebbe stato pubblicato le cose sarebbero state ben diverse e in un certo qual modo le cose sono un po’ diverse ma in peggio, molto peggio” sottolinea Pavone, autore di sei romanzi tradotti in oltre 20 paesi tra i quali ‘Il sospetto’ (Piemme), in corso di adattamento per il cinema e la tv.