
Leggendo alcune sue poesie alla ventesima edizione di ‘Ritratti di poesia’, promossa e organizzata dalla Fondazione Roma e svolta oggi all’Auditorium Conciliazione di Roma, il cardinale portoghese, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, José Tolentino di Mendoca ha sottolineato che alla luce dei conflitti in corso la poesia è un ‘esercizio di dissidenza’ e anche ‘una forma di guerriglia urbana’ indispensabile per fare esplodere luoghi comuni e preconcetti così da ‘disarmare le parole’. “Penso sia un dovere in questo periodo interrogarsi, superare i discorsi molto addomesticati fatti da altri” ha detto Tolentino.
“In un momento come questo, la poesia può aiutare alla pace e a coltivare un sentimento di pace, – ha detto il cardinale. – Noi siamo eredi di Dante, certamente, ma anche di Walt Whitman e di Rumi e di poeti di tutte le lingue perché il canone è universale. la poesia è un nuovo nome della pace e ci obbliga a ‘disarmare le parole’, come dice tante volte Papa Leone XIV. C’è una corsa al disarmo che si vive nella poesia dei poeti di tutte le nazioni”. “Un poeta sa che il visibile non è tutto, che quello che vediamo è solo una parte della realtà percepita dai sensi ma c’è molto altro. Se pensiamo che gli animali ascoltano rumori e dimensioni che invece noi non percepiamo ci rendiamo conto di quanto non possiamo pretendere di sostenere il ‘definitivo’, – ha precisato. – La poesia è un grande esercizio di dissidenza.
Quello che dico è il tutto o una parte? E’ un contributo che gli altri completeranno. In modo un po’ ironico sostengo che la poesia sia una forma di guerriglia urbana perché è fatta per esplodere quei luoghi comuni, automatismi, perché in molte cose avanziamo senza nemmeno pensare divenendo imitatori di modelli altrui mentre la singolarità e l’autenticità con noi stessi sfugge. Oggi viviamo immersi in una società molto polarizzata, dove ci manca quella sana curiosità verso gli altri, verso le altre culture anche distanti, ignoriamo le tradizioni proprie di altre comunità, di altre nazioni e le altre lingue per esprimersi. Allora penso sia divenuto un dovere in questo periodo interrogarsi, andare oltre i discorsi molto addomesticati, penso sia un dovere”.
“Il poeta è un essere ferito da una nostalgia, da un’inquietudine e accetta questa ferita come possibilità che diventa fertile, anche se sofferta. La poesia esiste per rendere la vita più difficile, ovvero più all’altezza delle domande e delle esigenze che l’essere umano ha nel proprio cuore – ha sottolineato José Tolentino di Mendoca. – La poesia e le parole sono una risorsa per descrivere e ricercare, per intraprendere nuovi cammini. Io stesso, che sono un prete e un poeta intraprendo un cammino, non so di più di Dio, il mistero resta un mistero. Dio non è una risposta facile”.