
(dell’inviata Mauretta Capuano) La gentilezza come “tecnica di combattimento per produrre il cambiamento” e la rivoluzione “con metodo non violento per andare alla ricerca di soluzioni condivise”. È questo il senso di ‘Accendere i fuochi’ (Mondadori) di Gianrico Carofiglio, un manuale trasversale, pensato per i più giovani ma per tutti, che mostra come il linguaggio sia uno dei luoghi del potere, quanto sia importante porsi le domande giuste e propone una lotta silenziosa e determinata, una ribellione che non ha divise. “Ho scritto il libro prima del referendum sulla giustizia, ma racconta quello che è successo. Le generazioni più giovani non è vero che non sono interessate alla politica e alle cause, sono disinteressate al modo in cui le praticano i partiti. C’è attivismo nel volontariato, nella lotta per l’ambiente. Si tratta di trasformare questo attivismo. Un errore gravissimo che potrebbero fare i partiti progressisti è pensare che quei ‘no’ al referendum si trasformino in voti per loro” dice all’ANSA Carofiglio che il 16 aprile, nel giorno in cui si conclude la Bologna Children’s Book Fair 2026, sarà protagonista di un incontro dedicato al suo libro. “La rivoluzione presuppone l’esistenza del conflitto, parte inevitabile delle nostre vite, ma cerca di risolverlo con metodi non violenti, con soluzioni che tengano conto dell’altro” sottolinea lo scrittore. Tra le questioni sollevate, l’importanza delle parole per mettere in moto il cambiamento. “Non voglio fare pedagogia, è insopportabile, voglio suggerire modi di guardare le cose e un modo per cambiarle è dare il nome giusto alle cose come diceva Rosa Luxemburg”. L’idea del principio di cittadinanza secondo lo scrittore “non dovrebbe essere riferita a fasce d’età, i più giovani devono essere come gli altri protagonisti del bisogno di cambiamento. C’è una frase di Allende che dice: ‘essere giovani e non essere rivoluzionari è un controsenso persino biologico’.
La allargherei dicendo che si diventa vecchi quando si smette di voler cambiare il mondo. L’idea di giovinezza è più che altro uno sguardo sul futuro” sottolinea l’autore della fortunata saga dell’avvocato Guido Guerrieri. ‘Accendere i fuochi’ vuol dire imparare a vedere anche chi non viene visto e questo ci porta al tema della visibilità e invisibilità strettamente legato ai social. “La visibilità è quella dell’umano con gli altri umani ed è una delle più grandi fonti di sofferenza, disagio e comportamenti devianti legati a questo. Una delle cose che più desiderano gli umani è essere riconosciuti, visti. Bisogna diventarne consapevoli. A volte si è invisibili agli altri e anche a se stessi. Non demonizzo i social, ma sono un sostituto di plastica, sono come un ansiolitico, ma il problema alla base non viene risolto”.
Tutto il libro è sul tema della ribellione. “Non bisogna dare niente per scontato, piccoli gesti possono mettere in moto cambiamenti colossali. Nel libro ‘L’arte della guerra’ di Sun Tzu c’è una frase: ‘la strategia è l’arte del paradosso'” spiega Carofiglio che è ottimista e ha fiducia nel futuro. “Se guardi la storia c’è una prospettiva evolutiva ed è un dovere pratico e morale. Trasferire questa idea a chi ha meno esperienza è un fatto fondamentale della pratica politica” dice.
Ad ‘Accendere i fuochi’ sarà dedicato anche l’incontro di inaugurazione dell’Arena Bookstock al Salone del Libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio. “Oggi è necessario individuare i temi che stanno a cuore alle persone. Il senso di sicurezza si costruisce attorno a un’idea di comunità solidale che è quello di cui si parla nella Costituzione” sottolinea. Tra i grandi problemi della nostra società c’è il dominio, la cultura del patriarcato a cui è dedicato il capitolo ‘Cosa vuol dire essere maschi’. “La stragrande maggioranza dei reati violenti è commessa da uomini a seguito di un modello culturale negativo. Siamo tutti intrappolati da questo schema”. In questa logica rientra anche il “potere dell’errore”: “questa cultura in negativo della performance, la negazione del fallimento è una premessa per tanti disastri. La democrazia ama gli errori reversibili, non ama le decisioni irreversibili. Bisogna muoversi con coraggio e circospezione”.
Per il futuro l’idea è quella di “creare una casa migliore per tutti quanti. È necessario interpretare il bisogno del cambiamento senza cristallizzarlo in slogan e in pratiche di partito che in tanti sentono lontane dai loro bisogni e aspirazioni”, dice Carofiglio che sta scrivendo “un romanzo nuovo entro l’anno. È un libro diverso dagli altri”.